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Per 41% operatori Piazza Affari tornerà a crescere ma i pessimisti salgono al 24%

L'avvio choc di questo inizio di 2016 ha prodotto un forte aumento della volatilità e di conseguenza di incertezza fra gli investitori ma per il momento la maggioranza degli operatori rimane convinta che nei prossimi mesi gli indici rimarranno stabili o addirittura cresceranno, anche se aumenta la percentuale di chi vede nubi all'orizzonte.

E' quanto emerge dal sondaggio di gennaio condotto da Assiom Forex in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor e a cui hanno partecipato 267 operatori dei mercati finanziari. Nel complesso la percentuale di quanti vedono un rialzo dei corsi azionari da qui ai prossimi sei mesi è ora pari al 41%, ben 10 punti in meno di un mese fa, con un 5% di ottimisti hard core che prevede un aumento superiore al 10% mentre la maggior parte, il 36%, ritiene che il rialzo sarà contenuto tra il 3% e il 10%. A dicembre questi due sottoinsiemi erano rispettivamente all'8% e al 43% e il totale dunque di operatori che vedeva un rialzo nei sei mesi successivi era del 51%.

Scende al contempo il numero di quanti ritengono che gli indici rimarranno stabili: in dicembre erano il 40% mentre ora sono il 35% e aumenta sensibilmente dal 9% al 23% il numero di quanti ritengono che i mercati vadano incontro a ribassi compresi tra il 3% e il 10% con un ulteriore 1% di operatori che mette in contro una correzione superiore al 10%. “Il primo sondaggio del 2016 – spiega il presidente di Assiom Forex, Giuseppe Attanà - è caratterizzato dalla più bassa percentuale di stime di rialzo degli ultimi 12 mesi e per contro vi è la più alta percentuale degli ultimi 12 mesi di chi prevede ribassi. E' chiaro che le forti flessioni di questo inizio d'anno hanno ovviamente inciso e tutt'ora incidono sull'umore degli operatori.

Nel complesso, lo scenario, benché imponga cautela, non appare così negativo come sembra manifestare l'elevata volatilità dei mercati azionari in questo primo scorcio d'anno”. Sul fronte dello spread, secondo il 57% degli operatori, il differenziale tra Btp e Bund a 10 anni rimarrà compreso fra i 75 e i 100 punti base mentre per l'1% degli interpellati è possibile una discesa addirittura sotto quota 75 punti. A dicembre le percentuali erano rispettivamente al 65% e al 2%, per un totale del 67%. Di converso sale al 35% la percentuale di quanti vedono uno spread compreso tra 100 e 125 punti (dal 28%) mentre passa dal 5% al 7% la quota di quanti mettono in conto uno sforamento oltre tale soglia.

Secondo il 70% degli operatori inoltre il 2016 sarà caratterizzato da forti turbolenze nei rapporti fra monete e non è da escludere un'esplosione tout court di una guerra valutaria caratterizzata da forti svalutazioni soprattutto nelle economie emergenti. Le turbolenze non dovrebbero tuttavia riguardare anche il rapporto euro-dollaro se è vero che il 44% degli operatori prevede un rapporto stabile nel corso dei prossimi sei mesi (erano il 39% in dicembre) mentre il 38% mette in conto un ulteriore indebolimento della moneta unica, in calo dal 46% del mese precedente.

“Una netta maggioranza dei nostri associati che hanno partecipato al sondaggio – ha aggiunto Attanà – prevede un anno di forti turbolenze valutarie ed è interessante notare come il risultato è diverso da quello che esamina le previsioni sul cambio euro-dollaro che prevede una sostanziale stabilità. Ne consegue che nell'analisi degli operatori saranno proprio le valute dei paesi emergenti a restare sotto la luce dei riflettori e in effetti l'instabilità finanziaria di diversi paesi emergenti è aumentata e tali paesi tendono a proteggersi attraverso una svalutazione della loro moneta, tendenza ormai già in corso e che probabilmente proseguirà nei prossimi mesi”.

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