
Prezzi in consolidamento al London Metal Exchange dopo la forte ripresa che ha portato l’indice Lmex, riferito alle quotazioni dei metalli non ferrosi, ai massimi da oltre un anno. Nonostante le prese di beneficio intervenute ieri a fine giornata, l’indice è rimasto in “bull market”, ossia in rialzo di oltre il 20% rispetto ai minimi di gennaio.
Gli spunti al rialzo, particolarmente forti giovedì e venerdì scorsi, avevano beneficiato anche il rame, spingendolo al record da due mesi (4.889 $/tonnellata, base tre mesi). Stagno e zinco, prima di ritracciare, ieri hanno di nuovo aggiornato il record da due anni (rispettivamente a 20.150 $ e 2.407,50 $).
L’interesse degli investitori si è spostato di recente anche sul piombo, che era stato a lungo trascurato ma che ha preso a correre dopo un improvviso intensificarsi degli scambi: negli ultimi due giorni della scorsa settimana quelli per via elettronica al Lme avevano superato rispettivamente 7mila e 10mila lotti (da 25 tonnellate), livelli decisamente superiori al normale volume giornaliero di 3–4mila lotti. Il prezzo si è intanto mosso al rialzo fino a raggiungere venerdì 2.157 $ (base tre mesi), il massimo da oltre un anno, per poi chiudere a 2.123 $ riportandosi a circa 250 $ di sconto sullo zinco, con il quale in natura si trova negli stessi minerali nel rapporto di circa 1:3/1:4.
Il rialzo del piombo è iniziato nonostante una decina di giorni fa un’agenzia avesse annunciato, sulla base di quattro fonti, l’imminente entrata nei magazzini Lme di almeno 20mila tonnellate di piombo raffinato per mano di uno dei principali commercianti internazionali, che sarebbe stato detentore di grandi quantità di piombo “off-warrant” (ossia non giacente in depositi Lme). Quel giorno il prezzo del piombo calò dell’1,6%, mentre gli altri metalli del listino ebbero poche variazioni. Ma fu una perdita che precedette il rialzo sino a quasi il 9% della scorsa settimana, perché la notizia ribassista veniva oscurata da quella sulla chiusura di una raffineria con il risultato di spingere all’acquisto i Cta, fondi speculativi sul breve termine.
Si è attenuata nel frattempo la spinta rialzista sul nickel, che si basava su ulteriori chiusure di miniere nelle Filippine: il governo locale ha infatti affermato che non tutte le venti miniere segnalate come passibili di chiusura potrebbero essere fermate in aggiunta alle dieci già sospese da qualche settimana. A frenare le previsioni di minor offerta mineraria è inoltre giunta la notizia che l’Indonesia starebbe riprendendo le esportazioni verso la Cina sia di ferro-nickel che di nickel-pig iron.
È continuata intanto la lenta fase di ripresa del rame, che tecnicamente è posizionato per riportarsi in una fascia di oscillazioni sopra 4.900 $ (base tre mesi). A sostenerlo c’è anche il calo delle giacenze di catodi nei magazzini dello Shanghai Futures Exchange, scese la scorsa settimana di oltre 23mila tonnellate a 107 mila, bilanciando così - agli occhi degli operatori - le ultime entrate nei magazzini Lme, che sempre più vengono intese come trasferimento di rame dalla Cina ai magazzini di Londra, piuttosto che improvviso incremento globale dell’offerta.
La corrente settimana vede tuttavia i cinesi in festa nazionale, per cui almeno in teoria non si attendono grandi movimenti al Lme.
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