Cultura

Candida e virginale calle

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Candida e virginale calle

Robert Mapplethorpe è stato un grande fotografo; oltre alle membra umane, tra i soggetti preferiti della sua carriera, tragicamente conclusa anzitempo, ci sono state le calle. Le calle furono una vera ossessione per Mapplethorpe, oltre alle membra si intende, e probabilmente sono state il suo soggetto maggiormente riuscito, sempre escludendo le membra.

Chi volesse può ancora acquistare splendide stampe di calle tratte dalla sua monografia callesca intitolata Pistils, una astuta sineddoche in genuino stile newyorkese. Ora si dà il caso che io stesso sia un fotografo, e in particolare un fotografo di calle. Per le calle del cortile in particolare, le mie calle, le calle che stanno fiorendo appoggiare al muro in penombra, le calle che ci riprovano ancora una volta dopo così tanti anni a rinascere e a darsi al mondo candide e innocenti.

E si dà il caso, lo dico senza alcun imbarazzo, che le mie fotografie di calle siano più belle di quelle di Mapplethorpe. È un fatto. Non dico che surclassino la perfezione tecnica e neppure l’acuta sensibilità ottica del defunto; sono solo più belle, punto e basta. Ma c’è una ragione, io alle mie calle gli voglio bene, a Mapplethorpe invece delle calle non gliene fregava niente. A lui interessava solo la perfetta metafora che ci vedeva, io voglio bene a quelle che sono. E sono solo che delle ragazzine floreali, impertinenti, supponenti e deliziose; quasi perfette ma sempre un piccolo sbaffo nel loro candore, quasi vergini ma sempre una coccinella nel fondo del calice.

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