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Questo articolo è stato pubblicato il 22 dicembre 2014 alle ore 07:27.

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Togliete agli italiani i bordelli e il servizio militare e non avranno più ricordi, ammoniva lungimirante Flaiano. Benvenuti dunque nel Paese senza memoria. Se l'ultimo scaglione cui è toccata in sorte la naja ha giurato nel gennaio 2005, era la mezzanotte del 20 settembre 1958 quando gli ultimi affezionati clienti uscivano da un portone sospirando verso la casa dalle finestre chiuse alle loro spalle: «Addio Marilù! Addio Zaira e Luana! Addio per sempre, mie care!». Con la serrata dei casini sprofondava uno dei pilastri su cui si reggeva la sacra triade Patria, Fede e Famiglia, luogo in cui mariti affettuosi, cattolici devoti e militari in servizio si davano appuntamento per riscoprirsi all'improvviso maschi italiani. La Merlin risolveva un problema – ammesso che lo fosse – e ne creava altri. Da allora gli italiani si sono arrangiati.

Hanno elemosinato l'amore dentro auto dai finestrini appannati, in piccole roulotte ai margini di campi incolti, in parcheggi male illuminati, in centri massaggi di nuova (e vecchia) apertura, in sordidi motel dove concierge mezzi addormentati davanti alla tv si dimenticavano di chiedere i documenti ma non i soldi. Compatrioti puttanieri, va bene, siete stati eroici, ma non ne avete abbastanza di squallide stanze di appartamenti senza portiere? Non siete stanchi di attendere in camera con un dizionario tascabile di russo una signorina in impermeabile e valigetta che attraversa rapida la moquette di una hall d'albergo? Non vi disgusta portare i vostri figli a giocare su tappeti di kleenex e preservativi ai giardinetti? Non vi indigna vedere in tv gli occhi pixellati dell'ennesima ragazza picchiata e schiavizzata dal suo pappone? Non siete stufi di rischiare la pelle perché l'auto che vi precede inchioda all'improvviso? Nell'Europa incompiuta del fiscal compact e del cetriolo millimetrato, dopo il mezzo fallimento della moneta unica, invece di sfasciarla del tutto, perché non andare davvero verso l'unificazione? E non sto parlando di un esercito comune o della sacrosanta aliquota unica.

La mia modesta proposta per rilanciare l'Italia è sovranazionale: un rivoluzionario Schengen della copula, dove le persone si spostano, lavorano e si accoppiano come e meglio credono. Libera circolazione degli uomini e delle merci (che hanno in vendita). Basta con lo strapotere teutonico anche in materia di sesso, per gli italiani in cerca d'amore a pagamento è giunto il tempo di non accettare più ciabatte e accappatoio da una signora con le unghie laccate e l'accento della Carinzia! Perché ridursi a varcare il confine svizzero come un volgare spallone nascondendo un'imbarazzante erezione ai doganieri? È ora di finirla con questa mortificante condizione. Sogno un'Italia in cui i bordelli sono aperti notte e giorno, la Salaria è scorrevole e nessuno accosta all'ultimo momento davanti a Sky senza mettere la freccia. E nessuno prende più malattie e le ragazze non sono picchiate o minacciate, ma guadagnano il loro stipendio e pagano le tasse e poi magari smettono e aprono un estetista a Monterotondo. E se femministe e benpensanti troveranno la riapertura dei casini del tutto inaccettabile, vorrei ricordare loro che in Paesi molto più civili del nostro, gli stessi in cui esseri umani di ogni genere e orientamento sessuale si possono amare e sposare liberamente (vivaddio!), tutto ciò non desta scalpore. Perché se esiste il diritto di prostituirsi esiste anche il diritto di andare con le prostitute. E se anche ce ne fosse una e una soltanto, donna, uomo o trans, che lo fa per scelta, lasciamoglielo fare. Di certo non gli mancherà il lavoro.

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