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Questo articolo è stato pubblicato il 31 ottobre 2014 alle ore 13:35.

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Dal Venezuela arriva uno dei film più intensi dell'autunno in sala: «Pelo malo», opera terza di Mariana Rondón, è una delle più belle sorprese della stagione.
In uscita questo weekend, anche il discreto «Ritorno a l'Avana» di Laurent Cantet, il deludente «Una folle passione» di Susanne Bier e il pessimo «Dracula Untold» di Gary Shore.

Vincitore della Concha de Oro al Festival di San Sebastián 2013, «Pelo malo» ha per protagonista il piccolo Junior, bambino di nove anni ossessionato dai suoi capelli ricci che tenta di lisciare con i metodi più ingegnosi. Vuole apparire simile a un cantante pop per la foto dell'annuario della scuola, ma sua madre ha idee ben diverse.

Emozionante e originale, «Pelo malo» è capace di toccare diversi argomenti importanti in soli 90 minuti di durata: dall'identità sessuale alla necessità di apparire diversi da come si è, fino a una riflessione sulla difficile esistenza nella Caracas contemporanea.

La regia riesce a dosare i tanti ingredienti a disposizione costruendo una pellicola ricca di spunti d'interesse e contrassegnata da un ottimo ritmo. A volte si evince una certa superficialità di scrittura, ma il tutto rimane ben equilibrato e il film non cade mai nelle tante trappole che incontra sul suo percorso.
Il giovanissimo attore Samuel Lange Zambrano è il vero valore aggiunto dell'intera operazione.

Convince a metà «Ritorno a l'Avana» di Laurent Cantet. Il regista francese (Palma d'Oro a Cannes nel 2008 con «La classe») racconta poche ore della vita di un gruppo di amici: uno di loro è tornato a Cuba dopo 16 anni. I festeggiamenti saranno un modo per riflettere sul loro passato, e su quello dell'isola.

Premiato alle Giornate degli Autori dell'ultima Mostra di Venezia, «Ritorno a l'Avana» è una descrizione delle speranze di ieri e delle disillusioni di oggi del popolo cubano.
Una pellicola dal sapore politico ed esistenziale, che alterna dialoghi pregnanti ad altri decisamente meno significativi, solida ma non sempre coinvolgente.

Delude, invece, «Una folle passione» di Susanne Bier, con Jennifer Lawrence e Bradley Cooper. I due interpretano una coppia di neosposi, innamorati e felici, pronti a costruirsi un grande avvenire nel North Carolina degli anni Venti del secolo scorso.
Quando la donna scopre il passato segreto del marito, il loro castello di carte inizierà a sgretolarsi.

Tratto dall'omonimo romanzo di Ron Rash, «Una folle passione» è un tipico polpettone melò, poco digeribile e ancor meno affascinante.
La regista danese, dopo i bassi risultati di «Love Is All You Need» (2012), continua a raccontare vicende allo stesso tempo zuccherose e drammatiche, rischiando spesso di scadere nel ridicolo involontario.

Jennifer Lawrence e Bradley Cooper, mai intensi, non riescono ad alzare il livello complessivo della pellicola.
Infine, menzione negativa anche per «Dracula Untold» di Gary Shore.
La storia del celebre conte vampiro, prima della sua trasformazione in una creatura della notte, è suggestiva soltanto sulla carta.

Il film non riesce mai a restituire il fascino del personaggio di partenza e prosegue, senza regalare alcun brivido, per tutta la sua durata. Il protagonista Luke Evans s'impegna ma risulta ugualmente fuori parte.

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