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Questo articolo è stato pubblicato il 09 maggio 2012 alle ore 20:25.
L'ultima modifica è del 09 maggio 2012 alle ore 15:31.

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Le conseguenze sugli altri Paesi dell'area euro
Un'uscita della Grecia accentuerebbe nel breve periodo, a parer degli esperti, l'incertezza sui mercati e sui titoli dei Paesi periferici. «Stiamo già notando - continua De Palma - un ritorno dell'avversione al rischio. Una Grecia senza euro può anche essere vista come un fattore positivo perché l'Eurozona si libererebbe del suo anello debole, ma allo stesso tempo si andrebbero a guardare gli altri anelli, Portogallo, Spagna e anche Italia, che potrebbero essere colpiti da un ulteriore allargamento degli spread».

«Il maggiore pericolo resta a mio avviso la percezione che potrebbe succedere lo stesso a Irlanda, Portogallo e, soprattutto, a Spagna e Italia, il cosiddetto rischio contagio - argomenta Laura Tardino, strategist di Bnp paribas investment partners -. Credo che rimarrà "solo" una percezione - con effetti quindi potenzialmente molto negativi sui mercati finanziari, allargamento degli spread e discesa dell'azionario, che già vediamo in questi giorni, e di riflesso anche sull'economia reale, erogazione dei prestiti a imprese e consumatori ai minimi, - ma concretamente non credo che la Germania lo permetterà essendo queste economie importanti nel contesto europeo. Significherebbe ammettere il fallimento del progetto europeista. Non è comunque difficile immaginare cosa potrebbe accadere, se anche questi Paesi dovessero uscire dall'euro: svalutazione e inflazione con un aumento significativo dei fallimenti aziendali e un impoverimento legato al minor potere di acquisto».

«L'euro ne uscirebbe rafforzato perché si libererebbe di uno dei Paesi più deboli e problematici che tanto è costato alla comunità europea, dall'altro lato aumenterebbe in maniera enorme la pressione sugli altri Paesi deboli, Spagna, Portogallo e Italia», concorda Vedana.

Il fattore Germania
Insomma, gli esperti concordano che un'uscita della Grecia dall'euro (sostenuta largamente dalle attuali forze politiche) innescherebbe un caos imprevedibile, tanto per la Grecia quanto per i Paesi meno virtuosi dell'area. «L'unica a beneficiare della condizione attuale - sottolinea De Palma - è la Germania che ai tassi attuali sta ristruttrando il debito gratuitamente e sta aumentando le esportazioni».

Il problema dell'euro e l'euro?
Quale soluzione allora al problema? «Un'economia in difficoltà non può convivere con una valuta forte. L'Argentina ne è stato un esempio.
Se l'euro non svaluta, finanche l'Italia e la stessa Francia saranno destinate a soccombere. È solo questione di tempo. In tal senso va vista positivamente la vittoria in Francia del socialista Hollande, perché potrebbe spingere al cambiamento: Eurobond, Bce con doppio mandato fino all'azzeramnento dei tassi e a un quantitative easing (Bce che stampa moneta, ndr) che finalmente svaluterebbero l'euro - spiega Nicolò Nunziata, strategist di Jc&Associati -. La Grecia, come il Portogallo e l'Irlanda dovrebbero uscire, semplicemente perché al di là del rigore non avranno mai più alle attuali condizioni la capacità di crescere. La stessa Irlanda si sta salvando solo per l'aliquota bassa alle aziende estere ma in prospettiva in un contesto di maggiore integrazione dovrà rinunciare. L'importante è che l'uscita avvenga sotto la tutela del Fondo monetario internazionale. Ci sarebbe una svalutazione della nuova moneta e probabilmente sarebbe necessaria una ristrutturazione del debito, già pienamente scontata. A quel punto, come è successo in Argentina, potrebbero ripartire.

Un'uscita di questi Paesi per gli altri Paesi - prosegue Nunziata - potrebbe addirittura essere positiva, soprattutto se accompagnata da quelle misure di cui sopra. L'unico rischio è la resistenza della Germania, ma sono convinto che sarà superata, altrimenti continuando così si andrà inevitabilmente alla dissoluzione dell'euro, o all'uscita della Germania che sarebbe per tutti l'ipotesi migliore. Perché oggi è come se il Real Madrid giocasse in serie B».

www.twitter.com/vitolops

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