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I tre «tenorini» del Volo vincono il Festival della restaurazione…

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I tre «tenorini» del Volo vincono il Festival della restaurazione davanti a Nek e Malika Ayane

Al festival della restaurazione vince un progetto musicale da controriforma. La 65esima edizione del Festival di Sanremo va al trio di giovani tenori il Volo, i tre «reucci» del neomelodismo televisivo scoperti da Antonella Clerici che si sono imposti con la canzone «Grande amore», una romanza da Diciannovesimo secolo calata nel Terzo millennio. Erano i grandi favoriti già prima che la kermesse cominciasse.

Secondo, a sorpresa, Nek con «Fatti avanti amore», brano profondamente influenzato dai Coldplay che porta a casa anche il premio per il migliore arrangiamento e quello della stampa intitolato a «Lucio Dalla». Terza Malika Ayane con «Adesso e qui (Nostalgico presente)», brano che non si allontana molto dai suoi canoni di interprete sofisticata con quella spocchia da eterna favorita che le impedisce di compiere l'ultimo scatto. Deve accontentarsi del premio della critica «Mia Martini». Completano il quadro, al quarto posto, Annalisa e poi a seguire in ordine Chiara, Marco Masini, Dear Jack, Gianluca Grignani, Nina Zilli, Lorenzo Fragola, Alex Britti, Irene Grandi, Nesli, Bianca Atzei, Moreno e Grazia Di Michele con Mauro Coruzzi. Difficoltosa si è rivelata la lettura della classifica finale, a causa di un errore di stesura che collocava Nek al nono posto e che ha costretto Carlo Conti ai improvvisare per intrattenere il pubblico in attesa della correzione.


Doveva essere il festival in cui la musica tornava al centro della scena, con 20 canzoni e 20 cantanti che restano in gara fino alla semifinale, rischio sforamento sempre dietro l'angolo. Lo è stato, ma il livello di qualità complessiva della musica ascoltata non è apparso altissimo: ha prevalso il «sanremese spinto» e anche le canzoni di rottura che non sono quasi mai mancate in 65 anni non hanno brillato (vedi il tentativo demenziale di Biggio-Mandelli e quello impegnato di Di Michele-Coruzzi, inspiegabilmente insignito del premio Qualità dell'interpretazione). L'uomo che, in ogni caso, più di tutti ha lasciato il segno su questa edizione della kermesse è Carlo Conti, ideologo di quello che in tempi non sospetti definimmo Sanremo della restaurazione, congresso di Vienna dell'italica canzonetta, nuovo inizio nel segno della famiglia (ieri sono apparsi i coniugi Manenti, uniti da 65 anni di matrimonio) e della tradizione dopo la rivoluzione faziana. Gli ascolti gli hanno dato ragione: le prime quattro serate, in termini di share, hanno recuperato punti rispetto alla tutto sommato deludente edizione 2014.

Bene i conti, come anticipato dal Sole 24 Ore domenica scorsa: raccolta pubblicitaria da 20 milioni a fronte di costi per 16 milioni. È vero, il festival guardava al passato, in particolare alle edizioni enfatiche e consolatorie degli anni Ottanta, allo stile televisivo del Pippo Baudo nazionalpopolare che venivano prodotte con ben altri budget. Ma in tutta probabilità era proprio in questa direzione che il pubblico televisivo voleva andare, dopo la «destrutturazione» operata da Fabio Fazio e soci. Di Baudo Conti è l'erede ideale: baudiana per esempio la gag di ieri quando, vedendo la presidente della Rai Anna Maria Tarantola seduta in platea dietro a due spettatori molto alti, in diretta ha convinto questi due a cambiare posto a sedere, così da migliorarle la visuale. E poi a Conti va riconosciuto un merito oggettivo: la scommessa di collocare il concorso delle Nuove proposte in testa allo show per tre puntate su cinque, con scontri diretti tra i concorrenti determinati dal televoto, si è rivelata un colpo di genio assoluto. Ha nobilitato la categoria, in passato bistrattata, e prodotto un vincitore credibile, il cantautore siciliano Giovanni Caccamo con il pop sinfonico di «Ritornerò da te». Il premio «Sergio Bardotti» per il migliore testo della categoria Giovani è stato assegnato a Kaligola. Meno bene le inusuali «vallette» dell'edizione, tra Arisa che gioca con la goffaggine del suo personaggio e rischia di rimanerne vittima (memorabile la gaffe post caduta dalle scale del «sono sotto anestetico»), la rustica Emma che non parla se non riesce a leggere il gobbo e Rocío Muñoz Morales, la solita bellona che fa presenza ornamentale.

