Cultura

San Martino stecchito

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VIVARIO

San Martino stecchito

Polittico. «San Martino e il povero», Vittore Carpaccio (1480 circa)
Polittico. «San Martino e il povero», Vittore Carpaccio (1480 circa)

Da qualche parte tra tramonto, crepuscolo e imbrunire occhieggia in tralice, corrusco e cinereo, il vespero, e nel vespero, da non credere, vedo migrare stormi d’uccelli neri in direzione sud, sud est. Che modello di uccelli non saprei, le folaghe e i germani se ne sono partiti da un po'; forse colombacci, che nel fumigante controluce vespertino possono apparire in effetti bruni se non neri, sì potrebbero essere colombacci miracolosamente scampati al fuoco di sbarramento su in appennino, ma non riesco a distinguere bene, che lo stormo appare e scompare tra le rossastre nubi. San Martino non fa una piega e si replica all’infinito, senza spostare una virgola, senza dimenticare un accento.

A Borgo Tuliero, perché nella sceneggiata di San Martino non è che si può saltare il borgo, nella cantina di Francesconi che è aperta anche di domenica perché è il giorno che arrivano i cinesi a bere e magari anche a comprare, i tini da duecento quintali sono in acciaio e per sentirli ribollire bisogna che ci accosto l’orecchio, allora sì che si sentono, e quest’anno con il sangiovese che va per i quattordici più che ribollire si sente distintamente che ruggiscono. Per i cinesi Francesconi ha preparato nell’aia una grigliata di costine e se ne sta lì a rivoltarle in silenzio, se sapesse fischierebbe.

È in maglietta, oggi facevano diciotto gradi, questa è pur sempre l’estate, fredda, dei morti, San Martino non è opera esclusiva dell’ingegno carducciano, c’è anche Pascoli che ci ha da dire la sua. E secco è il pruno e le stecchite piante…

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