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Questo articolo è stato pubblicato il 07 aprile 2011 alle ore 06:41.

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ROMA
Riparte in Italia l'occupazione in agricoltura e un contributo decisivo viene dal settore del vino, che oggi a Verona, con Vinitaly, apre la sua grande kermesse fieristica (sono annunciati, tra gli altri, il ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, e il governatore del Veneto, Luca Zaia). Secondo l'Istat, il numero degli occupati agricoli nel 2010 ha infatti toccato quota 891mila unità, in crescita dell'1,9% rispetto al 2009 e in controtendenza rispetto al resto dell'economia che ha registrato un meno 0,7 per cento.
Nel trend positivo dell'occupazione agricola un traino significativo è venuto proprio dal settore del vino. Le 250mila aziende vitivinicole italiane infatti danno lavoro a circa 210mila addetti fra i quali 50mila sono giovani. Ma soprattutto, e al di là della vigna, la produzione di vino attiva fino a 18 diversi settori creando occupazione per 1,2 milioni di persone. Il contributo del vino italiano all'occupazione sarà al centro del convegno di Coldiretti dal titolo "Dal lavoro in vigna riparte l'economia" previsto oggi a Verona, nella giornata inaugurale del 45° Vinitaly.
Due sono gli elementi che – secondo Coldiretti – hanno rafforzato la capacità occupazionale del vino italiano. Da un lato l'introduzione dei voucher vendemmia, la strada semplificata e trasparente per impiegare lavoratori nelle operazioni di raccolta delle uve, e dall'altro il rinnovo della fiscalizzazione degli oneri sociali per le aree del Mezzogiorno. I voucher, introdotti in via sperimentale nel 2008, hanno raggiunto in agricoltura quota 3,4 milioni di ticket dei quali 1,8 milioni solo per la vendemmia. L'altro importante volàno per la produzione di posti di lavoro è venuto dalla fiscalizzazione degli oneri sociali per le aree montane e svantaggiate. Il taglio delle aliquote contributive è stato stabilizzato con la Finanziaria 2010.
«I voucher sono stati un'operazione di successo – ha comentato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini – visto che il settore del vino ha concentrato quasi la metà dei ticket utilizzati in agricoltura. Di uguale importanza è anche la fiscalizzazione degli oneri sociali, che ha garantito alle imprese un taglio dei costi in media del 50% offrendo un quadro certo per investire sul lavoro».
Ma i vigneti italiani oltre a rappresentare un sostegno all'occupazione tout court svolgono anche un'importante funzione sociale che investe il capitolo dell'integrazione di cittadini extracomunitari, il crescente ruolo nei vigneti svolto da ex tossicodipendenti, per non parlare del vino prodotto dai terreni confiscati alla criminalità organizzata. Sul fronte dell'integrazione, si stima che nel vigneti italiani siano impegnati circa 30mila extracomunitari. «Solo nel distretto del Prosecco – spiegano alla Coldiretti – lavorano immigrati di 53 nazionalità differenti».
E in grande crescita è anche la produzione vinicola realizzata nelle comunità di ex tossicodipendenti. Primo fra tutti il caso di San Patrignano le cui bottiglie hanno ormai raggiunto punte di eccellenza e dove si calcola che dagli anni '80 a oggi siano stati impegnati fra la cantina e il vigneto 496 ragazzi. Infine un vino dal retrogusto speciale, quello prodotto nei terreni confiscati alla criminalità organizzata. Secondo Coldiretti, i vigneti confiscati e riavviati alla produzione hanno toccato quota 100 ettari. Non poco considerato che la dimensione media di un'azienda italiana è di tre ettari. Ai prodotti dell'altra viticoltura, Coldiretti dedicherà ampio spazio nel proprio stand al Vinitaly (Centro servizi Arena, stand A).
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