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Questo articolo è stato pubblicato il 09 settembre 2014 alle ore 09:25.

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A volte ritornano. Anche a Pompei, sito archeologico meglio conosciuto e peggio conservato del mondo occidentale: quest'oggi torneranno i riflettori sul Teatro Grande, per la conferenza stampa romana del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, impegnato a presentare la «Boheme» di Puccini e la «Carmen» di Bizet.

Torna insomma pienamente fruibile al pubblico la struttura dissequestrata poco prima dell'estate dalla Procura di Torre Annunziata, dopo tre anni di sigilli posti a seguito dell'inchiesta sugli appalti per i lavori di ristrutturazione conclusasi, a giugno, con il rinvio a giudizio dell'ex commissario di protezione civile Marcello Fiori e di altri quattro indagati. Ma torna anche l'impresa che fu protagonista della tanto chiacchierata ristrutturazione: Samoa Restauri Srl – newco che raccoglie l'eredità di quella Caccavo Srl le cui gesta saranno materia di lavoro per la seconda sezione penale del Tribunale torrese - si è infatti aggiudicata i lavori di messa in sicurezza della Regio VIII degli scavi (importo: 4,5 milioni) ed è in causa con una concorrente per i lavori della Regio VII (3,9 milioni). Due commesse a valere sul Grande progetto Pompei da 105 milioni cofinanziato dall'Ue. Lo si apprende scartabellando i dati del Portale della Trasparenza del Grande progetto, un sito open data che la Soprintendenza vesuviana ha lanciato online proprio ieri, sulla base delle prescrizioni imposte da Bruxelles a luglio con il Piano d'azione. Una visura camerale fuga ogni dubbio: dietro a Samoa c'è sempre la famiglia Caccavo, quartier generale a Pontecagnano Faiano, provincia di Salerno. Ma andiamo con ordine.

La ristrutturazione del Teatro Grande avviene nel 2010, quando è in carica il commissario Fiori, e fa discutere per tempistica e modalità, tanto che partono una serie di esposti alla Procura vesuviana. Ne nasce un'inchiesta. A giugno 2011 i pm ordinano il sequestro della struttura e nel frattempo Caccavo Srl, impresa che ha svolto i lavori, ha trasferito ramo d'azienda e commesse alla newco Samoa Srl. Il 5 febbraio 2013, alla vigilia dell'arrivo a Pompei del commissario europeo Johannes Hahn, si apprendono i nomi degli indagati per ipotesi di reato che vanno dalla corruzione alla frode, dall'abuso d'ufficio alla truffa nell'affidamento e nella gestione di contratti. Nel mirino dei pm la levitazione degli importi necessari al restauro del Teatro da 449mila euro a 8 milioni. Tra gli indagati anche Anna Maria Caccavo, già legale rappresentante di Caccavo Srl che fino agli arresti domiciliari (febbraio 2013) ricoprirà il ruolo di direttore tecnico di Samoa. A giugno anche per lei è arrivato il rinvio a giudizio.
In questi anni però Samoa ha partecipato alle gare del Grande progetto Pompei. A quelle per la messa in sicurezza della Regio VII e VIII è arrivata seconda alle spalle di Forte Costruzioni, ma è stata preferita a quest'ultima. Motivo: l'offerta del gruppo Forte avrebbe contenuto vizi di forma. Gli esclusi non ci stanno e fanno ricorso al Tar Campania per il bando della Regio VII ottenendo, il 28 maggio scorso, la sospensiva. Il 22 ottobre prossimo sarà il Consiglio di Stato a pronunciarsi sul controricorso effettuato dai Caccavo. Sul bando per la Regio VIII, dove Samoa ha aperto il cantiere, Forte ha intanto presentato al Tar richiesta di risarcimento danni per 650mila euro. Chissà come avrebbe commentato la vicenda un grande pompeiano come Lucrezio, per il quale «ogni cosa non perisce del tutto, perché la natura ricrea una cosa dall'altra». Vale anche per certe aziende.

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