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Una password come si deve

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SEMPLICITÀ insormontabili

Una password come si deve

Lei. Ancora lì a trafficare con la password? Possibile che non riesci mai a ricordartela?

Lui. Non è che non me la ricordo. Le mie password me le ricordo tutte benissimo. È che sono troppe e non so mai quale devo usare.

Lei. E perché non ne scegli una e tieni solo quella?

Lui. Ne avevo una, ed era anche bella: «rosolio».

Lei. Non avrei mai pensato. Credevo detestassi il rosolio.

Lui. Appunto! Se avessi scelto «nespola», o «azzurro», tutti quelli che mi conoscono avrebbero indovinato subito. Di questi tempi non c'è da fidarsi. Purtroppo poi ho cominciato a dover modificare la mia bella password per poter soddisfare i requisiti dei diversi siti a cui mi sono iscritto.

Lei. È vero. Alcuni siti richiedono che la password sia di almeno otto lettere, mentre la tua ne aveva solo sette.

Lui. Infatti ho dovuto creare «rosolino».

Lei. E poi ci sono siti che richiedono almeno una lettera maiuscola.

Lui. Ho creato anche «rosoliNo». Poi mi sono imbattuto in siti che richiedono password contenenti almeno una cifra, e così ho creato «rosol1No».

Lei. Alcuni siti chiedono che si usi anche un simbolo speciale, non alfanumertico.

Lui. Per quei siti uso «ro$oliNo». E siccome certi siti richiedono anche una lettera straniera, ho dovuto creare pure «ro$ol1Nx».

Lei. Certo che se «rosolio» era una bella password, «ro$ol1Nx» fa quasi ribrezzo...

Lui. Non scherzare, sono già abbastanza irritato per conto mio. Comunque, per la sicurezza si fa questo e altro. (Smaneggia sulla tastiera.) Se solo mi ricordassi quale password ho usato per questo sito...

Lei. Però c’è qualcosa che non quadra, non trovi? Capisco la richiesta di una password più lunga. Il numero delle combinazioni possibili cresce in modo esponenziale, e una sola lettera in più aumenta enormemente la difficoltà di chi cerca di indovinare, magari utilizzando algoritmi di generazione automatica. Ma perché le altre restrizioni?

Lui. Per lo stesso motivo, per renderne più difficile l'individuazione. Ammetterai che per arrivare a «ro$ol1Nx» ce ne vuole!

Lei. Non vedo che differenza ci sia tra «ro$ol1Nx» e «rosolino». Se ci pensi bene, sono entrambe sequenze di otto simboli. Del resto, non è che prima che te lo imponessero tu non fossi libero di usare cifre e simboli non alfanumerici. Io, per esempio, uso da sempre la stessa password, «abc123OK!».

Lui. Ma che brutta password! Troppo facile.

Lei. Questo lo dici tu. E comunque il punto è un altro. Pensaci bene: le restrizioni restringono il novero delle possibilità. Se prima password come la mia erano semplicemente possibili, renderle obbligatorie significa scartare come inaccettabili tutte quelle che non corrispondono ai requisiti. E questo non può che tradursi in un numero minore di combinazioni possibili. Anziché rendere le cose più difficili ai pirati del web, le restrizioni sulle password rendono le cose più facili.

Lui. Perbacco, non ci avevo pensato. Ma allora...

Lei. Allora niente. Ci sarebbe da discutere a lungo sull’idea per cui certe password sono più «facili» di altre, solo perché a noi sembra che lo siano, ma per il momento prendila come una consolazione.

Lui. Consolazione?

Lei. Visto che le restrizioni hanno diminuito il numero delle password possibili, dovrebbe essere più facile anche per te ricordarti le tue!

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