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«Sgt. Pepper» in marcia da 50 anni: 32 milioni di copie e 700…

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«Sgt. Pepper» in marcia da 50 anni: 32 milioni di copie e 700 cover per il capolavoro dei Beatles

I Beatles alla conferenza stampa di lancio di Sgt. Pepper (Getty Images)
I Beatles alla conferenza stampa di lancio di Sgt. Pepper (Getty Images)

«La rivoluzione non è un pranzo di gala», diceva Mao Tse-tung. Negli anni Sessanta la Cina era vicina, ma non così vicina da accorgersi che con un «carnevale di luce» può riuscirti la rivoluzione con meno vittime e più proseliti di sempre.
Esattamente 50 anni fa, l'1 giugno del 1967, l'unico muro a cadere fu infatti quello tra musica colta e musica popolare: i Beatles diedero alle stampe «Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band», ossia «il primo disco pop ad essere preso sul serio» secondo un certo Philip Glass, l'album che inaugurò la prima «Estate dell'amore», segnando il culmine dell'irripetibile parabola culturale dei Sixties.

La lunga marcia del «Sergente»
Quanto vale in termini economici un disco così? Difficile ridurre tutto a una cifra, considerando che in 50 anni il mondo è cambiato un bel po' e la Emi, casa discografica che lo pubblicò, è stata incorporata dalla Universal Music di Vivendi, mentre i diritti sulle canzoni sono in mano alla società di publishing Sony Atv, nei confronti della quale Paul McCartney da tempi non sospetti ha intentato causa per provare a massimizzare gli introiti del suo songbook.

Nonostante un patrimonio personale già stimato da Celebrity Net Worth intorno agli 1,2 miliardi di dollari cui, se sommiamo gli averi di Ringo Starr (350 milioni) e degli eredi di John Lennon (800 milioni) e George Harrison (400 milioni), arriviamo agevolmente a superare la soglia dei 2,7 miliardi di dollari. Accontentiamoci di sapere che il «Sergente» in 50 anni di marcia sui mercati mondiali ha venduto più di 32 milioni di copie e che le 13 tracce della versione originale del disco hanno totalizzato qualcosa come 717 cover da artisti delle estrazioni più diverse, dall'indimenticabile Joe Cocker («With a little help from my friends» cantata a Woodstock) a Patti Smith («Within you without you») passando per la nostra Mina («When I'm 64»). E i «soldini» messi in circolo da questa straordinaria opera sono destinati a continuare a salire, se consideriamo anche le quattro edizioni celebrative del 50ennale appena pubblicate da Universal e il film «The Beatles: Sgt. Pepper and beyond», nelle sale dal 30 maggio al 2 giugno.

Concept prima del concept

Le ragioni del successo del «Sergente»? L'album è un disco rock che coniuga ricerca di nuovi territori musicali e una buona dose di autoironia, armonie vocali e rumorismo minimalista, sprazzi di psichedelia e suggestioni sinfoniche in una ubriacante miscela di sapienza compositiva. È una concept opera ideata, quasi inconsapevolmente, prima che il genere diventasse canone prediletto dalle avanguardie progressive. Sulla genesi del progetto si incrociano aneddoti dei protagonisti e leggende metropolitane. Secondo la tradizione, a fare la prima mossa fu Macca che, di ritorno da un viaggio all'estero con il fido road manager Mal Evans, pensò di trascinare i ragazzi del gruppo in un'avventura che per quanto possibile fosse qualcosa di più del pur eccezionale «Revolver» (1966). Il modello a quanto pare fu «Pet Sounds» (1966) dei Beach Boys, album di pop e contaminazioni che - ironia della sorte - a sua volta proprio ai Fab Four (quelli di «Rubber Soul») si ispirava.

L'estate di «Sgt. Pepper»
Il «concept» di riferimento, con la «Banda dei cuori solitari» agli ordini del Sergente Pepper, Paul lo trovò nell'immaginario delle brass bands, le orchestre di piazza tanto popolari nel Regno Unito ai primi del Novecento. Da qui partiva un'idea folgorante: ciascun membro dei Beatles si sarebbe scelto un alter ego nella «Banda dei cuori solitari» e l'avrebbe interpretato. Delle 13 canzoni dell'album Paul ne compone sette in pressoché totale autonomia. Decisivo fu il ruolo del produttore George Martin, unico a meritare veramente l'abusato epiteto di «quinto beatle» che ebbe il complicato compito di tradurre in musica tutte le bizzarrie effettistiche che passavano per la mente di John e soci. Le sedute di incisione durarono 129 giorni, in un'epoca in cui per sfornare un Lp le case discografiche ti mettevano a disposizione a malapena un paio di settimane. Semplicemente arte è anche la celeberrima copertina-collage con tutti gli «eroi» dei Fab Four, realizzata dal genio della Pop Art inglese Peter Blake e fotografata da Michael Cooper.

Qual è il tributo migliore che si possa offrire a «Sgt. Pepper»? Se lo chiese ammirato un 25enne americano a sole due settimane dall'uscita del disco. Rispose d'istinto: riportò la title track all'essenzialità di un riff di chitarra elettrica e la cantò davanti a più di 200mila persone. Non era uno qualsiasi: si chiamava Jimi Hendrix. L'estate dell'amore sarebbe stata anche la sua estate.

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