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Questo articolo è stato pubblicato il 05 luglio 2014 alle ore 08:15.

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CATANIA.
Un'azienda che ha cantieri in tutta Italia e all'estero, che consegna i lavori in anticipo, che ha investito molto su giovani e innovazione. Ma che ora rischia veramente grosso e potrebbe passare alla storia per essere finita nei guai a causa del comportamento scorretto del committente pubblico. L'azienda è la Tecnis di Catania, impresa delle costruzioni che fa capo agli imprenditori Mimmo Costanzo e Concetto Bosco con 300 milioni di fatturato annuo e 1.400 dipendenti che da sei mesi non viene pagata e ha accumulato un credito di 24 milioni di euro. Il cantiere è quello della darsena commerciale del porto di Catania di competenza dell'Autorità portuale, un'opera da 83 milioni di euro i cui lavori sono iniziati nel 2012, ritenuta infrastruttura chiave per il capoluogo etneo e che Tecnis si è impegnata a consegnare persino in aticipo sulla scadenza del contratto fissata per settembre. Un bel colpo visto che la darsena serve anche a liberare dai container tutta l'area della Playa, ovvero la spiaggia molto frequentata dai catanesi e dai turisti.
Peccato che errori e ritardi dei vertici dell'Autorità portuale hanno determinato una situazione esplosiva: l'azienda, che non ha mai interrotto i lavori e spende per andare avanti 150mila euro al giorno, rischia di fare il botto; Catania rischia di non avere un'opera fondamentale e anzi di ritrovarsi con una delle più grandi incompiute nella storia dei cantieri nel nostro Paese. Una vicenda ora finita sul tavolo del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi cui si è rivolta la Confindustria con una lettera che documenta una situazione di «insostenibile appesantimento economico, con il rischio di gravissime ricadute sui livelli occupazionali e quindi sulla complessiva tenuta del sistema socio-economico del territorio». Il tutto mentre va in scena il rimpallo delle responsabilità tra l'attuale commissario dell'Autorità portuale Giuseppe Alati e il precedente Cosimo Aiello, i quali sostengono di aver fatto il loro dovere. Mentre l'azienda continua a lavorare e di fatto è diventata la vera finanziatrice dell'opera visto che utilizza risorse proprie e non riesce a ottenere anticipazioni dalle banche perché il finanziamento dell'opera, fino a un certo punto garantito da un mutuo con Dexia, è diventato incerto, anzi inesistente. «È necessario - dice il presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante - un intervento del ministro a tutela dell'impresa che è un patrimonio del paese ma soprattutto dei lavoratori che rischiano di rimanere disoccupati, dei fornitori, dei cittadini. Questa vicenda è l'esempio di come l'atteggiamento sbagliato della Pubblica amministrazione possa creare danni enormi al sistema economico. Non solo perché danneggia un'azienda come la Tecnis ma anche perché pregiudica la credibilità del sistema paese».
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