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Petrolio, tra Russia e Arabia Saudita un asse che sostituirà…

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energia e politica

Petrolio, tra Russia e Arabia Saudita un asse che sostituirà l'Opec?

(Afp)
(Afp)

Un patto tra Arabia Saudita e Russia per stabilizzare il mercato del petrolio, che getta le basi per un intervento con o senza l’aiuto di altri produttori. È questo l’aspetto più importante - e la vera novità - dell’accordo sottoscritto dai due paesi a margine del G-20 di Hangzhou, un accordo tanto più rilevante in quanto le relazioni tra Riad e Mosca non si possono certo definire idilliache: basti pensare alle posizioni sul conflitto in Siria o ai rapporti con l’Iran.

Il testo siglato dal ministro saudita dell’Energia Khalid Al Falih e dal suo omologo russo Alexander Novak (dopo un incontro tra il principe Mohammad Bin Salman e il capo del Cremlino Vladimir Putin) rappresenta un significativo passo avanti, anche in termini di avvicinamento politico tra i due paesi. Arabia Saudita e Russia, vi si afferma, hanno un «desiderio comune di espandere ulteriormente le relazioni bilaterali in campo energetico», che deriva dal fatto che insieme «hanno la responsabilità di produrre oltre il 21% della domanda globale di petrolio»: un’affermazione che sembra alludere alla possibilità, quanto meno teorica, di un asse alternativo all’Opec. Anche perché i ministri sostengono, nello stesso testo, di essersi accordati per agire «congiuntamente oppure con altri produttori» ai fini di mitigare la volatilità sui mercati.

Mosca e Riad hanno anche costituito una task force bilaterale con il compito di «rivedere con continuità i fondamentali di mercato e raccomandare misure e azioni comuni mirate ad assicurare la stabilità e la predicibilità dei mercati petroliferi». Il gruppo si riunirà a ottobre a Mosca e poi a novembre, a margine del vertice Opec di Vienna.

Manca, almeno per ora, l’annuncio di una qualsiasi azione concreta per risollevare il prezzo del greggio. Ed è probabilmente per questo che gli investitori - che ormai hanno fatto il callo agli annunci di ipotetici interventi da parte dell’Opec e della Russia - hanno reagito con scetticismo: le quotazioni del petrolio, che si erano impennate di oltre il 5%, riportando il Brent vicino a 50 dollari, a fine seduta salivano del 2% scarso. Il riferimento europeo ha chiuso a 47,63 dollari.

«Abbiamo diversi strumenti a disposizione per azioni congiunte», si è limitato a dire il ministro Novak. Parlando con agenzie di stampa russe, ha poi detto di aver preso in esame con Al Falih anche l’eventualità di tagli di produzione, ma che l’ipotesi su cui si sta concretamente lavorando in vista degli incontri di Algeri, a fine mese, è quella di un congelamento dell’output per un periodo fino a sei mesi, sui livelli di luglio, agosto o settembre: altissimi dunque, oltre un milione di barili al giorno in più rispetto ai livelli - all’epoca già da record - che erano stati considerati durante il fallito vertice di Doha, lo scorso aprile.

Il saudita Al Falih dal canto suo ha ulteriormente raffreddato le aspettative, affermando - solo poche ore dopo la firma dell’accordo coi russi - di non ritenere urgente un intervento sui mercati, poiché domanda e offerta di petrolio «torneranno più o meno in equilibrio quest’anno». «Congelare la produzione è una delle possibilità preferite ma non deve per forza accadere oggi - ha detto il ministro davanti alle telecamere di Al Arabiya -. Il mercato va meglio e ci siamo resi conto che i prezzi riflettono questo miglioramento».

È comunque vero, ha concesso Al Falih, che «una decisione collettiva, coordinata e appropriata sulla produzione aiuterebbe a riportare in equilibrio il mercato e a ridurre le scorte in modo più tempestivo». «Non possiamo ancora addossarci da soli la responsabilità - ha aggiunto il ministro -. Giocheremo un ruolo di leadership e spingeremo gli altri ad unirsi. Siamo ottimisti che agli incontri di Algeri si raggiungerà il quorum».

Anche il nodo dell’Iran non sembra risolto. Mosca, ha ribadito Novak, ritiene che sarebbe giusto esentare dai limiti Teheran, per consentirle di tornare ai livelli produttivi di prima delle sanzioni. Ma all’interno dell’Opec, riconosce il russo, non tutti sono d’accordo. E tra questi c’è proprio il saudita Al Falih, secondo cui gli iraniani avrebbero già recuperato a sufficienza. Proprio ieri peraltro la compagnia iraniana Nioc ha comunicato che punta ad aumentare la produzione da 3,8 a 4 milioni di barili al giorno tra 2-3 mesi, se ci sarà domanda, per arrivare a 4,3 mbg a inizio 2017 e poi a 5 mbg nel giro di 2-3 anni.

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