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Questo articolo è stato pubblicato il 18 giugno 2014 alle ore 19:37.
L'ultima modifica è del 08 settembre 2014 alle ore 14:09.
Consola che all'estero la preparazione dei laureati italiani in materie scientifiche è considerata «altissima, almeno prima della riforma del tre più due» dice Vidotto «ci aiuta la nostra formazione umanistica» banalmente «anche il fatto di aver studiato filosofia al liceo». All'Italia manca altro: non considerare la scienza Cenerentola, ma pensare che sia cultura quanto e come le lettere. Soprattutto c'è il rischio quasi la certezza, dice il professore Bianchi, che per tutti gli stranoti motivi - i vecchi vizi dell'università italiana e la nuova serissima mancanza di risorse - si salterà una generazione di professori. Quelli che andranno in pensione non saranno sostituiti come in passato, e se è vero che il sapere si trasmette da maestro ad allievo, molte informazioni si perderanno. Come asset per attrarre cervelli restano posti come il lago di Como, il professor Eyo Ita del Maryland e il pluripremiato Connes sono d'accordo: la bellezza aiuta la scienza, non v'è dubbio che in posti così si pensa meglio.
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