Cultura

Il Vesuvio tra le dita

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danza

Il Vesuvio tra le dita

  • –di Marinella Guatterini

Kiss&Cry di Michle Ann De Mey e Jaco Van Dormael uno degli spettacoli pi originali in cui ci si possa imbattere con le sue Nano Danses e le sue riprese filmiche live (ne abbiamo parlato con gli autori nello scorso numero della Domenica a pag. 24). Lode al “Napoli Teatro Festival Italia” per averne fatto l’evento inaugurale della sua vetrina 2016 attraversata da un vento interdisciplinare. Se, infatti, in questa rassegna partenopea dalle molteplici dimore teatrali solo due performance possono essere considerate coreutiche e sia pure, come Kiss&Crysui generis, altre pice offrono una danza che viene e va e si sofferma come ingrediente sapido, necessario, talvolta indispensabile.

In St/ll l’artista visivo giapponese Shiro Takatani (vedi anche l’articolo di Riccardo Piaggio), confortato da un testo di Alfred Birnbaum, concentra le sue abituali e visionarie digressioni sulla parola “inglese” del titolo - silenzioso, immobile, ancora- e crea sul palco del Teatro Politeama (20-21 giugno) un poema visivo in cui immagini in proiezione e quattro corpi veri si dilatano in una lenta ossessione, piena di sotterfugi e trucchi tecnologici. Negli stessi giorni, ma a Villa Pignatelli e ancora il 27 e 28 giugno, a Villa d’Ayala, a Valva (Salerno), La danse des amants, di Sara Sole Notarbartolo, si esaurisce in un gran ballo d’estate a cui dovranno partecipare attori e pubblico.

Love Stories-West Side Story, all’Arena Flegrea (28 giugno), un’autentica curiosit delle sorelle Katia e Marielle Labque. Le due famose pianiste canadesi non rinunciano al loro strumento d’elezione, anzi suonano, assieme ai percussionisti Raphael Seguinier e Gonzalo Grau, West Side Story, in una delle tante versioni da Leonard Bernstein. Ma nella seconda parte il concerto vira da Bernstein al David Chalmin di Star-Cross’d Lovers e diviene un balletto grazie al coreografo Yaman Okur e a sette danzatori di break dance e contemporaneo. Romeo e Giulietta ne esce arricchito. Ondeggiano i generi e per fortuna si spezzano; in questo entourage non poteva mancare un danzatore circense, acrobata e pure scenografo: ed ecco James Thierre.

Al Teatro Bellini (1-2 luglio) il tuttofare svizzero presenta La grenouille avait raison (La rana aveva ragione), un racconto spumeggiante e lieve, sul mondo dell’infanzia in cui si cimenta accanto a Valrie Doucet (contorsionista, equilibrista), Dominie Hooper (cantante), Yann Nedelec e Thi Mai Nguyen (danzatrici). Altro, e forse meno prevedibile appuntamento, quello col regista americano Peter Sellars e il suo frenetico Flexn (al Teatro Augusteo 2-3 luglio): una produzione tesa a farci conoscere il disagio sociale e le ferite personali dei neri d’America rinchiusi nei sobborghi attraverso la danza flex, un particolare genere di movimento ed espressione del corpo dilagante negli States dal 2015. Il coreografo Reggie (Regg Roc) Gray- pioniere della flex - guida 21 ballerini all’ideale rivolta contro l’ingiustizia del duro sistema sociale americano sotto lo sguardo visionario di Sellars.

Altra ribellione, per greca, quella del Blitztheatregroup, uno dei collettivi pi sperimentali della scena ateniese. Il loro ultimo lavoro, Late Night (al Piccolo Bellini il 13 e 14 luglio), rimugina sulla profonda crisi della societ europea e sui suoi individui senza ascendente sulla quotidianit in una sala da ballo abbandonata e d’altri tempi. Tre donne e tre uomini ballano e ricordano il passato, i viaggi attraverso l’Europa, l’amore perduto, dimostrando per di essere ancora vivi. Tra mutismi e parole (poche), la danza, in questo “Napoli Teatro Festival Italia” sempre presente. Laddove il terreno, invece, solo suo si riconosce lo splendore tecnico, ovvero accademico, della diva ed toile Svetlana Zakharova, oppure una originalit che supera ogni aspettativa come in Kiss&Cry.

Zakharova (al Politeama 10-11 luglio) si cimenta in Carmen Suite, un cavallo di battaglia in un atto - per la coreografia di Alberto Alonso e l’arrangiamento musicale, da Georges Bizet, di Rodion Ščedrin - che fu di Maja Plisetskaja e del Balletto del Bol’šoj di cui Svetlana stella (oltre ad esserlo anche del Teatro alla Scala). Nell’arena rosso fuoco la diva, qui corrusca e drammatica, s’esalta per Escamillo (Mikhail Lobukhin), prende il toro per le corna (Don Jos, Denis Rodkin), ma non riesce a contrastare il suo destino funesto paventato dai danzatori del Teatro di San Carlo, tutti in nero. Un velo di malinconia sfiora pensieri di morte e solca anche il bric--brac di Kiss&Cry (15-16 giugno dal Politeama), struggente storia di una donnina formato mignon dagli amori perduti, attesi al varco per un ritorno, ma invano. La narrazione evolve grazie alle dita ballerine della coreografa Michle Ann De May e del danzatore Grgory Grosjean tutti pronti anche ad immettere nel paesaggio giocattolo le componenti necessarie: stazioni ferroviarie, alberi, panchine, letti, interni di case.

Sar una sorpresa per i napoletani scoprire come il regista Jaco van Dormael (suo Dio esiste e vive a Bruxelles) filmi tutto ci con i suoi assistenti e lo proietti su di un grande schermo. Kiss&Cry si costruisce in diretta, in un set artigianale dove le mani danzano su tavoli, e a terra sferragliano trenini per bimbi. La storia ha anche una voce fuori campo, che tace quando l’amore trionfa nel ballo finale dei due danzatori a corpo intero, avvinti in un abbraccio che sembra per sempre.

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