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Questo articolo è stato pubblicato il 21 agosto 2015 alle ore 07:18.

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C’è un mega tesoretto da 540 milioni di euro nel forziere di Fineldo, la cassaforte della famiglia marchigiana Merloni. Mezzo miliardo che segna l’addio del gruppo di Fabriano dalle vesti di industriali e imprenditori e li battezza ufficialmente come “rentier”. La vendita della storica casa di elettrodomestici Indesit, decisa dalla terza generazione della famiglia dopo quasi 100 anni di storia.

Dopo anni di magra, con bilanci ridotti al lumicino, la holding che custodisce (o meglio custodiva) l’impero creato dal ramo di Vittorio segna un risultato record: 250 milioni di utili più altri 400 milioni freschi freschi messi a reddito in gestioni patrimoniali. È l’effetto dell’addio della famiglia alla storica azienda Indesit, il big italiano degli elettrodomestici fondato negli anni ’30 del 900 dal patriarca Aristide Merloni (operaio di bilance a Torino, tornato nella sua Fabriano per inventarsi la Ariston).

Dopo un lungo periodo di tensioni interne e scontri tra i quattro figli (Andrea, Aristide, Maria Paola e Antonella), con il passo indietro dell’erede designato Andrea, è arrivata la vendita in blocco al colosso Usa Whirlpool. Incasso di 537 milioni: a tirare le fila è stata la super-banca d’affari Goldman Sachs (che, si apprende dal bilancio, è stata ricompensata con un assegno di circa 6 milioni di euro). Contropartita: oggi la holding si trova priva del suo asset principale e destinata forse allo smantellamento, come alcuni rumors, che la famiglia ha finora smentito, vorrebbero. In pancia, a ben vedere, ha ancora delle partecipazioni: la più importante è quella in un’altra storica azienda, la Panini delle celebri figurine.

Ma anche il 2015 sarà un altro anno di disarmo (e plusvalenze): nei mesi scorsi il ramo Merloni di Vittorio ha venduto anche la quota che aveva nella Ariston Thermo, l’azienda del fratello Francesco, nata da una costola della Ariston. A comprare è stato lo stesso Francesco, che di fatto si è ricomprato tutta l’azienda, liquidando gli altri fratelli (ha rilevato anche il pacchetto della defunta Ester Merloni), dopo che due anni fa aveva pure “estromesso” le banche creditrici, riscattando pure il loro pacchetto. Non è finita perché sempre nel corso di quest’anno, informa il bilancio, la cassaforte incasserà la tranche finale di una quota della Panini venduta due anni fa. A quel punto, Fineldo assomiglerà sempre più a una scatola (semi)vuota, una investment company pura che gestisce partecipazioni e titoli: il portafoglio finanziario della Fineldo conta titoli Mediobanca,Unicredit,Veneto Banca, Gasplus, più quote di fondi di private equity Mid Industry, Alto Partner e Trilantic dell’ex Lehman Brothers Vittprio Pignatti Morano.

Il grosso del gruzzolo intascato da Whirlpool, circa 400 milioni, è stato “parcheggiato” in gestioni patrimonali. Già a fine anno 2014, a tre mesi dall’incasso, aveva fruttato 9 milioni di rendita. Per ora, però, la famiglia ha deciso di non incamerare niente di questo fiume di denaro: i 250 milioni di utile sono stati tutti accantonati come riserva nella casse della holding.

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