Il Sole 24 Ore
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20 settembre 2011

Il comunicato stampa di S&P (tradotto in italiano)


Di seguito la traduzione di cortesia del comunicato stampa in inglese distribuito in data odierna da Standard and Poor's:
Standard & Poor's abbassa ad 'A/A-1' i rating sovrani non sollecitati della Repubblica Italiana a causa dell'indebolimento delle prospettive di crescita e dell'incertezza del contesto politico. Le prospettive rimangono negative

Premessa
• Il debito pubblico generale netto dell'Italia è il più alto tra i paesi sovrani con rating 'A'. Abbiamo rivisto le nostre stime sul debito pubblico netto dell'Italia e prevediamo che lo stesso continuerà a crescere ad un livello più elevato rispetto a quello precedentemente previsto.
• A nostro parere, le prospettive di crescita dell'economia italiana si stanno indebolendo e stimiamo che la fragilità della coalizione di governo e le divergenze politiche all'interno del Parlamento continueranno a limitare la capacità del governo di rispondere in maniera decisiva al difficile contesto macroeconomico interno ed esterno.
• A nostro parere, una performance più debole in termini di crescita economica limiterà probabilmente l'efficacia del programma di consolidamento fiscale basato sulle entrate.
• Abbiamo rivisto le nostre previsioni a medio termine sulla crescita reale del PIL allo 0,7% medio annuo tra il 2011 e il 2014 rispetto a quelle precedenti dell'1,3% (v. "Credit FAQ: Why We Revised The Outlook On Italy To Negative", 23 maggio 2011). Come parte della nostra analisi, abbiamo elaborato uno scenario macroeconomico "positivo" ("upside") e uno" negativo" ("downside") che potrebbero guidare, le nostre future azione di rating sulla Repubblica Italiana.
• Abbiamo abbassato i rating sovrani non sollecitati a breve e a lungo termine della Repubblica Italiana da ‘A+/A-1+' a‘A/A-1'.
• L'outlook negativo riflette la nostra opinione circa l'aumento dei rischi (scenario negativo) sulle finanze pubbliche correlati all'andamento della crescita reale e nominale del PIL, nonché ai rischi di attuazione del programma di consolidamento fiscale del governo.

Azione di rating
Il 19 settembre 2011, Standard & Poor's Ratings Services ha abbassato i rating sovrani non sollecitati (unsoliceted) a breve e lungo termine della Repubblica Italiana da ‘A+/A-1+'a 'A/A-1'. Le prospettive sono negative. La valutazione relativa al rischio di trasferimento e convertibilità rimane 'AAA', come per tutti i membri dell'eurozona.

Ratio
L'abbassamento dei rating riflette la nostra opinione circa l'indebolimento delle prospettive di crescita economica e circa la fragilità della coalizione di governo che insieme alle divergenze politiche all'interno del Parlamento continueranno probabilmente a limitare la capacità del governo di rispondere in maniera decisiva al difficile contesto macroeconomico interno ed esterno.

Sulla base dei nostri criteri in materia di rating sovrani, recentemente aggiornati, il downgrade è stato determinato prevalentemente dalle valutazioni sui rischi politici e sul debito. Non hanno invece inciso sul downgrade le valutazioni relative ad altri elementi della metodologia adottata, quali struttura economica, fattori esterni e monetari.
L'accresciuta stagnazione della domanda esterna, le misure di austerità del governo e una pressione al rialzo dei costi di finanziamento sia nel settore pubblico che in quello privato potranno tradursi, a nostro parere, in un indebolimento della crescita economica italiana rispetto a quanto previsto nello scenario di base di maggio 2011, quando l'outlook è stato modificato da stabile "a negativo". Riteniamo che l'andamento ad oggi a passo ridotto dell'attività economica italiana renderà difficile il raggiungimento dei nuovi obiettivi fiscali posti dal governo. Inoltre, ciò che noi consideriamo la cauta riposta alle recenti pressioni del mercato indica che il clima di incertezza politica circa le misure da adottare per far fronte ai problemi economici dell'Italia perdurerà anche in futuro.
A nostro parere, i provvedimenti contemplati dal Programma nazionale di riforma dell'Italia (PNR) e i relativi tempi di attuazione contribuiranno probabilmente in minima parte al miglioramento della ripresa economica dell'Italia, in particolare sullo sfondo della difficile situazione finanziaria e del programma di austerità fiscale del governo (v. "Italy Delivers", pubblicato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze in http://www.mef.gov.it/documenti/open.asp?idd=27880).
Le nostre minori aspettative circa le prospettive di crescita dell'Italia derivano anche da importanti ostacoli di natura strutturale come da noi già riporato in passato :
- i bassi tassi di occupazione e la rigida regolamentazione dei mercati del lavoro e dei servizi;
- ciò che noi consideriamo un settore pubblico efficiente;
- flussi di investimenti esteri relativamente modesti.