Will Smith canta «Volare»
Quanto a ospiti internazionali e non, quest'anno la kermesse, in ossequio a una formula collaudatissima della televisione italiana, ha aperto le porte soprattutto ad artisti che avevano opere in promozione. La finalissima per esempio ha visto salire sul palco gli attori hollywoodiani Will Smith (già a Sanremo 10 anni fa) e Margot Robbie, impegnati nel lancio del film «Focus – Niente è come sembra». Smith saluta in italiano («Buonasera a tutti»). Conti inscena un siparietto fingendosi amico d'infanzia dell'attore che ricorda gli insegnamenti di sua nonna, il suo rapporto con Gabriele Muccino che l'ha diretto e poi annuncia: «Forse tornerò alla musica». Il presentatore e l'ospite improvvisano allora un rap senza testo e, successivamente, provano una scena del film «Alì» con Pino Insegno, seduto tra il pubblico, a fare da doppiatore. Quindi Smith accompagnato dall'orchestra si abbandonerà alle note di «Volare», la canzone «che mi cantava mia nonna da bambino». Tutt'altro che perfetta l'esecuzione.

Panariello e il «parto» del Nazareno
I comici ospiti delle cinque serate di Sanremo 2015, con l'eccezione di Luca e Paolo, hanno raccolto più polemiche che applausi. Provocatorio ma senza grandi guizzi si è rivelato Giorgio Panariello che ieri si è presentato sul palco vestito da Renato Zero ricoperto di cuori illuminati in versione San Valentino, cantando «La favola mia». Per poi ironizzare sulle doti di mediatore di Conti: «Quest'uomo ha fatto tornare insieme Al Bano e Romina, Spandau Ballet, Putin e Poroshenko». C'è Tsipras che non vuole pagare la Troika, «è intervenuto Berlusconi – ha aggiunto il comico toscano – e ha detto: “Ennò, le Troike van pagate”». Quindi Panariello ha spiegato le ragioni del successo di Renzi: «S'è ispirato a Berlusconi, portando donne belle in politica. La Madia, la Moretti, la Boschi. E invece Monti che ha fatto?» Sullo schermo dell'Ariston appare la figura della Cancellieri. Conti deve avere un certo feeling con il premier Renzi: «Come l'hai chiamato tuo figlio? Matteo. Per arruffianarti lui. Hai fatto il parto del Nazareno». Il comico ha parlato dei nuovi peccati capitali: dalla violenza sulle donne all'evasione fiscale. Il problema è che «manca la certezza della pena: tutti si ritrovano assolti. L'unico in galera oggi è Corona». Pure Schettino che è stato condannato si ritrova libero «e lui un po' di inferno se lo meriterebbe». Si ragiona dell'identikit del superlatitante Matteo Messina Denaro. «So com'è il suo vero volto», dice il comico. E mostra il ritratto di Antonello Venditti. «Ecco perché cantava Bomba o non bomba arriveremo a Roma».

Due stecche per la Nannini, poi Ed Sheeran
Calca il palco dell'Ariston fuori-concorso Gianna Nannini, rockeuse di casa nostra che a dicembre ha pubblicato l'album di cover «Hitalia» dal quale era tratto il riarrangiamento de «L'immensità» che ha cantato a Sanremo. «Canzoni – spiega a seguire – che hanno fatto la storia della musica italiana all'estero». Non è in giornata e, mentre esegue «Sei nell'anima», sbaglia per ben due volte l'attacco del ritornello. Qualcuno fischia. «Sono un po' emozionata», si giustificherà. Avrà comunque una standing ovation, ma meno male che era fuori concorso. L'ospite musicale più atteso dai giovanissimi si chiamava comunque Ed Sheeran, paladino dell'hip hop soul britannico e teen idol globale che in questa stagione avevamo già visto sul palco di X Factor e poi in concerto a Roma e Milano. Si è presentato sul palco dell'Ariston con al seguito la band per eseguire la hit «Sing» e «Thinking out loud» come omaggio agli innamorati per San Valentino. Enrico Ruggeri presenta «Tre signori», nuovo pezzo che omaggia Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e Giorgio Faletti. Momento intenso, in apertura, il ricordo del centenario della Grande guerra affidato alla Pfm, gruppo simbolo del progressive italiano che insieme con la banda dell'esercito esegue una rivisitazione rock della ouverture del «Nabucco» di Giuseppe Verdi. Una rarissima concessione al registro alto per una kermesse che ha invece dimostrato di prediligere quello basso. Per la gioia dell'uomo comune.

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