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Questo articolo è stato pubblicato il 24 settembre 2012 alle ore 18:16.

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L'industria ceramica italiana non teme concorrenti nel mondo per qualità, innovazione, design, tecnologia, sostenibilità. Un'eccellenza che tutti i mercati le riconoscono e che trova nel Cersaie – il Salone internazionale della ceramica per l'architettura e dell'arredobagno che quest'anno alla fiera di Bologna, dal 25 al 29 settembre, festeggia la 30esima edizione – la sua massima espressione e momento di sintesi.

Eppure questa superiorità inizia a vacillare di fronte al perdurare della crisi – anche quest'anno il settore delle piastrelle chiuderà, nella migliore delle ipotesi, in linea con il 2011, come conferma il -0,6% di vendite nel primi sei mesi di quest'anno – e alla competizione sempre più agguerrita in arrivo dal Far East, e non solo da lì. Il mercato domestico langue (-7% nel 2011 in valore, ma -16,3% nel primo semestre 2012), la domanda estera tiene (+3% l'anno scorso, +4,7% nei primi sei mesi 2012) ma non abbastanza da impedire al settore di perdere costantemente peso nel gioco globale. Un processo di downsizing che dal 2007 a oggi ha visto scendere la produzione di piastrelle del 28% in volume e del 18% in valore (nonostante il guizzo degli ultimi due anni), così come si sono contratte le maestranze (da 27mila a 22mila unità) e le imprese (da 206 a 163). Eppure questo smantellamento è andato di pari passo con una costante qualificazione dei processi e dei prodotti, grazie a investimenti in ricerca e innovazione rimasti sopra quota 5% del fatturato anche negli anni più duri della congiuntura e che hanno fatto un balzo di quasi l'11% nel 2011. Investimenti che l'industria ceramica ha indirizzato nel potenziamento di funzioni, estetica e prestazioni dei manufatti, sempre più grandi, sottili, resistenti, utili, pratici. Senza mai dimenticare il design, oggi essenziale e minimalista come il rigore della crisi impone sui mercati occidentali e, soprattutto, iniziando a focalizzare le energie sul marchio "Ceramics of Italy" a tutela delle produzioni 100% italiane ed ecosostenibili.

Un «made in Italy» che sarà il punto di partenza di questa trentesima edizione di Cersaie, come recita il titolo del convegno economico inaugurale, cui saranno presenti, oggi, il presidente nazionale di Confindustria Giorgio Squinzi, il numero uno di Confindustria Ceramica, Franco Manfredini, il governatore dell'Emilia-Romagna, Vasco Errani, il ministro per la Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi e il presidente di BolognaFiere, Duccio Campagnoli. Ripartire dall'eccellenza del made in Italy significa innanzitutto ripartire da una superiore capacità di fare squadra e creare sinergie, dalle scuole al consumatore finale. Perché è il sistema coeso e informato che gravita attorno a questa industria che ne riverbera potenzialità e qualità. La formazione sui banchi di giovani professionalità, il dialogo con architetti e progettisti, la collaborazione con istituzioni e centri di ricerca, l'aggiornamento dei posatori e l'educazione del cliente finale sono tutti detonatori indispensabili per accendere la miccia della ripresa. Perché questo settore manifatturiero che tra piastrelle, ceramica sanitaria, refrattari, stoviglie dà lavoro a 273 imprese e 33mila addetti (generando un business di 6,66 miliardi) ha ancora tutte le carte in regola per essere uno dei motori dell'economia del Paese. A partire dalla filiera tuttora intatta all'interno del distretto di Sassuolo, dove si concentra l'80% della produzione ceramica nazionale.

Il settore chiede però una spinta in più alla ripresa dell'edilizia, così come interventi mirati sui gap che minano alla base la competitività, a partire dal costo dell'energia molto più alto rispetto ai competitor europei. Ma gli operatori non perdono l'ottimismo. «Anche quest'anno registriamo il tutto esaurito con 909 espositori, di cui 298 stranieri da 32 Paesi – conferma Vittorio Borelli, presidente della commissione Attività promozionali e fiere di Confindustria Ceramica che organizza Cersaie, 176mila mq di superficie fieristica – e in un contesto di crisi mondale persistente e con expo in pesante ridimensionamento già questo è un successo. C'è molta attesa, perché al Cersaie si viene a cercare la positività necessaria a dare una scossa e invertire la rotta». Una traiettoria che il terremoto abbattutosi il maggio scorso sulla via Emilia ha reso più difficile, colpendo una decina di stabilimenti e causando danni alle strutture superiori ai 200 milioni, ma la solidarietà che ha tenuto insieme il distretto è la testimonianza più viva della caparbietà di questa industria di fronte alle difficoltà. Anche il Cersaie diventa così un'occasione di rilancio, complice la compresenza del non plus ultra sul fronte produttivo e di guru mondiali come Eduardo Souto De Moura (Pritzker Prize 2011) o Shigeru Ban, l'architetto giapponese che ha fatto di carta, cartone e bamboo la cifra stilistica delle soluzioni antisismiche che pure in Italia si stanno diffondendo. Senza dimenticare che un centinaio di chilometri a sud-est dal Cersaie, nella fiera di Rimini, si è aperto ieri Tecnargilla, l'evento di riferimento dell'altro comparto chiave dell'innovazione ceramica, quello delle macchine per formatura, smaltatura, decorazione, cottura. Settore che di nuovo vede il nostro Paese leader indiscusso nel mondo con 150 imprese, 6.300 addetti e un giro d'affari di 1,74 miliardi (l'80% export).

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