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Questo articolo è stato pubblicato il 07 febbraio 2013 alle ore 16:15.
L'ultima modifica è del 07 febbraio 2013 alle ore 14:04.

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Gianluca Baldassarri (Imagoeconomica)Gianluca Baldassarri (Imagoeconomica)

Militari del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza, che indagano su Mps, stanno eseguendo una perquisizione presso la Galvani Fiduciaria srl di Bologna. La società ha mandato alla gestione di titoli e liquidità - ieri sequestrati - per milioni di euro per conto dell'ex capo area finanza di Mps Gianluca Baldassarri. Secondo la procura di Siena, Baldassarri avrebbe 'scudato' «rilevanti patrimoni (somme ed attività finanziarie) detenuti all'estero a mezzo di fiduciarie».

I sequestri per un totale di circa 40 milioni di euro disposti ieri dalla Procura di Siena ed eseguiti dalla Guardia di Finanza - secondo quanto apprende l'Ansa - sono a carico, oltre che dell'ex capo area finanza di Mps, Gianluca Baldassarri, del suo vice Alessandro Toccafondi e di altre tre persone: Fabrizio Cerasani, David Ionni e Luca Borrone.

Questi ultimi tre sono entrati nel procedimento in quanto le loro liquidità - è scritto nel decreto di sequestro - sono emerse con riferimento a scudi fiscali che hanno effettuato negli anni 2009-2010 mediante il Monte dei Paschi di Siena, il cui provento è stato poi trasferito su conti correnti e dossier titoli accesi presso Allianz Bank Advisor Spa. Gli inquirenti sospettano che essi siano stati in contatto con gli ex vertici di Mps coinvolti nell'inchiesta.

A Cerasani - socio fondatore e direttore della società Enigma Securities di Londra e legale rappresentate in Italia (la società non viene mai citata nei decreti) - sono stati sequestrati circa sette milioni di euro; la stessa somma a Ionni (anche lui, secondo quanto si è appreso, collaboratore della società Enigma); a Borrone poco più di 200 mila euro. Il resto dei sequestri ha riguardato liquidità e titoli di Baldassarri (circa 19 milioni di euro) e Toccafondi (circa sette milioni).

È "sicura", secondo la procura di Siena, la "provenienza illecita delle liquidità e dei totali complessivamente amministrati" dalle cinque persone cui sono stati sequestrati circa 40 milioni di euro. E questo, si legge nei decreti di sequestro, ha "evidente valenza dimostrativa degli ipotizzati reati posti in essere dagli indagati".

I reati ipotizzati a carico degli indagati, i cui nomi nel decreto di sequestro sono coperti da omissis, sarebbero stati compiuti «mediante reiterate condotte fraudolente» e «con lo stabile contributo dei sodali che garantivano loro adeguato supporto e connivenze, nell'ambito di una struttura plurisoggettiva organizzata (Area Finanza Bmps) ove gli stessi hanno assunto un ruolo verticistico e di organizzazione della associazione criminale».

Le perdite potenziali dello scandalo derivati ammontano a 730 milioni di euro. È quanto è emerso emerge al termine del Cda del Montepaschi di Siena di mercoledì. In particolare 273,5 milioni fanno riferimento all'operazione Alexandria, 305,2 milioni a Santorini e 151,7 milioni a Nota Italia. Lo ha comunicato la banca al termine della riunione del cda, sottolineando che la base patrimoniale dell'istituto è «solida» con un core tier 1 al 12,1% proforma al 30 settembre 2012 tenendo conto dei Monti Bond e dell'impatto della correzione degli errori.

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