Il Sole 24 Ore
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4 settembre 2011

Campiello a sorpresa, vince Andrea Molesini

di Stefano Salis


Piglia tutto la Sicilia, ma vince finalmente anche Venezia, alla 49ª edizione del Premio Campiello Confindustria Veneto. Vince il Supercampiello, infatti, il veneziano Andrea Molesini con 102 voti con il romanzo Non tutti i bastardi sono di Vienna, pubblicato dalla palermitana Sellerio. Vince il Campiello Opera Prima, Viola Di Grado, giovane (23 anni) scrittrice catanese (cresciuta a pane e letteratura; padre italianista, Antonio Di Grado, madre scrittrice, Elvira Seminara) all'esordio con Settanta acrilico, trenta lana (e/o).

Trionfa Andrea Camilleri, emblema di sicilianità, nel Premio Fondazione Campiello, sorta di riconoscimento alla carriera e certamente il premio più importante mai vinto dal creatore di Montalbano che, dall'alto delle sue 13 milioni di copie vendute in tutto il mondo, troneggia sulle lettere italiane. Per lui una standing ovation riconoscente che suona anche di auguri per i suoi prossimi 87 anni (dopodomani), cui ci uniamo.
La serata finale è stata un appassionante testa a testa tra due romanzi, che fin dall'inizio hanno preso il largo: quello di Molesini e quello di Federica Manzon, Di fama e di sventura (Mondadori). Ai 200 voti scrutinati, l'allungo di Molesini è stato decisivo. Alla fine, Molesini ha ottenuto 102 voti, staccando decisamente Manzon (80) e gli altri tre finalisti, mai entrati in gara. Terzo Ernesto Ferrero con Disegnare il vento (Einaudi) che era il favorito della vigilia e certamente l'autore più blasonato della compagnia (e ripetiamo: nuoce alla migliore conoscenza e studio dello scrittore l'esposizione pubblica di uomo dell'editoria; è lacuna da rimediare) con 39 voti. Maria Pia Ammirati con Io sono qui (Cairo) e Giuseppe Lupo con L'ultima sposa di Palmira (Marsilio) chiudono con 35 e 29 voti.

La vittoria di Molesini è stata nitida e premia uno scrittore molto attivo nel campo della letteratura per ragazzi ma all'esordio come romanziere. Forse non è una coincidenza che anche la Manzon sia all'esordio, con il suo libro. È piaciuta ai trecento lettori della giuria popolare – tra i nomi noti: Sergio Chiamparino, lo stilista Antonio Marras e il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani – probabilmente la narrazione di forte timbro emotivo di due romanzi-romanzi saldamente ancorati nella tradizione che attingono ampiamente anche al mélo.
Con Molesini la Sellerio torna a vincere il Campiello a 30 anni esatti dall'affermazione di Gesualdo Bufalino con La diceria dell'untore, esordiente scovato allora dalla compianta Elvira, cui Molesini ha dedicato prontamente il premio. Gli esordienti portano dunque bene a Sellerio, e sigla davvero, questa vittoria, più di tanti altri segni, un sigillo di continuità forte tra Elvira e il figlio Antonio – commosso alla fine della cerimonia – che oggi guida sicuro l'editrice.

Significativa anche l'altra dedica di Molesini: ai librai e ai bibliotecari, «che in questo momento di difficoltà hanno bisogno di sostegno».
Il romanzo di Molesini riunisce le classiche unità di luogo, tempo, azione. Ambientato nel 1917 copre un intero anno di guerra, con una prospettiva particolare. Un dopo-Caporetto di una famiglia «invasa a casa propria», isolata in una villa veneta. Ma non è solo romanzo di, pur ottima, ricostruzione storica. Molesini è bravo nel tinteggiare personaggi, anche minori, e di guardare le loro storie come di traverso, con una lingua pulita e avvincente. «Vivere in una casa invasa – spiega Molesini – è una metafora della nostra condizione occidentale all'alba del terzo millennio. Il ruolo di ospite in casa propria è quello di ciascuno di noi, ora, qui».

Non è stata solo una serata di letteratura, quella consumata ieri al Teatro La Fenice di Venezia e condotta (con qualche sfilacciatura iniziale) da Bruno Vespa e Serena Autieri, con gli interventi musicali dell'eccentrico Raphael Gualazzi. Molto si è discusso di politica. E se nell'applausometro della serata il presidente di Confindustria Vicenza, Roberto Zuccato, ha fatto schizzare in alto l'indice parlando di rispetto delle regole, la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha chiuso con un intervento accorato: «Gli industriali investono in cultura. Noi continuiamo a sostenere il Paese, non ci rassegniamo, ma pretendiamo serietà. Che la politica smetta di litigare, di guardare ai propri interessi e ci porti fuori da questa situazione, con scelte anche impopolari. Siamo anche disposti ai sacrifici, ma ci vuole serietà e la volontà di rispettare questo Paese».
Ultime righe per Mattia Conti, 22 anni, di Molteno (Lecco), vincitore del Campiello Giovani 2011, con il racconto «Pelle di legno», un piccolo romanzo di formazione brianzolo. A lui il testimone di un premio che investe sui giovani, sul futuro, sul talento. Appunto. Chissà che qualcuno, magari, non ne tragga ispirazione.


4 settembre 2011