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L’inquietante BB nel ritratto di Simone de Beauvoir

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L’inquietante BB nel ritratto di Simone de Beauvoir

Qualcuno sostiene che la bellezza non salverà il mondo, contraddicendo Dostoevskij e quanto affermò ne “L'idiota”. Sarà anche vero, ma almeno un simile dono aiuta a vivere, a sopportare i giorni. Senza bellezza le forme diventerebbero sterili, inutili, superflue. Per questi e altri motivi, quando se ne incontra un frammento è bene fermarsi, ammirare, riflettere, forse sognare. Chi è stata la grande ambasciatrice di bellezza del nostro tempo? Marilyn Monroe o Brigitte Bardot? L'ultima attricetta ritoccata al silicone o una tela di Francis Bacon che coprì d'insulti ogni estetica?

Divertitevi a rispondere, ma la Bardot ebbe – nel fulgore del successo – anche lampi d'intelligenza. Come Bacon, come pochi altri. Scrissero di lei oltre mezzo secolo fa: “Quotidianamente riceve trecento lettere di ammiratori di ambo i sessi; ogni giorno madri indignate scrivono ai direttori dei più diffusi giornali, alle autorità religiose e laiche, protestando contro la sua esistenza”. Ecco il suo segreto: sapeva inquietare vivendo.
La frase riportata è di Simone de Beauvoir, scrittrice e filosofa, compagna di Sartre, testimone di un umanismo laico che rifiutava sia l'idea di Dio sia l'astrazione dell'umanità. Ispiratrice del femminismo novecentesco, tra i suoi scritti ve n'è uno sulla Bardot: nulla di corposo o di filosoficamente complesso; è soltanto un ritratto, o forse un profilo, difficile però da dimenticare.

Apparve in un primo tempo sulla rivista americana “Esquire” (alla quale collaborarono Hemingway, Faulkner e Capote); nel 1960 diventò un piccolo libro e nel medesimo anno fu tradotto in Italia dall'editore Lerici. Fu anche sequestrato: era il tempo in cui i moralisti più attenti invitarono la magistratura a censurare “La dolce vita” di Fellini (la Palma d'oro al Festival di Cannes, qualche mese più tardi, fu la migliore risposta); “L'avventura” di Michelangelo Antonioni, con Monica Vitti, verrà sequestrata qualche mese più tardi. Per oscenità.

Nella collana di Lerici, oltre il volume su Brigitte Bardot di Simone de Beauvoir, uscirono un testo di Quasimodo su Anita Ekberg e uno di Moravia su Claudia Cardinale. La tiratura del 1960 con la Bardot fu censurata per una quindicina di fotografie considerate oscene (baci, scatti in abiti succinti eccetera) e pare che anche la copertina arancione irritasse il comune senso del pudore. Nel 1962, ancora Lerici pubblicava una nuova edizione con la copertina blu e sostituiva le foto che avevano turbato.

Ora questa ultima, senza rischi di censura, vede la luce presso le milanesi Edizioni Ghibli (pp. 98, euro 12). Il testo della de Beauvoir è rimasto tale. Va meditato. Come in questo passo: “L'uomo si sente a disagio se invece di una bambola di carne, stringe tra le braccia un essere cosciente che lo osserva e lo vaglia; una donna libera è l'assoluto contrario di una donna facile”. La Bardot lo sapeva. Istintivamente. Per questo la censura e la solita morale non la sopportavano.

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