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Questo articolo è stato pubblicato il 14 ottobre 2014 alle ore 06:38.

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LUCCA
L'industria cartaria italiana non si rassegna alla nuova norma – l'articolo 24 del Dl 91/2014 – che penalizza le aziende con impianti di cogenerazione ad alto rendimento (tenute d'ora in poi a pagare il 5% del valore degli oneri sull'energia consumato in sito). Dopo aver fatto il conto di quanto costerà la nuova manovra, lancia un monito al Governo: «L'incontrollato aumento dei costi energetici in cartiera rischia di compromettere la continuità produttiva di molti stabilimenti italiani», ammonisce Paolo Culicchi, presidente di Assocarta, deciso ad amplificare l'allarme domani in occasione dell'apertura del Miac, la mostra internazionale dell'industria cartaria di Lucca (270 espositori per il 40% esteri, 5mila visitatori attesi).
«E rischia di bloccare gli investimenti in cogenerazione», aggiunge Antonio Pasquini, vicepresidente di Assocarta. La nuova norma del Governo, definita «una tassa sull'efficienza energetica e sullo sviluppo sostenibile», costerà alle aziende otto milioni di euro all'anno - «peraltro retroattivi» - che si vanno ad aggiungere «agli oltre 230 milioni di euro di oneri parafiscali per energia elettrica e gas naturale già pagati ogni anno dalle cartiere». Commenta Cuclicchi: «È ad altissimo rischio la competitività delle nostre aziende sui mercati europei ed extraeuropei».
E tutto questo mentre la domanda interna di carta e cartone è in lieve miglioramento (+2,4% nei primi sei mesi 2014), e mentre l'export presenta risultati record con un +3% nei primi sei mesi del 2014. La produzione realizzata nei primi otto mesi dell'anno, pari a 5,7 milioni di tonnellate, segna +1,6%, mentre il fatturato si ferma a +0,2%.
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