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Questo articolo è stato pubblicato il 27 agosto 2014 alle ore 19:02.
L'ultima modifica è del 27 agosto 2014 alle ore 19:13.

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Dopo il «gran rifiuto» dei bronzi di Riace, l'Arcimboldo negato e il dibattito sulla Venere di Botticelli, a quanto pare sarà Pompei a rendere lustro a Expo 2015: il sito archeologico meglio conosciuto e peggio conservato del mondo si accinge a prestare parte dei propri tesori all'esposizione universale che si consumerà l'anno prossimo a Milano. E intanto si studia un modello di gestione per il Teatro Grande degli Scavi che dovrebbe vedere in prima linea Alberto Veronesi, direttore dell'Opera Orchestra di New York e figlio del celeberrimo oncologo nonché ex ministro della Sanità Umberto Veronesi.

È appena tornato dalle vacanze il soprintendente Massimo Osanna e ha subito dovuto fare i conti con dossier e riunioni sui progetti di valorizzazione dell'area. Il primo passa per l'expo: Pompei non è mai stata gelosa dei propri reperti, lo dimostra la mostra bestseller organizzata l'anno scorso dal British Museum che aveva la propria spina dorsale proprio nelle evidenze archeologiche vesuviane. A quanto pare lo dimostrerà anche la partnership che la Soptintendenza si accinge a stringere con Expo 2015. Non è ancora stata definita la lista dei beni che saranno esposti nei padiglioni fieristici dell'evento, probabile che si opterà per reperti rappresentativi del sito (statue bronzee o calchi di vittime dell'eruzione del 79 d.C.) o comunque del tema generale della manifestazione che ha come slogan «Feeding the Planet» (innumerevoli le evidenze che hanno a che fare con il mondo dell'alimentazione).
Ma agli scavi si lavora anche per la valorizzazione intra moenia: il 16, 17 e 20 settembre tornano le rappresentazioni sceniche nel Teatro Grande, dopo il dissequestro avvenuto la scorsa primavera e l'inaugurazione in estate con l'Oresteia. Stavolta toccherà a un balletto, la «Carmen» di Bizet, e a un'opera, la «Boheme» di Puccini, affidata al tenore Vittorio Grigolo. Dettagli ancora da definire – pare che sarà impegnata l'Orchestra del Teatro «Bellini» di Catania -, ma per certo si sa che la direzione artistica del progetto è affidata ad Alberto Veronesi. Proprio il maestro milanese si è visto spesso a Pompei nelle ultime settimane, insieme con Giovanni Carnovale, presidente dell'omonima fondazione. Il soprintendente Osanna conferma che «si lavora a un modello di partnership che possa assicurare un programma stabile di eventi nel Teatro Grande». Non potrà comunque trattarsi di un affidamento in gestione della struttura: primo perché sarebbe necessaria una gara europea, secondo perché l'Unesco (che da tempi non sospetti ha acceso un alert su Pompei) in passato si è mostrata molto critica sull'affidamento in gestione di beni archeologici patrimonio dell'umanità. Novità non di poco conto all'ombra del Vesuvio: agli incontri in soprintendenza sta prendendo parte anche il sindaco della città degli scavi Nando Uliano che parla di «volontà di voltare pagina condivisa da comune e soprintendente». Altre novità dovrebbero arrivare dal decreto «Sblocca-Italia» che a quanto pare conterrà norme ad hoc su Pompei. Partendo dalla città antica, la priorità è assicurare ricadute economiche sulla città moderna che finora sono mancate. Intanto al ministero dei Beni culturali il più accreditato a subentrare a Luigi Malnati come direttore delle Antichità pare essere il dg del Molise Gino Famiglietti. Chissà che non riservi pure lui novità per Pompei, considerando che l'anno scorso arrivò a un soffio dall'incarico di direttore generale del Grande progetto.

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