Finanza & Mercati

Il caso Volkswagen affossa le Borse e il settore auto. L’Europa perde…

  • Abbonati
  • Accedi
LA GIORNATA DEI MERCATI

Il caso Volkswagen affossa le Borse e il settore auto. L’Europa perde oltre il 3%, Wall Street chiude negativa

Giornata di pesanti vendite sulle Borse continentali che hanno chiuso gli scambi in profondo rosso. Il paniere continentale Stoxx 600 ha perso il 3,11% con Milano a -3,34%, Parigi a -3,44% e Francoforte a -3,66% (qui il saldo dei principali indici europei). È anche oggi il settore auto il bersaglio dei ribassisti (qui il grafico di giornata dell’indice settoriale europeo) frenato ancora dalla performance delle azioni Volkswagen che, dopo il tonfo di ieri (-18%), faticano a riprendersi anche sulla scia delle notizie secondo cui lo scandalo sui test di emissioni potrebbe ampliarsi oltre il mercato americano. Oggi il titolo ha lasciato sul terreno un altro 19 per cento.

Chiusura in territorio negativo per Wall Street. Il Dow Jones perde l'1,10% a 16.328,60 punti, il Nasdaq cede l'1,50% a 4.756,72 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno l'1,2% a 1.943 punti. L'euro e' scambiato a 1,1131 dollari. A pesare ancora una volta e' la preoccupazione per un rallentamento dell'economia globale capitanato dalla Cina, le cui stime di crescita oggi sono state tagliate dall'Asian Development Bank.

Questa mattina il ministro delle Finanze francese Michel Sapin ha dichiarato: «Sarà necessario procedere con una indagine sul caso Volkswagen a livello europeo». Le autorità della Corea del Sud da parte loro hanno annunciato un indagine a proposito. Oltretutto il mercato ha accolto molto male le ammissioni della casa tedesca sui numeri dei veicoli coinvolti (11 milioni) e soprattutto sugli accantonamenti fatti per fronteggiare le spese dello scandalo: 6,5 miliardi di euro.

Lo scandalo non colpisce solo le azioni Volkswagen ma tutto il comparto auto. A Piazza Affari le azioni di Fiat Chrysler Automobiles e della controllante Exor sono state sospese dalle contrattazioni per eccesso di ribasso.

Un contributo negativo alla performance dei listini arriva poi dal comparto minerario (qui il grafico di giornata dello Stoxx 600 Materie Prime) che paga le rinnovate pressioni sui prezzi delle commodities (qui le quotazioni in tempo reale delle principali materie prime). Anche il comparto Oil & Gas (qui il grafico dello Stoxx 600 Energia) è in forte ribasso. Un contesto non ottimale per il titolo Eni che non a caso figura tra i peggiori del listino milanese.

A Piazza Affari poi soffrono le azioni delle utilities (qui il grafico dell’indice Ftse Italia Utilities) sulle indiscrezioni, diffuse dal Sole 24 Ore, di una nuova Robin Hood Tax (la vecchia è stata bocciata a inizio anno dalla Corte Costituzionale). In particolare, l'esecutivo starebbe lavorando sulla compatibilità del nuovo prelievo con le accise pagate dalle imprese che operano nel settore energetico.

L’ondata di vendite che ha colpito il settore materie prime nel suo complesso è strettamente connessa al rafforzamento del biglietto verde (qui il grafico di giornata dell’euro-dollaro) dopo le rinnovate speculazioni del mercato sui tempi di un possibile rialzo dei tassi negli Usa.

Dopo che la scorsa settimana la Fed aveva deciso di rinviare la stretta sul costo del denaro sono arrivati diversi commenti di banchieri che si sono espressi in favore di un ritocco del costo del denaro entro l’anno. L’ultimo in ordine di tempo ad esprimere tale opinione è stato presidente della Fed di Atlanta Dennis Lockart. Prima di lui anche i presidenti delle sedi di San Francisco, St Louis e Richmond avevano espresso la propria fiducia nel fatto che i tassi negli Usa saranno rialzati entro la fine dell’anno.

Alla debolezza del mercato azionario fa da contraltare la ripresa di quello obbligazionario. Dopo i rialzi dei tassi dei giorni scorsi oggi tutti i principali rendimenti dei titoli di Stato continentali a 10 anni sono in ribasso. La leggera risalita del differenziale di rendimento tra Italia e Germania (qui il grafico di giornata dello spread) è imputabile non tanto a una debolezza dei BTp quanto a una miglior performance degli omologhi tedeschi Bund.

© Riproduzione riservata