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Opa Ei Towers, mossa che apre la via del consolidamento

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L’analisi

Opa Ei Towers, mossa che apre la via del consolidamento

L’Opa Ei Towers di F2i e Mediaset è una mossa che sa di consolidamento (Ansa)
L’Opa Ei Towers di F2i e Mediaset è una mossa che sa di consolidamento (Ansa)

Per F2i è un modo di impiegare una parte dell’ingente liquidità raccolta per investimenti infrastrutturali (circa un quarto dei 2 miliardi a disposizione), per Mediaset di concentrarsi ancora di più sul core business e di monetizzare una cifra vicina ai 200 milioni pur mantenendo (per ora) la stessa quota in Eitowers. Per il mercato italiano è l’operazione che smuove le acque in vista del probabile avvio del processo di consolidamento delle torri.

L’Opa da 57 euro per azione preannuciata su Eitowers dal veicolo partecipato al 60% da F2i e al 40% da Mediaset vale 1,61 miliardi nell’ipotesi di enplein al 100% (il minimo è il 90%). Il finanziamento è fino a 480 milioni, l’esborso cash al massimo per i due soci è di 1,13 miliardi. Mediaset conferirà al veicolo gli 11,3 milioni di azioni che detiene nella società delle torri broadcast, incassando 644 milioni, e ne reinvestirà 452 milioni (nell’ipotesi di adesione al 100%), monetizzando quindi 192 milioni. Non gestirà più Eitowers, che sarà deconsolidata, sguarnendosi così di un implicito argine di difesa verso Vivendi che, evidentemente, non ritiene più una “minaccia”: superata la diatriba sull’Opa a cascata, che secondo i legali del Biscione (ma non secondo i legali dei francesi) sarebbe stata d’obbligo anche sulla partecipata delle torri.
La quota indiretta in Eitowers - tra il 35% e il 40% a seconda
delle adesioni all’Opa - potrà ora diluirsi senza remore se partirà il processo di consolidamento.

Tre anni fa Eitowers aveva tentato l’Opa su Raiway, ma il Governo aveva stoppato le avances imponendo per decreto il mantenimento in mani pubbliche di almeno il 51% della società delle torri della Rai. Il vincolo non è venuto meno - F2i è un fondo privato anche se tra i soci dell’Sgr c’è la Cdp (con una quota limitata al 14%) - ma la valenza industriale di un’ipotetica aggregazione resta: gli analisti stimano in 280-350 milioni il valore delle potenziali sinergie. La Borsa ci crede - o perlomeno ci spera - visto che Raiway ieri ha spiccato un balzo di oltre il 20% portando a 11 volte il multiplo Ev/Ebitda 2018 rispetto al multiplo di 13,5 volte cui l’Opa valorizza Eitowers.

F2i ha però in mente il modello American towers che dall’altra parte dell’Atlantico è stata protagonista del consolidamento, aggregando torri broadcast e tlc, che godono di multipli più elevati: il proposito è valorizzare l’investimento in un’ottica di 10-15 anni. In questo scenario lo snodo centrale è Inwit, che oggi vale 4,3 miliardi - più di un terzo di Tim che la controlla al 60% - e che a 7,02 euro per azione(+2,3%) ha toccato il massimo di sempre con una valutazione Ev/Ebitda di 19,7 volte.

Il nuovo management (l’ad, Giovanni Ferigo, viene dalla casa madre) sarebbe pronto a espandersi, ma le decisioni spettano a Telecom che sul da farsi, con la girandola di ad che ha sperimentato negli ultimi anni, ha cambiato idea più volte. In campo c’è anche Cellnex, la società catalana che ha rilevato le torri Wind e recentemente è entrata nell’orbita dei Benetton. Sarà un caso, ma l’ex ad Telecom Marco Patuano, che è alla guida di Edizione, pare abbia arruolato tra i suoi consulenti Oscar Cicchetti, che fino a pochi mesi fa era ad di Inwit.

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