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Hugo Boss e la «strana coppia»

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Hugo Boss e la «strana coppia»

  • –Simone Filippetti

Doppia mossa Tamburi-Marzotto su Hugo Boss. La «strana coppia», il “Re delle Pmi” di Borsa (ma ormai convertito al lusso) e la famiglia di Valdagno (il ramo di Luca e Gaetano, della dinasty nata nell’800, quelli della Zignago Vetro), comprano una quota consistente della griffe tedesca: quasi l’8%. Con un assegno 550 milioni di euro.

Son due distinte operazioni, in realtà, ma unico il venditore: quel fondo Permira che aveva comprato il marchio quasi dieci anni fa.

Da una parte Tip, la boutique d’investimenti quotata del banchiere d’affari Giovanni Tamburi ha messo una fiche da 50 milioni sul marchio di alta fascia. Dieci volte più grosso, invece, quello dei Marzotto: la famiglia veneta reinveste e ritorna in grande spolvero nella ex azienda di famiglia (erano già al fianco d Permira dal 2007).

Hugo Boss, che ha un fatturato di 2,7 miliardi e una redditività lorda di 600 milioni, faceva parte del pacchetto di brand del lusso dentro a Valentino Fashion Group, che il fondo Permira comprò nel 2007 dalla famiglia Marzotto: ma non il ramo di Luca, bensì quello di Andre Donà dalle Rose che aveva creato un polo del lusso sotto la regia di Antonio Favrin. Luca e Gaetano erano rimasti fuori, salvo poi affiancare Permira, una delle tante puntate della «Saga di Valdagno». All’epoca, pagarono una cifra-monstre: era l’apice della bolla della finanza.

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MILANO

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Attorno a Valentino si giocò uno dei tanti scontri nella storia secolare della famiglia più turbolenta (e numerosa) del capitalismo italiano. Allo stesso tempo, otto anni fa molti puntarono il dito contro l’operazione monstre di Permira: pagava oltre 3 miliardi di euro con multipli mai visti prima. Si gridava alla bolla speculativa e quella su Vfg fu l’ultima grande scalata a leva del private equity in Italia. Dopo, arrivò la crisi. E il mercato non è più (secondo alcuni fortunatamente) risalito a quei livelli.

Il marchio tedesco è sempre stato la vera gallina dalle uova d’oro del gruppo Vfg. Poi nel 2012, Permira ha venduto la sola griffe Valentino al fondo Mayhoola dell’emiro del Qatar (un regalo alla moglie, innamorata della griffe dello stilista romano). E ora sta uscendo gradualmente anche da Boss. Il ramo dei Marzotto ha di fatto re-investito, con l’aiuto di Mediobanca e dello Studio Pedersoli&Associati. E pure tanto: 500 milioni di euro pari al 7% del capitale. Il che è indirettamente il segnale che nonostante il prezzo altissimo pagato allora, il fondo pan-europeo guidato in Italia da Fabrizio Carretti, ora sceso al 14%, aveva un approccio industriale .

Se con l’affondo su Hugo Boss i Marzotto sono tornati protagonisti nel lusso, e hanno riportato in Veneto la griffe, anche per Tamburi la mossa segna uno spartiacque: è il quarto “colpo grosso” nel lusso dopo Eataly (la boutique del cibo), il design di iGuzzini e i piumini Moncler. Per anni Tamburi è stato una sorta di talent scout di Piazza Affari:a lui si deve la «scoperta» Interpump e Datalogic. Poi, il salto di qualità, con Prysmian. Ora, con Hugo Boss, la consacrazione definitiva.

Con una differenza: Moncler, iGuzzini e Eataly sono società private con l’idea di portarle in Borsa. Hugo Boss, invece, è già quotata, alla Borsa di Francoforte. Per il banchiere, però, è già un affare: ha comprato 490mila azioni da Permira a 102 euro ciascuna. Ieri, il titolo quotava 106 euro. Una plusvalenza teorica di quasi 2 milioni.

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