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Questo articolo è stato pubblicato il 19 settembre 2014 alle ore 06:36.

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MILANO
Il subcommissario all'Expo Antonio Acerbo fa un passo indietro. Dopo aver ricevuto, due giorni fa, un avviso di garanzia dalla procura di Milano per corruzione e turbativa d'asta, ed aver subito perquisizioni dalla Gdf in ufficio e a casa, il manager lascia l'incarico di delegato del commissario unico Giuseppe Sala.
Acerbo è un ingegnere che dentro la società di gestione dell'evento universale svolge incarichi dal 2011: come consulente, come Responsabile unico del procedimento (Rup) delle "vie d'acqua" fino al 2013, come Rup del Padiglione Italia e infine proprio come subcommissario di Sala. Era stato anche presidente della commissione aggiudicatrice delle "vie d'acqua", ed è proprio per questo incarico che è scattata l'indagine dei procuratori milanesi Claudio Gittardi e Antonio D'Alessio.
Le dimissioni sono però parziali. Acerbo sarà ancora Rup del Padiglione Italia, già sotto la lente dell'Autorità anticorruzione. Situazione delicata dunque: il manager manterrà un incarico tecnico nei cantieri italiani perché ritenuto grande conoscitore del settore e perché, oggettivamente, i tempi stringono e all'Expo mancano solo sette mesi; ma inutile negare che piove sul bagnato, visto che il Padiglione Italia è già sotto osservazione dell'Anac per l'Albero della vita, la scultura simbolo, e per non aver bandito correttamente tutte le gare.
Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha chiesto subito le dimissioni di Acerbo, parlando di un generico «passo indietro», senza entrare nel dettaglio degli incarichi. Ieri anche il commissario Sala ha espresso la sua opinione. «Ho chiesto ad Acerbo di fare un passo indietro rispetto al ruolo di delegato e, contestualmente, d'accordo con il presidente di Expo Diana Bracco (nonché commissario del Padiglione Italia, ndr), ho chiesto un supporto al presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, sottolineando la necessità che possa continuare a lavorare sul Padiglione Italia». E così sarà.
Sala ha tuttavia sottolineato la sua posizione garantista: «Acerbo ha capito la situazione, è una scelta di opportunità. Io ritengo che un avviso di garanzia però non sia sufficiente per spingere a lasciare tutti gli incarichi». E poi ha aggiunto: «Sarei pronto anche io a fare un passo indietro, se mi fosse richiesto e fosse necessario, non sono attaccato alla mia poltrona. Vorrei che si provasse la responsabilità e il lavoro che devo affrontare».
Parere positivo di fronte alla scelta è quello espresso dal presidente dell'Anac Raffaele Cantone: «Ho preso atto della vicenda e della valutazione di opportunità. La ritengo sostanzialmente corretta e anche doverosamente rispettosa dell'attività della magistratura».
Le accuse sulle gare
Nel mirino della procura di Milano ci sono adesso le "vie d'acqua" di Expo, in particolare il terzo lotto vinto dalla Maltauro (40 milioni). Il responsabile dell'azienda vicentina, Enrico Maltauro, è già finito in custodia cautelare a maggio, nella fase di avvio dell'inchiesta su Expo. Il primo atto delle indagini ha infatti acceso il faro sulla gara per le "architetture di servizio" (60 milioni), vinta dalla Maltauro, secondo gli inquirenti, per mezzo di turbativa d'asta e attività corruttiva. Anche l'Anac è intervenuta, commissariando l'impresa solo per questa commessa, mentre escludeva che la gara delle "vie d'acqua" fosse stata compromessa. Anche il commissario Sala ieri ha ribadito che dalle valutazioni tecniche interne l'aggiudicazione non risulterebbe compromessa.
Tuttavia la questione è da chiarire. Per la procura l'accusa nei confronti di Acerbo è chiaramente «turbativa d'asta e corruzione», e gli inquirenti farebbero intendere che anche in questo appalto qualcosa di illecito potrebbe essere accaduto.
Il manager è accusato di aver percepito «utilità e favori». Ad oggi sembrerebbe che un possibile scambio di favori riguarderebbe non lui direttamente, ma persone a lui legate, come ad esempio il figlio, consulente della Maltauro per lavori di ingegneria e progettazione. Per ora è emersa una consulenza da 30mila euro, iniziata nel 2011 ma probabilmente più lunga nel tempo. Ci potrebbe dunque essere stato uno scambio di informazioni sulla gara e di favori indiretti? Sono questi gli approfondimenti intorno a cui sta lavorando la procura. Inoltre si parla di altri possibili indagati, forse vicini all'azienda vicentina.
Ieri intanto ha preso avvio l'attività di controllo dell'Anac sull'Albero della vita. Probabilmente tra una settimana si saprà qualcosa di più.
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L'opera sotto la lente
40 milioni
Valore dell'opera, mentre la base d'asta iniziale era di 53 milioni
11,4 km
Lunghezza del progetto originario che non sarà completato in tempo
Il ridimensionamento
Le Vie d'Acqua

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