Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 04 agosto 2013 alle ore 08:43.

My24

«Grillo è un attore. Ha talento per la scena come per la vita»: da questo assunto parte Dario Fo per spiegare il "gran botto" del Movimento 5 Stelle, sull'onda lunga dello tsunami provocato dal suo leader. Non si tratta di un'apologia del collega comico, alla ribalta ormai del palcoscenico politico, quanto di una riflessione sulle sorti dell'Italia dei funamboli, in bilico tra restaurazione a larghe intese e rivoluzione di onorevoli cittadini. A un anno dal felice Paese dei misteri buffi, il Premio Nobel torna ad affabulare la cronaca di giornata, insieme a Giuseppina Manin e con consueta ironia e piglio farsesco, dalle ultime elezioni di febbraio alle espulsioni di Giovanni Favia e Federica Salsi, dai "Caballeros inciuciosi", Berlusconi, Bersani, Monti, alla rielezione a Presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano.
Un clown vi seppellirà ammicca, sin dal titolo, al movimento sessantottino, il cui celebre slogan teorizzava appunto il potere della risata, peraltro già preconizzato da Hegel: il paragone con il 5 Stelle suona però azzardato, benché la massa critica dei grillini sia ambientalista, anticonsumista e riempia le piazze, reali o virtuali che siano. La scettica coautrice incalza Fo: di Grillo «non sopporto quella tracotanza con cui è solito fare di tutta l'erba un fascio. Così che ogni politico è uguale all'altro, tutti arraffoni indegni, vampiri succhiadenaro». Anche il Nobel è allergico ai "linciaggi a tormentone", eppure riconosce al neonato non-partito una carica rivoluzionaria e un'energia contagiosa, in grado di travolgere e rigenerare lo stantio sistema politico italiano. Come diceva Mao, «grande la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente».
Seguendo la logica dell'autore, se la politica è un teatrino potrà essere rifondata solo da un capocomico, uno zanni, un fool (Grillo), non da un semplice guitto (Berlusconi), un intrattenitore da oratorio (Bersani), un abile oratore (Renzi). Fo manda tutta la vecchia classe dirigente a scuola di recitazione; lui stesso, se «uno Spirito Santo burlone lo avesse eletto Presidente della Repubblica», avrebbe, per prima cosa, tenuto «una lezione sul comico e sulla dignità del riso. Ovviamente in Parlamento».
Stando al casting di Fo, il miglior politico su piazza è dunque Beppe Grillo: «Esce da quella scuola dei Misteri Medievali che gioca con il paradosso e l'assurdo. Un visionario surrealista la cui fantasia e le cui battute hanno avuto il merito di svegliare il Paese dormiente». In questo gli è stato maestro, più che Roberto Casaleggio, Coluche, il comico francese che nel 1981 decise di candidarsi alle elezioni "pestilenziali", come lui chiamava le presidenziali. Pubblicò il suo manifesto politico sul giornale satirico Charlie Hebdo, al cui confronto le battute di Grillo suonano puerili: «Mi appello agli sfaccendati, agli zozzoni, ai drogati, agli alcolizzati, ai froci, alle donne, ai parassiti… a tutti quelli che non credono più nei politici, affinché votino per me. Tutti insieme per fotterli in culo con Coluche, il solo candidato che non ha motivo di mentire». Ma sulla veridicità del teatrante un altro avrebbe eccepito: «Se fossimo onesti/ non potremmo far altro/ che suicidarci/ Ma poiché fino a oggi e almeno per ora non ci siamo suicidati/ ritentiamo sempre con il teatro/ anche se è la cosa più assurda/ e bugiarda».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Dario Fo, Giuseppina Manin,
Un clown vi seppellirà, Guanda, Milano, pagg. 114, € 12,50

Ultimi di sezione

Shopping24

Dai nostri archivi