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Questo articolo è stato pubblicato il 24 agosto 2014 alle ore 08:14.

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Con We Love Arabs del coreografo-ballerino Hillel Kogan, «Civitanova Danza n. 21» ha davvero colto «l'attimo fuggente». In un momento tragico per il conflitto israelo-palestinese, ha proposto una pièce pacifista e persino ironica. Sulla scena del Teatro Cecchetti si muovono due potenziali rivali. All'inizio chi detta legge è l'allampanato israeliano Kogan, spiegando a parole e mostrando come il suo movimento non possa che penetrare uno spazio «solo suo», entro il quale il suo corpo aderisca «senza essere rigettato». Peccato che in un duetto anche l'aria debba essere condivisa... All'entrata dell'arabo, Kogan procede subito nei distinguo. Disegna una stella di Davide sulla sua maglietta e, non trovando altre parole, «una brioche», sulla fronte del compagno (la mezzaluna di molte bandiere islamiche). Chiede poi al suo partner, piccolo e scuro di carnagione, di danzare «la propria carta d'identità», e questi, tra un passo e l'altro, rivela di essere Abi Boutrous: sì arabo, ma cristiano. Nuovo sconcerto per Kogan quando invita il partner a danzare come vuole e sa, e questi evita danze del ventre o folk... Caduti poco alla volta tutti gli steccati, – quell'arabo scuro abita (pure!) a Tel Aviv –, non resta all'israeliano che vantarsi di un cibo, a suo dire, nazionale: l'hummus. Ma anche il pastone di ceci, offerto persino al pubblico, è notoriamente arabo... L'ultima parte del duetto è un'onirica danza di fratellanza: un corpo a corpo rotolante a terra, fatto di abbracci fraterni e reciproco sostegno.
In We Love Arabs etica e speranza surclassano la danza nutrita di parole, e vengono elargite con premiabile nonchalance. Magari succedesse anche all'energico Forgot to Love, allestito dai coreografi olandesi Uri Ivgi e Johan Greben per il russo Provincial Dances Theatre di Ekaterinburg. Il pezzo (nel più ampio Teatro Rossini) offre qualche splendido duetto sotto una luce abbacinante, ma poi sempre si acquieta in una lunga e monocorde tiritera di prese e abbandoni, in cui poveri panni infeltriti, dapprima appesi e alla fine stesi a terra, indicano una sofferenza sociale incapace di trattenere passioni individuali.
Infine, ecco nella deliziosa bomboniera dell'«Annibal Caro» una prima prova di R_Esistere. La coreografia, per cinque interpreti stranieri, di Giulio D'Anna debutterà in Olanda. Ma già s'intravvede interesse nell'uso dello spazio, nei movimenti a gambe larghe di una forza quasi brutale. Il marchigiano di talento D'Anna, scoperto in loco, sarà ospite dell'incipiente festival «Romaeuropa» con 00000000, uno dei suoi cavali di battaglia, passato in consegna al gruppo milanese Fattoria Vittadini. Ancora una volta «Civitanova Danza», grazie alla sagacia di Gilberto Santini, il suo direttore, si estenderà oltre i confini regionali: lanciare proposte inedite poi raccolte altrove, è la sua missione. Alziamo i calici e prosit.
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We Love Arabs, Hillel Kogan
Forgot Love, Ivgi & Greben
R_Esistere, Giulio D'Anna
«Romaeuropa» con 00000000,
8 novembre

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