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Questo articolo è stato pubblicato il 22 febbraio 2012 alle ore 08:00.

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Un incontro informale al ministero dello Sviluppo economico. È quello che si è tenuto ieri mattina fra tra il ministro Corrado Passera, il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari e il responsabile di Confindustria per le Pmi, Vincenzo Boccia. Lo scopo? Esaminare i temi legati al credito bancario alle imprese, in particolare alle piccole. Nel corso del colloquio, secondo il poco che è trapelato ieri, sarebbero stati analizzati i temi legati all'accesso al credito, visto sia sul versante bancario sia su quello delle imprese.

Il tema, del resto, più che caldo, si è fatto incandescente: della necessità di scongiurare l'asfissia creditizia in un anno di recessione ha parlato esplicitamente, al Forex di Parma sabato scorso, il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, preoccupato di quella contrazione del credito pari a ben 20 miliardi segnalata dai dati dell'ultimo mese del 2011; dal canto suo, l'Abi ha "stressato" i propri timori relativi alla flessione della raccolta di risparmio; timori che, evidentemente, permangono anche in questo primo mese dell'anno, nonostante la massiccia iniezione di liquidità apportata a tutte le banche di Eurolandia da parte della Bce (finalizzata, peraltro, a garantire la sostituzione dell'apporto di liquidità fornito dai canali di raccolta che si sono inariditi); un'operazione, quella di concessione di crediti fino a tre anni da parte dell'Eurotower, che dovrebbe rinnovarsi in dosi anche più elevate il 29 febbraio prossimo.

Ce n'è quanto basta per spingere il governo italiano alla massima attenzione e disponibilità a facilitare il dialogo fra mondo del credito e singoli comparti industriali. Il tema del credito «è molto importante, è una vera e propria emergenza per il nostro Paese e tutti dobbiamo essere impegnati su questo» ha dichiarato ieri Corrado Passera, in un videomessaggio inviato al convegno di Federmeccanica a Firenze, dove ha sottolineato come «da una parte c'è da risolvere il problema dello scaduto, che crea indebitamento forzoso a tantissime aziende».

Per Passera, la credibilità «si recupera giorno dopo giorno, mese dopo mese» per far sì che il credito «possa ritornare nelle dimensioni adeguate a tutte le categorie d'impresa. Naturalmente - ha aggiunto - senza mai mettere a rischio il sistema bancario: sappiamo che il credito non dato adeguatamente, in taluni Paesi, in passato ha creato problemi enormi». Nel giro d'orizzonte che si è tenuto ieri presso il ministero si è parlato anche del nuovo piano in gestazione per sostituire il vecchio avviso comune sulla moratoria per il crediti alle piccole e medie imprese che dovrebbe contenere anche qualche elemento in più qualche «misura non convenzionale» secondo la definizione del presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari e che, anche per effetto dell'impulso dato alla discussione dal ministero, potrebbe arrivare rapidamente in dirittura d'arrivo. A parlarne da Firenze è la stata la stessa presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, affermando che l'associazione degli industriali firmerà «probabilmente entro giovedì» un nuovo accordo con l'Abi per «allungare i debiti». L'accordo, secondo quanto ha anticipato Marcegaglia, prevede «lo stesso tasso di prima e anche il fatto che le aziende che ne hanno beneficiato lo possono riavere». Che venga siglato effettivamente domani oppure che il disco verde arrivi la settimana prossima, come ha affermato invece il responsabile di Confindustria per le pmi, Vincenzo Boccia, il mix allo studio oltre alla riapertura dei termini per la moratoria dei crediti delle aziende e a interventi per incentivare le ricapitalizzazioni, dovrebbe contenere anche misure di supporto nel finanziamento del capitale circolante. E qui entra in gioco il problema dello smobilizzo dei crediti verso la Pa che qualcuno stima fra i 70 e i 90 miliardi. È questo il terreno sul quale i lavori sono ancora in corso e si stanno valutando varie ipotesi: da quella di puntare ad approvare quest'anno il recepimento della direttiva europea sui ritardi di pagamento che scade a marzo 2013 (il che permetterebbe di non accumulare in futuro una mole cosi ingente di debito pubblico sommerso) all'idea di aggredire lo stock dei crediti scaduti facendo in modo che la Pa certifichi un portafoglio di crediti, all'idea (che in piccola misura è stata già realizzata con il decreto cresci- Italia ) di pagare i crediti in Bot a quella di permettere la compensazione tra crediti verso la Pa e debiti dell'impresa verso il fisco.

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