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Questo articolo è stato pubblicato il 01 ottobre 2014 alle ore 06:38.

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Doppia replica del fondo Clessidra e di Tirrenia, all'inserzione a pagamento del patron di Moby, Vincenzo Onorato, apparsa ieri sul Sole 24 Ore e su altri quotidiani italiani, in cui l'armatore spiegava la sua decisione di portare la Sgr in giudizio arbitrale. Il fondo guidato da Claudio Sposito, che controlla il 32% della stessa Moby e il 35% di Tirrenia, affida a una nota le riflessioni sull'intervento di Onorato, sottolineando come questi, «nonostante pendano plurimi giudizi tra le parti, abbia preferito - per l'ennesima volta - parlare attraverso i giornali anziché esporre le proprie ragioni nelle sedi competenti». La Sgr si riserva, quindi, «di rispondere alle gravissime e infondate affermazioni nella sede appropriata e quindi nell'ambito dei procedimenti citati».
La nota poi sottolinea «l'infondatezza di alcune affermazioni contenute nella inserzione» e precisa che «il giudizio arbitrale» cui Onorato fa riferimento «è stato promosso in data 21/5/2014 da Clessidra per tutelare i diritti del fondo, e non già» dall'armatore, «come si afferma nell'inserzione». Inoltre «la mancata attuazione della "unione" ossia della fusione tra Moby spa e Tirrenia non è certo imputabile a Clessidra», ma «dipende dal provvedimento del 18-23 settembre 2013» dell'Antitrust. E le sinergie di cui Onorato «lamenta la mancata attuazione» non devono, aggiunge la nota, «essere a senso unico, ossia tradursi in un vantaggio per una compagnia ai danni dell'altra». Secondo Clessidra, poi, «non vi è mai stato alcuno "schieramento" dell'ad di Tirrenia, fra l'altro scelto su indicazione del dottor Onorato, "con il socio finanziario" ma solo una dovuta tutela dell'interesse societario».
Il fondo afferma che l'armatore «non è mai stato in grado di proporre alcuna concreta e attuabile "soluzione finanziaria" compatibile con gli accordi in essere» e aggiunge che «Clessidra rispetta gli accordi conclusi, i quali prevedono, proprio per l'ipotesi di mancata attuazione della fusione tra Moby e Tirrenia, le condizioni alle quali può avvenire la liquidazione, nel tempo, dell'investimento in Tirrenia, per massimizzare il valore nell'interesse di tutti i soci».
Tirrenia, invece, chiamata in causa per «non aver raggiunto i traguardi economici concordati», spiega che, dopo il piano industriale al quale fa riferimento Onorato, ne è stato approvato un altro dai soci «all'unanimità», rispetto al quale «la società sta ottenendo una performance leggermente migliore del budget approvato». Tirrenia aggiunge poi che l'ad «non si è mai "schierato" a favore di alcun socio, bensì dalla parte di Tirrenia».
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