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Questo articolo Ŕ stato pubblicato il 19 settembre 2014 alle ore 06:36.
L'ultima modifica Ŕ del 08 ottobre 2014 alle ore 21:15.

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Venezia. Oltre 8 milioni di euro. ╚ la cifra che ha recuperato fino ad oggi lo Stato dai 17 patteggiamenti che finora sono stati richiesti alla Procura di Venezia – su una trentina di persone coinvolte – nell'ambito dell'inchiesta sulle tangenti e i fondi neri del Mose.
L'ultimo patteggiamento in ordine di tempo, quello dell'imprenditore Alessandro Mazzi, ex presidente di Grandi Lavori Fincosit (ed ex socio al 30% del Consorzio Venezia Nuova), uscito dal carcere di Parma l'altro ieri su decisione del Gip di Venezia Giulia Galasso, lascerÓ nelle casse dello Stato 4 milioni di euro.

Ovvero un terzo dei 16 preventivamente sequestrati dalla Procura di Venezia, dove il pool formato dai pm Stefano Ancillotto, Paola Tonini e Stefano Buccini, coordinati dal procuratore aggiunto Carlo Nordio, continua il lavoro d'indagine sulla tangentopoli lagunare. Anche con numerose rogatorie all'estero, in paesi come Svizzera, Austria, Croazia, Inghilterra, dove gli imputati hanno trasferito ingenti somme di denaro. Entro l'anno la Procura dovrÓ decidere come esercitare nei confronti dei due pi¨ importanti imputati dell'inchiesta, ovvero l'ex governatore del Veneto Giancarlo Galan e l'ex assessore alle Infrastrutture venete Renato Chisso, entrambi attualmente in carcere. Il rito con cui eserciterÓ la Procura sarÓ quello "immediato", ovvero quello che consente di saltare l'udienza preliminare e di andare subito a dibattimento.

Intanto, si attende la decisione del Tribunale dei Ministri in merito all'ex titolare del dicastero dell'Ambiente e delle Infrastrutture Altero Matteoli, che avrebbe agevolato la societÓ romana Socostramo nell'ottenimento di alcuni appalti di bonifica. Dopo la conferma delle accuse rivoltigli dall'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati, interrogato dai magistrati americani in California, dove si trova da mesi, il Tribunale dovrÓ decidere entro ottobre per l'archiviazione o per la richiesta di autorizzazione a procedere al Senato, dove Matteoli presiede la commissione Lavori pubblici.

Parallelamente all'inchiesta giudiziaria, prosegue comunque la costruzione dell'opera di dighe mobili. E prosegue anche l'"appeal" che l'imponente realizzazione ingegneristica ha nei confronti del mondo intero. Dopo la delegazione ministeriale dal Marocco e i rappresentanti dell'Associazione mondiale per le infrastrutture dei trasporti marittimi e fluviali, ieri Ŕ giunta in visita ai cantieri una delegazione del governo dell'Indonesia, con l'obiettivo di valutare la soluzione italiana per una grande opera da realizzare a Giacarta. Nelle prossime settimane sarÓ la volta di delegazioni governative e imprenditoriali dal Kuwait e dalla Cina.

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