Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 30 luglio 2015 alle ore 06:38.

My24

Snam ribadisce il suo interesse a entrare nell’azionariato di Tap (Trans Adriatic Pipeline), la società che gestisce la costruzione del gasdotto che garantirà il trasporto del gas dell’Azerbaijan in Italia passando per la Grecia settentrionale. E intanto il gruppo guidato da Carlo Malacarne manda in archivio i conti dei primi sei mesi del 2014 che mostrano un utile netto in salita del 9,1%, a 612 milioni di euro, sostenuto dalla riduzione del carico fiscale (anche per effetto della bocciatura della Robin tax) e dai maggiori proventi assicurati dalle partecipazioni messe di recente in cascina, un Ebitda a 1,4 miliardi di euro (+0,4%) e ricavi per 1,8 miliardi di euro, in crescita del 3,1% rispetto allo stesso periodo del 2014. Risultati che, come spiega il numero uno Malacarne, riflettono «la solidità della gestione operativa, la rigorosa disciplina finanziaria e il crescente contributo delle nostre società partecipate. Proseguiamo il nostro selettivo piano di investimenti focalizzato al potenziamento delle infrastrutture gas italiane e alla sempre maggiore integrazione delle reti europee».

Snam vuole crescere ancora, dunque. E, davanti agli analisti, l’ad Malacarne, affiancato dal cfo Antonio Paccioretti, conferma di guardare al Tap. «È un progetto chiave - spiega l’ingegnere pavese - e nel caso in cui qualche socio voglia vendere la propria quota siamo pronti a valutare l’entrata». Di certo, non c’è ancora nulla al netto dei rumors insistenti sulla volontà di Statoil e Bp di voler vendere le loro quote (entrambi detengono il 20%). Ma le dichiarazioni consegnate nei giorni scorsi alla stampa dal presidente azero, Ilham Aliyev, interpellato su un possibile ingresso di Snam, sono di sicuro il migliore viatico per un passo avanti del gruppo di Malacarne. «Perché no? Se qualcuno vuole ridistribuire parte delle proprie quote ad altre compagnie non vedo problemi».

I numeri della semestrale sono dalla sua. Anche sul fronte del flusso di cassa netto da attività operativa (1,14 miliardi di euro) che ha permesso di coprire interamente gli investimenti del periodo (559 milioni) e di generare un free cash flow di 587 milioni. L’indebitamento si attesta a 13,9 miliardi di euro in rialzo di 284 milioni rispetto al dato di fine dicembre dopo il pagamento della cedola 2014 (875 milioni). Ma Snam, come rimarca il cfo in conference call, sta portando avanti la manovra di ottimizzazione del suo debito («già nel primo semestre siamo riusciti a portare il costo medio dal 3,2 al 2,9%», precisa).

E poi c’è il capitolo risolto di Italgas con la revoca, come reso noto da Snam nei giorni scorsi, dell’amministrazione giudiziaria. Malacarne fa un po’ di conti sugli effetti della misura cautelare. «L’impatto in termini di costi operativi dell’anno in cui Italgas è stata commissariata corrisponde a una cifra tra i 6 e i 10 milioni di euro, che vanno classificati come costi non ricorrenti». Nessuna falla, precisa l’ad, nel sistema di controllo interno. «Sono state delineate e condivise specifiche misure organizzative e procedurali all’interno di Italgas - prosegue Malacarne - attraverso un processo di efficace collaborazione tra Snam e gli amministratori giudiziari. Gli esiti verranno opportunamente monitorati dall’organismo di vigilanza di Italgas». L’azienda, chiosa l’ad, «assicurerà il flusso di informazioni alle autorità competenti come previsto dalla legislazione italiana (il decreto 159 del 2001, ma Italgas ha proposto ricorso in appello contro questo tassello, ndr)».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta la notizia