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Dopo le perdite miliardarie, Consoli chiede 3,5 milioni a Veneto Banca

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Dopo le perdite miliardarie, Consoli chiede 3,5 milioni a Veneto Banca

C’è anche Vincenzo Consoli, l’ex padre-padrone al vertice di Veneto Banca ininterrottamente dal 1997, tra le persone che hanno un contenzioso con l’istituto di Montebelluna. Il suo casus belli è legato alla remunerazione dopo l’addio di fine luglio del 2015. Consoli, come si evince dall’ultima relazione sulle politiche remunerative della banca, ha chiesto di recente tramite i propri legali il pagamento di 3,46 milioni di euro che non gli sono stati riconosciuti per le sue dimissioni. All’ex ad e poi direttore generale della banca, finita come tutti sanno in acque assai perigliose, sono stati riconosciuti per i sette mesi di lavoro del 2015 “solo” 730mila euro comprensivi dell’indennità di mancato prea vviso da 150mila euro. Per Consoli sono pochi, si sente defraudato soprattutto perchè non sono stati rispettati gli accordi del 31 luglio. Il patto di risoluzione consensuale prevedeva infatti l’elargizione complessiva di 3,65 milioni di euro. Dentro c’erano 1,8 milioni di patto di non concorrenza; 900mila euro a titolo transattivo; 761 mila euro di penale per la banca per la risoluzione anticipata e l’indennità di mancato preavviso. Gli sono stati pagati invece solo lo stipendio base per i 7 mesi e l’indennità di mancato preavviso. I nuovi vertici consapevoli del disastro della banca hanno messo mano a gennaio del 2016 alle clausole su malus e claw back per decidere di non pagare i corrispettivi del patto siglato nell’estate scorsa con Consoli. Non si sa cosa accadrà e chi la spunterà in sede giudiziale. Consoli ha fatto sapere di essersi riservato di agire in sede giudiziaria «per il ristoro delle proprie pretese». Certo è che la lunga gestione dell’ex dominus, che da direttore generale aveva uno stipendio fisso lordo di 900mila euro l’anno si è chiusa con una banca con perdite miliardarie e che ora senza il miliardo di nuovo capitale non può stare in piedi.

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