Il Sole 24 Ore
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14 maggio 2011

Tremonti: i fattori scatenanti della crisi sono ancora tutti in essere. Per la ripresa in Italia, priorità al Sud


Tutti i fattori che hanno causato la crisi globale «sono tutti ancora in essere». Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, al convegno sull'editoria "Crescere tra le righe" a Bagnaia (provincia di Siena), torna a invocare il primato dell'economia sulla finanza. «Un tempo erano gli stati a stampare moneta ora sono le banche a stampare una pseudo moneta» ha ricordato il ministro facendo riferimento all'eccesso di finanza derivata che permane a oltre due anni dal crollo della banca americana Lehman Brothers.

«La medicina dei debiti pubblici è finita»
Il titolare del Tesoro, intervistato dal direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, ha definito una «illusione» la possibilità che qualcuno «fuori dalla politica» potesse risolvere il problema «inventando delle regole». E per il futuro, ha aggiunto: «La medicina dei debiti pubblici è finita, ammesso che fosse una medicina».

I trattati europei non sono come un matrimonio
Tremonti ha parlato della crisi dei debiti sovrani auspicando che «la via d'uscita passi da una intensificazione della architettura politica europea». L'Ue - ha spiegato Tremonti - ha una costruzione «positiva e progressiva». Se in un matrimonio i coniugi «sono uniti nella buona e nella cattiva sorte», i trattati europei contemplano «solo la buona sorte» ha sottolineato. Il ministro ha ricordato poi la sua proposta illustrata sul Financial Times, assieme al presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, per «l'emissione di Eurobond».

Il nodo della crescita
All'indomani della pubblicazione della stima preliminare Istat sul Pil italiano, al palo rispetto a Francia e Germania, la domanda d'obbligo è: perché l'Italia non cresce? Il ministro ha ricordato quanto fatto dal governo sul fronte dei conti pubblici. Uno sforzo che è stato riconosciuto a livello internazionale. Detto questo, ha indicato tre "talloni d'Achille" che frenano il Pil italiano. Il primo è il peso dell'economia illegale che resta ancora consistente nel nostro paese. L'evasione fiscale è imponente, nonostante la lotta al sommerso «abbia fatto recuperare 25 miliardi in due anni». Poi Tremonti ha ricordato il tema della dimensione delle imprese («il 95% del Pil è fatto da aziende con meno di 15 dipendenti). Infine il Meridione. «Il Nord Italia è la regione più ricca d'Europa» - ha detto Tremonti, mentre il Sud «è una realtà che va indietro e non avanza».

La questione meridionale
Su quest'ultimo punto in particolare ha insistito il ministro. «Da Milano a Roma in treno ci vogliono tre ore - ha ricordato - da Reggio Calabria a Roma è meglio che non vi dica quante ore ci vogliono. I treni che vengono da Nord hanno i moscerini schiacciati sui vetri per la velocità, quelli che vengono da Sud hanno i moscerini tranquilli. Non è impossibile cambiare le cose, ma ci vuole tempo». Il titolare del Tesoro ha definito quella del Mezzogiorno «la grande questione del paese». Come risolverla? In primo luogo il ministro ha sottolineato la situazione dei fondi europei. «Non vengono spesi - ha detto - e questo è un problema. Quest'anno stiamo rischiando di perdere 6 miliardi non spesi, ecco perché vorremmo usare quei soldi per il credito di imposta nel Mezzogiorno. La questione non è finanziaria, occorre sapere usare i fondi che ci sono già».

«Delle spiagge non me ne frega un tubo»
Il ministro ha parlato anche del recente decreto sviluppo respingendo le critiche rivolte al governo sulla questione delle spiagge (il governo ha rinnovato le concessioni prima per 90 e poi per 20 anni). «Adesso lo posso dire, non mi frega un tubo: le spiagge non c'entrano nulla, c'è stato un atteggiamento pittoresco» si sfoga Tremonti. Il ministro ha spiegato che la norma sul diritto di superficie dei litorali contenuta nel dl sviluppo «non c'entra nulla con le spiagge» ma ha come obiettivo il rilancio del turismo attraverso la creazione di «distretti a burocrazia zero».


14 maggio 2011