A nostro parere, le autorità continuano a essere riluttanti ad affrontare tali questioni (v. la nostra analisi integrale sull'Italia pubblicata il 1° dicembre 2010 su RatingsDirect, Global Credit Portal). Ad esempio, notiamo che nel dibattito politico del luglio 2011 sul Decreto Legge n. 98/2001 (convertito in Legge n. 111/2011), una serie di misure proposte sul versante dell'offerta, tra cui la liberalizzazione delle professioni, è stata accantonata o rimandata a causa dell'opposizione interna alla coalizione di governo e in Parlamento.
Il governo prevede che il programma di consolidamento fiscale comporterà un consolidamento fiscale cumulativo pari a circa, complessivamente, Euro 60 miliardi, rimandando i maggiori tagli al 2012 e al 2013 (v. "Italy Delivers", http://www.mef.gov.it/documenti/open.asp?idd=27880).
Riteniamo, tuttavia, che la proiezione del governo in termini di risparmi pari a Euro 60 miliardi potrebbe non essere realizzabile per tre motivi:
- in primo luogo, come descritto in seguito, riteniamo che le prospettive di crescita economica dell'Italia si stiano indebolendo;
- in secondo luogo, quasi due terzi dei tagli iscritti nel bilancio di previsione relativo al periodo, peraltro decisivo, 2011-2014 si basano su aumenti delle entrate in un Paese in cui il carico fiscale è già elevato; e,
- in terzo luogo, si prevede un aumento dei tassi di interesse.

Abbiamo rivisto lo scenario macroeconomico di base che riteniamo coerente con il downgrade e l'outlook negativo annunciati oggi. Rispetto allo scenario base di maggio 2011, lo scenario attuale ipotizza che la crescita annua del PIL, in termini reali, sarà di 0,6 punti percentuali più bassa della previsione per il 2011-14 a causa di un ulteriore rallentamento della crescita economica in termini di esportazioni, investimenti e consumi sia nel settore pubblico che in quello privato. Da maggio 2011, la situazione finanziaria italiana si è inasprita e la ripresa economica dei principali partner commerciali sia a livello globale, sia nell'eurozona è rallentata. Osserviamo inoltre che il nuovo scenario di base è molto simile allo scenario "negativo" ("downside") da noi pubblicato nel mese di maggio 2011.

Abbiamo inoltre adottato un nuovo scenario negativo" ("downside") coerente con un altro eventuale downgrade. Il nuovo scenario "negativo" ("downside") ipotizza che l'anno prossimo assisteremo a una lieve recessione, con una riduzione del Pil reale dello 0,6%, seguita da una modesta ripresa nel biennio 2013-14. Nell'attuale scenario " negativo" ("downside"), i principali elementi economici trainanti sono rappresentati dall'inasprimento della situazione finanziaria, con un aumento dei tassi di interesse sui titoli di Stato, nonché dal calo dei consumi del settore privato e delle esportazioni.

Abbiamo altresì adottato un nuovo scenario positivo" ("upside") che, ove si verificasse, riteniamo possa essere coerente con una revisione da negativo a stabile delle previsioni (outlook). Il nostro scenario "positivo" ("upside") ipotizza che le situazione finanziaria andrà via via migliorando, così come l'andamento della crescita del PIL, le esportazioni e gli investimenti. Per maggiori dettagli in relazione al nuovo scenario di base e agli scenari alternativi, si rimanda a alla nostra analisi sull'Italia pubblicata il 19 settembre 2011.

In tutti e tre gli scenari prevediamo che il livello del debito pubblico netto dell'Italia rimarrà il principale fattore di vulnerabilità per il rating per il prossimo futuro. Prevediamo che a fine 2011, il debito sarà pari al 117% del PIL rispetto al 100% nel 2007. Nell'ambito del nuovo scenario di base l'indebitamento netto diminuirà solo leggermente entro il 2014, assestandosi al 115% del PIL, simile a quello riportato nello scenario "negativo" ("down side") di maggio 2011.

La nostra analisi macroeconomica inoltre illustra le principali debolezze dell'Italia in termini di credito: anche sotto pressione, le istituzioni politiche italiane, l'incombere dei monopoli, i lavoratori del settore pubblico e i sindacati del settore pubblico privato ostacolano la capacità del governo di rispondere, in maniera decisiva, alla difficile situazione economica. Ad esempio, l'opposizione dei sindacati alla privatizzazione di Alitalia nel 2008 ha posto fine alla previsione di un eventuale rilevamento della società da parte di Air France. La resistenza esercitata in Parlamento nel luglio 2011 ha comportato la rinuncia da parte del governo ad inserire, nella propria agenda legislativa, proposte per la liberalizzazione delle professioni. Le barriere di natura non tariffaria agli investimenti diretti stranieri rappresentano, a nostro avviso, la ragione principale dei relativamente pochi investimenti stranieri diretti in entrata pari al 16% circa del PIL; si tratta di meno della metà rispetto a Francia o Spagna (con, rispettivamente, il 36% e il 46% del PIL) e meno della Germania (27%), nonostante i potenziali incrementi di efficienza derivanti dalle economie di scala nell'ambito del mercato comune europeo.

