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Questo articolo è stato pubblicato il 12 settembre 2014 alle ore 08:17.

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Un'immagine del corteo di protesta di Taranto del 1° agosto, «Industria ultima fermata»Un'immagine del corteo di protesta di Taranto del 1° agosto, «Industria ultima fermata»

A distanza di poco più di un mese dal corteo di protesta dell'1 agosto, «Industria ultima fermata», Confindustria Taranto torna in pressing sul presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che sabato sarà a Bari per inaugurare la Fiera del Levante, e gli sottopone, con una lettera, «quelle che riteniamo le nostre priorità: il lavoro, le imprese, il futuro della città».
In duemila tra imprenditori e lavoratori dipendenti, l'1 agosto, avevano sfilato in corteo dal porto mercantile alla Prefettura, consegnando poi al prefetto di Taranto, Umberto Guidato, una lettera per il premier. E qualche giorno dopo da Confindustria Taranto era partita una lettera anche per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Sblocco dei crediti maturati dalle imprese appaltrici dell'indotto e dell'appalto siderurgico verso l'Ilva, drastica riduzione dei finanziamenti assegnati alla Difesa e alla Marina Militare per la manutenzione delle navi della flotta - Taranto è sede di uno dei più grandi Arsenali attorno al quale gravita un sistema di imprese -, la stasi del progetto energetico Tempa Rossa, lo stoccaggio a Taranto del petrolio estratto in Basilicata, un investimento da 300 milioni di euro, che però Comune di Taranto e ambientalisti non vogliono. Queste le situazioni critiche segnalate a Renzi da Confindustria Taranto l'1 agosto. E «l'assenza di risposte alle nostre richieste - scrive ora il presidente Vincenzo Cesareo al premier - non ci fa demordere dal tenere alta la guardia». Alla lettera si aggiunge anche un tweet dello stesso Cesareo a Renzi: @matteorenzi Caro#Presidente, gran parte dell'Italia che vuol cambiare sta nella realtà più critica del #Mezzogiorno:#Taranto l'aspetta.

Taranto, così la descrive Confindustria a Renzi, è al momento la realtà «più critica del Mezzogiorno ed allo stesso tempo la sintesi - purtroppo perfetta - di tutte le anomalie che insistono nel Paese e che si frappongono, a vario titolo, ad un armonico sviluppo del territorio. Buona parte dell'Italia che il premier vorrebbe cambiare - rileva Cesareo - sta infatti proprio qui, in quel tacco della penisola dove si concentrano grandi potenzialità ed altrettanti ostacoli, molteplici opportunità ed altrettante resistenze. Una realtà col freno a mano che sconta sicuramente anni di scelte sbagliate ma che oggi non può e non deve pagare più, perchè lo ha già fatto e a carissimo prezzo».
Confindustria Taranto entra quindi nel merito delle priorità. Per le imprese dell'indotto Ilva, «il finanziamento ponte, da solo, non può bastare per colmare tale mole di crediti e rappresenta al momento solo un provvedimento tampone, che certo non fornisce garanzie né sul presente e tantomeno sul futuro di tante aziende che hanno contribuito con la loro indiscussa competenza a rendere competitiva la fabbrica dell'acciaio». Per l'indotto dell'Arsenale, invece, Confindustria Taranto segnala «il blocco dei finanziamenti per le manutenzioni sul naviglio della Marina Militare, che di fatto metterà in ginocchio per tutto il 2015 le aziende che operano nell'indotto Arsenale». In questo modo, si evidenzia nell'appello degli industriali di Taranto al premier, si creerà «un'altra situazione-limite in un comparto altrettanto strategico per il Paese. Anche in questo caso Taranto, così come accade per il settore siderurgico, paga ma non riceve» dice Cesareo a Renzi.

Il presidente di Confindustria Taranto, sottolinea infatti come Taranto continui «ad essere uno dei punti nevralgici nell'ambito dell'operazione Mare Nostrum di accoglimento dei rifugiati» - proprio domani mattina ne arriveranno 1.722 nel porto con la nave San Giusto -, e tuttavia «viene allo stesso tempo penalizzata per i tagli drastici previsti dal ministero della Difesa e confermati dal capo di Stato Maggiore della Marina Militare».
Poi c'è Tempa Rossa, un progetto, si sottolinea, «che rischia di allontanarsi definitivamente andando ad approdare in contesti più favorevoli. Ed è solo il simbolo di una delle molteplici progettualità "inceppate" da veti incrociati non solo di stampo ambientalista ma talvolta anche istituzionale». Su Tempa Rossa, rammentano gli imprenditori, «abbiamo invocato non già soluzioni miracolose bensì chiarezza, da parte dei ministeri competenti, sui reali carichi di carattere ambientale che il progetto di Eni, Total e Shell comporterebbero davvero sul territorio. Una chiarezza che possa servire ad accelerare gli iter di avvio di questo ed altri investimenti strategici che da troppo tempo si trascinano in una città che spesso decide di non decidere». A ciò si aggiunga, rileva Confindustria Taranto, che «molti dei progetti già in cantiere sono ancora al palo, a conferma della cultura del "No" contro la quale siamo scesi in piazza e che continua ad imperare a dispregio di ogni ragionevole prospettiva di crescita e di evoluzione ecocompatibile del territorio».
Taranto, conclude Confindustria, «è e continua ad essere per il presidente Renzi un riferimento che spesso si ritrova nelle righe dei suoi interventi» ma «ci sembra sia arrivato il momento che alle parole seguano fatti concreti».

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