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Questo articolo è stato pubblicato il 16 dicembre 2014 alle ore 12:52.
L'ultima modifica è del 16 dicembre 2014 alle ore 12:57.

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All’Ilva di Taranto continuano a restare bloccate, per lo sciopero degli addetti, le gru del secondo e quarto sporgente marittimo dopo il crollo improvviso, giovedì sera, di uno degli impianti, finito in parte in mare. Su decisione di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Usb, la fermata è infatti prorogata sino alle 7 di domattina e adesso c'è il rischio che l'Ilva, non avendo continuità di materie prime per la produzione - minerali e fossili vengono infatti scaricati dalle navi con le gru -, possa decidere di rallentare l'attività di altiforni e acciaierie con ripercussioni sul personale. Un rischio, questo, che l'azienda ha già evidenziato sabato pomeriggio, quando la situazione agli sporgenti cominciava a radicalizzarsi.

La protesta era scattata dopo l'incidente nel quale sono rimasti coinvolti due dipendenti, entrambi dipendenti dell'Ilva, che hanno riportato contusioni. Insieme allo sciopero, anche le richieste dei lavoratori e dei delegati sindacali all'azienda: un immediato controllo sullo stato di efficienza delle gru e il potenziamento dei sistemi di sicurezza. Richieste fatte in considerazione del fatto che a novembre due anni fa, proprio al quarto sporgente, ci fu un gravissimo incidente. Un tornado abbattutosi sul siderurgico divelse una gru e la cabina e l'operatore che vi era dentro, il 29enne Francesco Zaccaria di Taranto, vennero scaraventati in mare. Il corpo senza vita dell'uomo fu recuperato qualche giorno dopo dai sommozzatori dei Vigili del fuoco. Una successiva perizia tecnica disposta dalla Magistratura ha evidenziato che la gru non era crollata tanto per gli effetti del tornado, quanto per l'assenza di misure di salvaguardia e di dispositivi di protezione. L'incidente del novembre 2012 è poi finito tra i capi di imputazione del processo “Ambiente Svenduto” che vede sotto accusa vertici societari e dirigenti dell'Ilva, processo per il quale oggi si tiene un'altra udienza a Taranto davanti al gup Wilma Gilli.

Una situazione delicata, quindi, quella esistente agli sporgenti marittimi. Tant'è che sabato i gruisti hanno deciso di prorogare la protesta sino alle 7 di ieri mattina. Nel frattempo, all'Ilva sarebbero state ulteriormente evidenziate le richieste dei lavoratori. Ieri, però, lo sciopero non è finito. Ci sono stati, nell'ordine, una nuova assemblea tra delegati sindacali e gruisti, un lungo incontro con l'Ilva per la stesura di un documento con l'azienda che ha assunto una serie di impegni scadenzati, quindi una nuova assemblea alla quale i delegati hanno riportato gli esiti del confronto insieme ad un documento, consegnato dall'Ilva, relativo ad un'ispezione fatta dall'Arpa Puglia e da una società specializzata in cui si attesta che le gru sono state controllate di recente e che non sono stati riscontrati deficit di sicurezza. Ma dall'assemblea è venuto il no dei gruisti. Lo sciopero, quindi, prosegue sino a domattina alle 7 e oggi c'è un sit in di protesta davanti alla direzione del siderurgico. Da vedere ora quello che deciderà l'azienda. Se reggerà il blocco delle gru per altre 24 ore, attrezzandosi alla meglio e con sistemi alternativi, oppure porrà, come aveva già paventato, il problema del funzionamento degli impianti.

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