Con le elezioni nel 2013 e la debole posizione del governo in Parlamento, non è chiaro cosa si potrà fare per superare l'attuale empasse tra le istituzioni politiche e il governo. Riteniamo pertanto che l'Italia continuerà a rimanere vulnerabile ad accresciuti rischi "negativi" ("downside") di natura fiscale, economica e finanziaria.
Come osservato in precedenza, l'applicazione di tre degli elementi dei nostri criteri di valutazione dei rating sovrani, da noi recentemente aggiornati - cioè struttura economica, fattori esterni e monetari – non ha modificato, in modo sostanziale, il nostro parere dal mese di maggio 2011, quando è stato modificato l'outlook dell'Italia da stabile "a negativo", ad oggi. Continuiamo a valutare l'Italia come un Paese ad alto reddito, con un'economia diversificata e pochi squilibri esterni, nonostante, per quel che vediamo, delle prospettive di crescita deboli.

Riteniamo inoltre che i bilanci, sia delle famiglie che delle società, siano relativamente solidi, il che dovrebbe consentire al governo di valorizzare il risparmio locale in modo tale da favorire una più graduale consolidamento fiscale rispetto ad altri Paesi vicini dell'area sud-europea. Alla fine del 2010, il settore non bancario dell'Italia registra una posizione creditoria sostanziale netta verso l'esterno; per contro, la posizione debitoria netta verso l'esterno del settore pubblico risulta pari a Euro 804 miliardi (52% del PIL). Osserviamo che recentemente il disavanzo delle partite correnti ha superato il 10% delle entrate correnti, ma prevediamo in futuro un'inversione di tendenza.
Prevediamo che il governo, in considerazione della difficile situazione fiscale, fornirà al sistema bancario nel breve termine un'assistenza diretta limitata e ci aspettiamo che la maggior parte dei Tremonti bond emessi da quattro istituti bancari nel corso della recessione del 2008-2009 per rafforzare il proprio capitale di vigilanza 'Tier 1' verranno rimborsati quest'anno.

Le prospettive (outlook) negative riflettono l'opinione di Standard & Poor's circa i rischi di raggiungimento degli obiettivi fiscali del governo nel periodo 2011-2014 e circa le incertezze relative all'attuazione puntuale delle riforme volte a favorire la crescita. A nostro parere, tali rischi darebbero vita ad un crescita più debole di quanto assunto nel nostro rivisto scenario di base . Inoltre, la paralisi politica potrebbe contribuire a ritardare le risposte politiche alle sfide macroeconomiche e potrebbe comportare notevoli slittamenti di natura fiscale.
Ove uno o più dei predetti rischi si materializzasse, il debito pubblico generale netto dell'Italia potrebbe aumentare rispetto all'attuale livello, peraltro già elevato. In tal caso, potremmo abbassare nuovamente i rating di breve e lungo termine. Un abbassamento dei rating potrebbe verificarsi anche se, contrariamente alle nostre previsioni, il disavanzo delle partite correnti rimarrà al di sopra del 10% delle entrate correnti anche dopo il 2013. Ciò potrebbe verificarsi se la bilancia commerciale italiana non migliorerà oppure se i disavanzi continueranno a crescere a causa dell'aumento dei costi di finanziamento.

D'altro canto, se il governo riuscirà ad ottenere il sostegno politico necessario per attuare riforme strutturali intese a promuovere la crescita, le quali, a loro volta, finiranno col favorire una riduzione sostanziale del debito pubblico netto nel medio termine, potremmo confermare i rating al livello attuale.
Come sempre accade, i rating sugli emittenti e le emissioni che dipendono dai rating a breve e lungo termine della Repubblica Italiana potrebbero a loro volta essere soggetti a modifica a causa dell'odierna azione di rating.
Criteri e ricerche correlati
· Sovereign Government Rating Methodology And Assumptions, 30 giugno 2011
· Criteria For Determining Transfer And Convertibility Assessments, 18 maggio 2009
· Credit FAQ: Why We Revised The Outlook On Italy To Negative, 23 maggio 2011
· Research Update: Republic of Italy Outlook Revised To Negative On Risk Of Persistent High Debt Ratio; 'A+/A-1+' Ratings Affirmed, 20 maggio 2011


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