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Save, nuovo vertice Marchi-De Vido

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Save, nuovo vertice Marchi-De Vido

  • –Marigia Mangano

Nuovo summit tra Enrico Marchi e Andrea De Vido. Ieri a Padova i due soci di Finint, cassaforte che indirettamente tiene le redini del 60% di Save, accompagnati dai rispettivi advisor si sono incontrati per tentare l’ennesima mediazione che sciolga i nodi nati per le difficoltà finanziarie maturate recentemente da De Vido. Il vertice sarebbe stato interlocutorio ma sullo sfondo starebbero prendendo corpo un paio di scenari che potrebbero mettere fine al confronto tra i due azionisti Finint. Come è noto De Vido ha un’esposizione personale piuttosto importante nei confronti di Veneto Banca, si parla di quasi 100 milioni. L’istituto avrebbe chiesto al finanziere di rientrare da buona parte delle linee di credito concesse. E per questo la strada appare ora obbligata: De Vido deve valorizzare le proprie quote in Finint. La partecipazione è detenuta attraverso differenti veicoli ed è pari al 50% della holding. Questa stessa quota però, stando a documenti ufficiali, sarebbe in gran parte in pegno a UniCredit e Veneto Banca, anch’esse pronte a far valere le proprie garanzie.

Ma chi potrebbe essere l’acquirente della quota? A rigor di logica il candidato naturale sembrerebbe essere Marchi. Tanto più considerato che i due ex alleati hanno condiviso per anni il controllo dell’aeropor to di Venezia. L’operazione è però particolarmente impegnativa ed è fondamentale capire se l’imprenditore ha le spalle sufficientemente larghe per reggerla. E in quest’ottica si starebbe ragionando attorno a una possibile soluzione ponte che vedrebbe le banche advisor e creditrici, Intesa Sanpaolo e UniCredit, pronte a sostenere Marchi attraverso la concessione di un bridge loan in vista del successivo intervento di un partner terzo. In ragione di ciò il prezzo diventa evidentemente un tassello chiave da definire. Nel bilancio Finint la partecipazione in Save è iscritta a 144 milioni in termini di patrimonio netto ma il valore “implicito” emergente dalla catena di controllo è attorno ai 340 milioni, pari a 7,9 euro a titolo contro un valore di Borsa di 17,5 euro. Non va dimenticato, tuttavia, che Finint non è solo Save ma ha anche un complesso portafoglio di attività oltre a debiti che a livello consolidato sono attorno ai 300 milioni. Definire un valore, dunque, appare assai complesso. Tanto più perché non vanno sottovalutati i risvolti di una simile mossa: il potenziale cambio di controllo in Finint potrebbe far scattare l’obbligo di Opa. L’offerta sarebbe certamente gravosa, basti ricordare che il titolo ora viaggia sui massimi con una capitalizzazione di Borsa ormai prossima a 1 miliardo. Ecco perchè l’eventuale “azzardo” di Marchi implicherebbe per forza il coinvolgimento di un azionista terzo, come un grande fondo infrastrutturale capace di sostenere il potenziale esborso.

Da capire, poi, la posizione che potrebbe assumere Atlantia nella partita. La holding della famiglia Benetton attraverso due distinte operazioni è salita poco sopra il 22% dello scalo veneto. La società ha sempre dichiarato che si tratta di una partecipazione finanziaria. Tuttavia, è innegabile l’interesse industriale latente stante il controllo che Atlantia ha su Aeroporti di Roma e l’acquisto dell’Aeroporto di Nizza perfezionato un mese fa. Peraltro, la società in questo momento ha in cantiere la cessione di una quota di minoranza di Autostrade per l’Italia, operazione che arricchirebbe le dotazioni già rotonde della società di concessioni. Certo l’ingresso di Atlantia in un veicolo chiuso come Finint non appare una mossa in linea con le abitudini della holding. Tuttavia potrebbe rivelarsi, nel caso, solo un passaggio di un più complesso riassetto della catena di controllo. Anche perché non va dimenticato che tra Finint e Save è presente Agorà che detiene il 60% dello scalo. La stessa Agorà, però, è partecipata per il 43,1% da Morgan Stanley. L’intesa con la banca scade a ottobre 2019, tuttavia, l’istituto può esercitare una finestra d’uscita tra il 15 e il 19 gennaio 2018. Finint ha un diritto di prelazione e la possibilità di presentare un terzo soggetto acquirente ma allo stesso modo Morgan Stanley potrebbe attivare un diritto di co- vendita, che De Vido, probabilmente, sarebbe ben felice di far scattare anche se da solo non può.

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