Cultura

L’arte del bouquet

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VERDEGGIANDO

L’arte del bouquet

Trattare la floricoltura come una delle belle arti: questo fa Irene Cuzzaniti, fiorista romana ma milanese d'adozione, nel suo graziosissimo manuale Fatti il mazzo!, una guida di «istruzioni e ispirazioni per fioristi in erba».

Intrecciando nello stesso bouquet rami di pittura, steli di filosofia, fiori di letteratura, bacche di moda e foglie di scienza, l'autrice confeziona un pratico ma elegante vademecum alla raccolta, conservazione e composizione floreale, dagli ikebana ai mazzi scomposti, dalla boutonnière (il fiore all’occhiello) alle coroncine di fiori.

Qui si entra «in un mondo a parte sepolto dentro di noi. Questo è il dono del giardino», scrive Cuzzaniti citando il filosofo giardiniere Jorn de Précy, uno dei tanti intellettuali ingaggiati nel libro per raccontare il potere maliardo del mondo vegetale, le sue segrete proprietà terapeutiche e velenose, i suoi quarti di luna di fioritura e appassimento.

La prima regola da rispettare «è quella di lavorare con prodotti di stagione e assecondare la natura»: in primavera andar per camomille e fresie, in estate odorar di lavanda e melette, in autunno cogliere gladioli e crisantemi, in inverno consolarsi col calicanto e il bucaneve. Ci sono specie antichissime, come la brunia e la protea, coeve ai dinosauri; esemplari odorosissimi come il tagete, soprannominato «puzzola», o l’effimero papavero, che va raccolto solo la sera tardi per non sgualcirlo, le caduche tillandsie, che fioriscono una sola volta nella loro vita, e la lunatica lunaria annua, che in realtà è una pianta biennale...

Qui si impara l’arte di innaffiare, quella di tagliare e potare, quella di accostare colori e fogge, di essiccare e conservare, e pure quella di dar da mangiare: i fiori, infatti, vanno nutriti, non con la chimica, ma con «un poco di zucchero e di sale. Le vostre rose vi ricambieranno mantenendo i loro bei colori vivaci». Anche la farmacopea può essere di grande aiuto: ad esempio, «l’aspirina rallenta la traspirazione dell’acqua interna del fiore, che si manterrà quindi più idratato e durerà un po’ di più. Usatene mezza pasticca per litro d’acqua».

Illustrato da Irene Rinaldi e articolato in tre sezioni (strumenti del mestiere; tipi di fiori; composizioni), il volume affastella consigli pratici, sfiziosi aneddoti floreali e pensose citazioni d’autore, da Camus a Klein, da Seneca a Vico, che ispirano di volta in volta le diverse creazioni artistiche. Chi non ha l’ispirazione né il pollice verde può, invece, imitare gli aborigeni australiani, che si cibavano spesso e volentieri di fiori; alla peggio, «se una specie non era commestibile, vi si sedevano sopra per assorbirne comunque le vibrazioni terapeutiche».

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