Cultura

Dossier Banca Romana, dal grande crack una spinta per Bankitalia

  • Abbonati
  • Accedi
Dossier | N. 19 articoliI 150 anni del Sole 24 Ore

Banca Romana, dal grande crack una spinta per Bankitalia

Era un sistema finanziario fragile quello dell'Italia di fine Ottocento: piccole le banche, forte la propensione alla speculazione anziché al sostegno dell'attività produttiva, frazionati i poteri di emissione di biglietti fra sei istituti degli stati pre-unitari. I dissesti si susseguirono, tanto che a un certo punto fu necessario autorizzare la Banca Nazionale (uno dei sei istituti di emissione) ad emettere moneta oltre il limite legale per compiere vere e proprie operazioni di salvataggio, suscitando aspre polemiche negli ambienti politici ed economici e nella stampa dell'epoca. Ma il peggio doveva arrivare nel 1893, vero annus horribilis di fine secolo, con la crisi della Banca Romana e quella quasi contemporanea del Credito Mobiliare.

La prima crisi era molto più grave sul piano tecnico e soprattutto morale. Già nel 1889 un'inchiesta sulla banca aveva accertato gravi irregolarità e in particolare un ammanco di cassa di oltre 9 milioni di lire, coperto con emissione abusiva di biglietti. Nonostante la gravità del fatto, in pratica il crimine più grave di cui si possa macchiare un banchiere centrale, l'inchiesta venne insabbiata da tre successivi governi, presieduti rispettivamente da Giolitti, Di Rudinì e Crispi. Ritornò clamorosamente alla luce nel dicembre 1892, in un appassionato intervento in Parlamento da parte di Napoleone Colajanni, che aveva ricevuto il documento dall'economista Maffeo Pantaleoni.

Per tutto il 1893 le prime pagine dei giornali vennero occupate da questa vicenda, a cominciare dalle roventi sedute parlamentari di gennaio e dalla notizia clamorosa, sempre di quei giorni, dell'arresto dei vertici della banca, in primis, del governatore Bernardo Tanlongo, personaggio chiave del potere romano, tanto da essere in procinto di divenire, su proposta di Giolitti, senatore del Regno. Il primo grande scandalo finanziario dell'epoca mise alla luce che la banca aveva emesso banconote per un importo quasi doppio rispetto a quello autorizzato (113 contro 60 milioni di lire), in gran parte utilizzando un metodo degno di Totò e Peppino: stampando nottetempo biglietti utilizzando le matrici autentiche. Ma questo era stato solo lo strumento per procurarsi le risorse che avevano alimentato la speculazione edilizia dell'epoca e gravi episodi che colpirono gran parte della classe politica dell'Italia umbertina. Maffeo Pantaleoni commenterà che quella crisi era il segno di una «crisi morale immensa», di un'autentica «bancarotta morale».

Al centro dello scandalo è Giolitti, che presiede dal maggio 1892 il suo primo governo e che Tanlongo dal carcere chiama in causa, insieme a moltissimi altri uomini politici. Lo statista fu costretto alle dimissioni e ad un non breve esilio volontario prima di tornare alla ribalta del potere. Il che aggiunge un tocco di diversità e di maggior sensibilità istituzionale rispetto alle tanti crisi morali dei tempi successivi. Lo scandalo favorì l'accelerazione del dibattito sugli istituti di emissione e fece compiere un primo, decisivo passo verso l'accentramento in un unico istituto, che già era stato proposto da Cavour. Una legge del 1893 stabilì una disciplina più severa per l'emissione di biglietti e portò alla costituzione della Banca d'Italia, che risultò dalla fusione fra tre degli istituti esistenti, la Banca Nazionale e le due banche toscane. La Banca Romana venne liquidata, mentre gli istituti meridionali continuarono la loro attività. La nuova Banca d'Italia (che ereditava anche la sede attuale di palazzo Koch) era di gran lunga la più importante fra i tre istituti di emissione rimasti, ma solo con la legge bancaria del 1926 divenne l'istituto di emissione unico e dunque la banca centrale del paese. In ogni caso, il primo grande scandalo dell'Italia post-unitaria fu l'occasione per dare vita ad una delle più grandi istituzioni della storia, non solo economica, del Paese.

© Riproduzione riservata