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Puro distillato di classici

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Puro distillato di classici

  • –Remo Bodei

Sossio Giametta è un personaggio notevole, rimasto rispetto ai suoi meriti relativamente ai margini del panorama filosofico italiano (forse perché dal 1965 vive a Bruxelles). E, questo, malgrado abbia scritto su alcuni quotidiani nazionali, abbia tradotto e commentato con grande maestria e competenza classici fondamentali del pensiero filosofico: Spinoza, Goethe, Schopenhauer, Freud e Nietzsche (con Giorgio Colli e Mazzino Montinari ha partecipato alla grande edizione delle opere di quest'ultimo). Oltre a diversi saggi, pubblicati a partire dal 1991, ha recentemente composto una trilogia, comprendente Il bue squartato e altri macelli e L'oro prezioso dell'essere e, appunto, questo libro che ne è la conclusione.
Dalla sua lunga frequentazione con i classici (in particolare Spinoza, Schopenhauer e Nietzsche) Giametta ha distillato una conoscenza tanto precisa dei suoi autori che gli basta disegnarne alcuni tratti per coglierne l'essenziale in poche pagine o righe. Proprio questo colpo d'occhio, che illumina per un istante aspetti rivelatori del tutto, sottrae le sue interpretazioni alla vulgata e rende preziose le osservazioni incastonate anche in scritti d'occasione. È come osservare miniature che rinviano a un testo più ampio e articolato, in cui, pur nell'ammirazione per i giganti del pensiero filosofico, l'autore non rinuncia al monito dello Zarathustra secondo cui «si ripaga male un maestro, se si resta solo il suo allievo». Per questo, ad esempio, pur persuaso che la nostra vita sia segnata dall'angoscia e dalla precarietà, Giametta condivide, contro Schopenhauer, le parole di Chamisso: non c'è bisogno del nero, basta il «grigio scuro» a dipingere l'esistenza. E, ricordando la descrizione data da Jean Paul a Il mondo come volontà e rappresentazione («un melanconico lago norvegese circondato da alte rocce, in cui non si specchia mai il sole, ma soltanto il cielo stellato»), aggiunge: «Il male è il male, un'immensità insuperabile per i viventi; però il sole c'è, anche se quando sì e quando no e dove più e dove meno; illumina belli e brutti, buoni e cattivi, come tutti sappiamo».
Un antidoto a Schopenhauer è per lui rappresentato dallo Spinoza che considera la filosofia «contemplazione della vita e non della morte», senza, tuttavia, ritenere, con toni trionfalistici, che si dia una facile vittoria sul nichilismo che caratterizza la modernità e senza concedergli la divinizzazione della natura.
Di Nietzsche si cita spesso la tesi che non esistono fatti, ma solo interpretazioni, ma si dimentica che più tardi, da "vecchio filologo", ha tessuto un elogio della verità, per quanto sgradevole, pericolosa e distruttrice di illusioni essa possa rivelarsi: «Ogni briciola di verità abbiamo dovuto strapparla a furia di lotta; in compenso abbiamo dovuto sacrificare quasi tutto ciò cui di solito sono attaccati il nostro cuore, il nostro amore, la nostra fiducia nella vita. Per questo occorre grandezza d'animo: servire la verità è il più duro dei servizi». Memore di questa svolta – viene riportato un passo di Ecce homo: «L'errore non è cecità, l'errore è viltà. Ogni conquista, ogni passo avanti nella verità seguono dal coraggio, dalla durezza con se stessi» –, Giametta si avvale del Voltaire del Novecento, ossia del Bertrand Russell dell'Elogio dell'ozio, per combattere il relativismo: «La razionalità, nel senso di un appello a un tipo di verità impersonale e universale, è di suprema importanza per il benessere della specie umana». Eppure, annota sempre Giametta, nell'elaborare la teoria dell'eterno ritorno, Nietzsche, «dopo aver demolito e distrutto l'essere e tutto quanto sembrava o si diceva eterno, sentì l'umano bisogno, per quanto inconsapevole, di crearsi a sua volta un qualche rifugio nell'eternità. Si inventò così l'"essere del divenire"». Di osservazioni simili è ricco il volume.
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Sossio Giametta, Cortocircuiti, Milano, Mursia, pagg. 418, € 18,00

premio galileo 2015
I cinque libri finalisti del Premio Galileo 2015 per la divulgazione scientifica, selezionati dalla giuria sono: I terremoti, Marco Massa e Romano Camassi
(il Mulino); Dimostrare l'impossibile.
La scienza inventa il mondo, Claudio Bartocci (Cortina); Il caso OGM: Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati, Roberto Defez (Carocci); La realtà non è come ci appare, Carlo Rovelli (Cortina); Scienza e arte, Vincenzi Schettino (Firenze University Press).
Ora saranno vagliati da una giuria
di studenti e l'8 maggio premiazione
al Palazzo della Ragione di Padova