Il Sole 24 Ore
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Almeno due buone ragioni per crescere


Gentile Galimberti, anche se non sono più "junior", leggo sempre con molto interesse la sua rubrica e mi rivolgo a lei per un dubbio che mi assilla da anni. «L'Italia, e in grande misura l'intera Europa, deve oggi fronteggiare una sfida non semplice: quella di ritrovare la via della crescita». Così scrive Pier Luigi Sacco sulla prima pagina del Domenicale del 4 marzo. Non mi è chiaro del perché si debba per forza trovare "la via della crescita". Anzi, è proprio il concetto di "crescita" che non mi è per nulla chiaro. Perché dobbiamo crescere e che cosa, nello specifico, deve crescere? E quanto deve crescere? E nell'ipotesi che possa crescere questo qualcosa che non so con precisione cos'è, può crescere indefinitamente oppure ci sarà un limite fisiologico alla sua crescita, al di là del quale lo stesso concetto di crescita perde significato (per esempio, una volta raggiunto il Polo Nord, il concetto di "Nord" cessa di esistere)? E se quella che deve crescere è in realtà la nostra ricchezza, quanto ricchi dobbiamo diventare visto che comunque nessuno di noi riesce a mangiare più di un maiale al giorno? E il concetto di "redistribuzione della ricchezza" è davvero tanto sgradevole? Ed è proprio indispensabile misurare la "qualità della vita" con la "quantità di ricchezza", oppure ci sono altre grandezze che possono essere prese in cosiderazione come unità di misura? Cordiali saluti
Dario Tomasella
Caro Tomasella, la ringrazio per la sua domanda: è importante e tutti dobbiamo porcela. Cosa si può rispondere? Cominciamo con definire cosa vuol dire "crescita" nel linguaggio dell'economia. Vuol dire benessere nella sua dimensione materiale: beni e servizi goduti, risorse impiegate sia per consumo che per investimento...con due precisazioni. Primo, fanno parte dei beni e servizi a disposizione del Paese sia quelli privati che quelli pubblici (strade, ponti, scuole, musei, difesa...). Secondo, la crescita, come oggi (giustamente) si dice deve essere "sostenibile": attenta alle esigenze dell'ambiente minimizzando inquinamento, congestione, rumori, e allo stesso tempo tenendo conto del fatto che quel che c'è nelle viscere del pianeta non è inesauribile (per esempio, il petrolio un giorno finirà e per questo dobbiamo spingere sulle energie rinnovabili.
Trovare "la via della crescita" quindi vuol dire avere a disposizione una maggiore quantità di risorse. È un bene o un male? È certamente vero, come dice il lettore Tomasella, che nessuno di noi «riesce a mangiare più di un maiale al giorno» (a parte Obelix, che comunque preferiva i cinghiali). Ed è anche vero che, come aggiunge Tomasella, se uno si dà per obiettivo la crescita come se si trattasse di arrivare al Polo Nord, una volta arrivati al Polo Nord che cosa si fa poi?
Però l'esperienza e la storia ci dicono che i bisogni umani sono praticamente infiniti. Non si può mangiare più di tanto, è vero, ma non si vive di solo pane. Non si possono avere più di tanti elettrodomestici, ma si possono desiderare e godere tante altre cose: servizi per la persona e per la casa, viaggi, divertimenti, consumi culturali, cure mediche, per non parlare degli sterminati bisogni pubblici per infrastrutture, istruzione, sanità...
Di solito, la crescita si misura con un segno stenografico della statistica che si chiama Pil, Prodotto interno lordo. Abbiamo già parlato del Pil e del perché questa grandezza non dia appieno conto del "benessere" rettamente inteso. Già da tempo al Pil sono stati affiancati altri indicatori, dall'Indice di sviluppo umano (Human Development Index), elaborato dalle Nazioni Unite alla Felicità Interna lorda, in uso in un piccolo regno himalayano, il Bhutan (vedi il Sole Junior dell'8 gennaio). E in molti istituti statistici, a cominciare dall'Istat, ferve un lavoro di costruzione di indicatori più complessi del Pil per valutare il "benessere delle nazioni". Ma non bisogna disprezzare troppo il Pil, anche se questo si limita al benessere materiale. Sono stato recentemente in India e ho visto scene di abietta povertà che fanno riflettere: chi vive in capatecchie fangose vuole prima di tutto avere una casa decente, qualcosa da mangiare per rimpolpare il corpo scheletrico, un'istruzione per la speranza di una vita migliore... Sarebbe ozioso chiedere a questa gente qual è lo scopo della crescita. Primum vivere, deinde philosophari...
C'è un'altra ragione per la crescita. Come abbiamo già osservato lo scopo ultimo di un sistema economico è quello di dare lavoro a chiunque voglia lavorare: un'occupazione non è solo guadagno, ma soprattutto dignità e indipendenza. Ora, per dare un'occupazione c'è bisogno della crescita. Perché, anche se la popolazione rimanesse stabile, la produttività aumenta. Cosa vuol dire? Vuol dire che il progresso tecnico (ed è impossibile fermarlo!) continua a escogitare nuove maniere di produrre di più con meno ore di lavoro. Se la produttività aumenta del 2% (mettiamo) e le braccia che lavorano rimangono le stesse di prima, il prodotto - cioè il benessere materiale - aumenterà del 2 per cento. Ma se invece noi ci poniamo l'obiettivo della "crescita zero" il fatto che la produttività aumenti del 2% vuol dire che quel prodotto, uguale a quello dell'anno precedente, potrà essere sfornato col 2% in meno di occupazione.
Insomma, crescita zero più produttività che cresce (ripeto, non si può fermare il progresso tecnico) vuol dire disoccupazione crescente: vuol dire che le nuove leve che arrivano sul mercato del lavoro o gli immigrati non potranno trovare lavoro. Per questo è importante "ritrovare le vie della crescita". Se chi si interroga sulla crescita si preoccupa, come il lettore Tomasella, dei valori - morali, civici, sociali - che sembrano mancare in chi pensa solo al benessere materiale, ha pienamente ragione. La ricchezza delle nazioni è determinata anche e forse soprattutto da fattori extra-economici: la qualità delle istituzioni, l'equità nella distribuzione dei redditi, un sistema sano di incentivi che premi il merito e non le "raccomandazioni". L'economia, l'abbiamo detto molte volte, è un "scienza dell'uomo". E l'uomo è molto di più dell'homo oeconomicus.
fabrizio@bigpond.net.au

NEL LINGUAGGIO DELL'ECONOMIA "CRESCITA" VUOL DIRE BENESSERE MATERIALE, BENI E SERVIZI GODUTI, RISORSE IMPIEGATE SIA PER CONSUMO SIA PER INVESTIMENTO
MA LA VERA RICCHEZZA È SEMPRE PIÙ BASATA SU FATTORI COME LA TUTELA AMBIENTALE, L'ISTRUZIONE, LE ISTITUZIONI DI QUALITÀ E I REDDITI EQUAMENTE DISTRIBUITI
SENZA DIMENTICARE CHE LO SCOPO ULTIMO DELLA CRESCITA ECONOMICA È OFFRIRE LAVORO: UN LAVORO NON È SOLO GUADAGNO, MA SOPRATTUTTO DIGNITÀ E INDIPENDENZA