Il Sole 24 Ore
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26 agosto 2012

Il Pil non fa vincere medaglie



La domenica 1° luglio, parlando di sport e dintorni, ci eravamo lasciati con la promessa di tornare sull'argomento dopo le Olimpiadi di Londra. Il nocciolo del discorso riguardava le relazioni fra sport, economia e demografia. Può darsi che, come ha detto Beppe Grillo, le Olimpiadi siano il trionfo del nazionalismo, ma la verità è più complessa. C'è il medagliere, è vero, e molti, anche se non lo confessano, guardano al medagliere per vedere chi è arrivato primo o ultimo nella "gara fra le nazioni".

Ma le Olimpiadi sono anche un grande esempio di incontro fra popoli, nella pace e nella festa. Lo sport, lo abbiamo già detto, serve a incanalare gli istinti bellicosi, così da evitare gli scontri cruenti fra guerrieri e diluirli negli scontri incruenti fra atleti.

Ciò detto, rimane una domanda interessante. Questi "scontri", se vogliamo chiamarli così, che relazione hanno con l'economia? Se una nazione conquista più medaglie di un'altra è perché sono più "bravi" o perché sono più ricchi, o perché sono più popolosi?

Guardiamo alla classifica n.1. Qui abbiamo rielaborato il solito medagliere, che riporta la graduatoria secondo il numero delle medaglie d'oro vinte o secondo il numero complessivo delle medaglie. Abbiamo deciso di "pesare" le medaglie, attribuendo il valore di 5 all'oro, di 3 all'argento e di 1 al bronzo. E il risultato è la classifica n.1. Abbiamo posto in risalto le prime 10: come vedete, l'Italia, che nella graduatoria per medaglie d'oro dovrebbe essere all'8° posto, scende al decimo perché ha preso meno medaglie d'argento e di bronzo rispetto ad Australia e Giappone. Fin qui, tutto normale. Le cose diventano interessanti quando introduciamo, accanto ai muscoli degli atleti, i muscoli economici e demografici.

Un Paese prende più medaglie perché è più ricco? Un Paese ricco può dedicare più risorse a stadi, piscine, centri di allenamento, vivai per futuri talenti e così via. Le scuole possono avere migliori attrezzature sportive, le università anche... E poi c'è la popolazione. Il ragionamento è questo: atleti si diventa ma anche si nasce. Ci sono delle qualità innate che sono rare. Voi siete nati dopo Fausto Coppi, ma io (che pure tifavo per Bartali) ricordo che Fausto Coppi - un grande campione del ciclismo - aveva un cuore i cui battiti si mantenevano bassi, non acceleravano neanche sotto sforzo. Allora, maggiore è la popolazione, maggiori sono le probabilità di scovare talenti rari.

Per controllare se la ricchezza di un Paese e il numero degli abitanti influenzano la performance olimpica abbiamo stilato due altre classifiche. Queste aggiornano analoghe classifiche già pubblicate il 12 agosto, prima della chiusura dei giochi e del numero definitivo delle medaglie. E, rispetto a quelle classifiche, introducono anche alcune varianti di metodo. La prima graduatoria riguarda il benessere economico, approssimato dal Pil (Prodotto interno lordo - abbiamo parlato del Pil la domenica 8 gennaio). Abbiamo diviso il punteggio delle medaglie per il Pil del Paese, ottenendo così una classifica delle "medaglie per unità di Pil". Per meglio approssimare il reddito vero di un Paese abbiamo usato il Pil "a parità di potere d'acquisto": un concetto (ne abbiamo parlato sempre l'8 gennaio) che tiene conto del fatto che i prezzi sono diversi da Paese a Paese e, se un reddito del Paese X, tradotto in euro, appare basso, il suo potere d'acquisto è più alto di quel che sembra se i prezzi sono anch'essi più bassi che da noi.

Per la demografia, abbiamo semplicemente diviso il punteggio delle medaglie per il numero di abitanti, ottenendo così una misura delle "medaglie per abitante".

Ebbene, cosa ci dicono queste due altre classifiche? Ci dicono essenzialmente che i muscoli economici e quelli demografici non bastano a spiegare i successi sportivi. Nessuno dei primi dieci Paesi della prima classifica compare nella seconda e nella terza. Se volete andare a cercare, fra gli 85 Paesi che hanno vinto medaglie, che fine hanno fatto i "magnifici 10", cercate pure: abbiamo messo i loro nomi in grassetto per facilitare la ricerca. Il primo dei magnifici 10 figura al 31° posto nella classifica per unità di Pil (Australia) e al 12° posto nella classifica per abitante (ancora l'Australia).

Allora, chi c'è ai primi posti? C'è il trionfo del "piccolo è bello". Fra i Paesi che occupano i primi dieci posti nella classifica delle medaglie per abitante nessuno ha più di 10 milioni di abitanti. L'isoletta di Grenada, che occupa il primo posto sia nella classifica medaglie/Pil che in quella popolazione /Pil, ha solo poco più di 100mila abitanti. E nella classifica medaglie/Pil i due Paesi col Pil più grosso (Cuba e Nuova Zelanda) hanno un reddito che è solo il 6% del Pil italiano.

Come si spiegano questi risultati? Non può essere solo la casualità. In parte si spiega col "fattore Avis". L'Avis è una compagnia di noleggio auto che è la seconda al mondo dopo la Hertz. E il suo motto è: "Ci sforziamo di più" (cioè a dire, proprio perchè non siamo il n. 1, "We try harder"). Vale anche per le nazioni: siamo il numero, mettiamo, 127, e quindi ci sforziamo di più. Vogliamo essere riconosciuti almeno nello sport... La seconda spiegazione sta in fattori culturali: vedi la Nuova Zelanda dove, come in Australia, lo sport (quello attivo, non quello da spettatori) è una passione nazionale. In parte ancora, è una questione di panem et circenses, come abbiamo spiegato nel Sole Junior del 1° luglio. Quando un regime non riesce a dare il panem (vedi il caso di Cuba e della Corea del Nord) spinge sui giochi, sui circenses, per dare orgoglio al popolo.

Da ultimo, guardiamo alla tabellina sui continenti. Qui la vecchia Europa fa bella figura, seconda alle spalle dell'Oceania (al primo posto grazie alla solita Australia+Nuova Zelanda). Gli Usa (+Canada) non fanno bella figura: sono all'ultimo posto nella classifica medaglie/Pil, "grazie" al loro altissimo Pil.

fabrizio@bigpond.net.au


26 agosto 2012