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Questo articolo è stato pubblicato il 12 maggio 2015 alle ore 06:38.

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Il 2015 si profila come l’anno della ripresa per il mercato interno della nautica italiana. A prefigurarlo sono i dati dell’ufficio studi di Ucina, uniti a quelli dell’Istat sull’andamento del Pil e di Assilea sul leasing del settore.

Negli ultimi anni, dalla crisi del 2008 in poi, la nautica tricolore ha vissuto una discesa del mercato nazionale che, in particolare nella cantieristica, ha assunto le fattezze di un crollo. Se nel 2008 la produzione per l’estero era il 53% del totale e quella per l’Italia era al 47%, nel 2014 l’export è arrivato a coprire il 93%, e la produzione per il territorio nazionale è arrivata al 7%.

Nel 2014, però, il fatturato della nautica, anche questo in continuo calo dal 2008, ha dato i primi segni di ripresa, crescendo del 2,1% e attestandosi su 2,5 miliardi di euro. Inoltre l’Istat prevede un aumento del Pil italiano dello 0,7% nel 2015 e del 1,2 nel 2016. Un dato positivo, fanno notare all’ufficio studi di Ucina, la Confindustria nautica, perché l’aumento del Pil ha storicamente sempre rappresentato un volano per il mercato interno della nautica.

I dati 2014, spiega il presidente di Ucina, Carla Demaria, «sono confortanti e arrivano dopo anni molto difficili. Inoltre, durante il primo trimestre del 2015 sono in ulteriore miglioramento. Stiamo riprendendo fiducia nel futuro e l’associazione vuole rinnovarsi per rispondere meglio alle nuove esigenze del mercato e dei suoi associati». Per quanto riguarda il 2014, prosegue la Demaria, «è significativo, tra l’altro, che, sotto il profilo dell’occupazione, si registri una crescita complessiva degli addetti diretti dell’1%. In particolare, il settore della cantieristica vede un aumento della forza lavoro per quanto riguarda gli addetti esterni in esclusiva (cioè quelli sono assunti da un unico cantiere con contratti stagionali, ndr), pari a +4%». Un segnale, questo, che fa ben sperare per il 2015. Per l’anno in corso, poi, sono positivi i dati sul leasing nautico dei primi 90 giorni del 2015. La Demaria sottolinea che sono raddoppiate sia il numero delle nuove stipule, sia il valore delle somme erogate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, che per le unità nuove vale circa il 15% di crescita sull’equivalente periodo del 2014 « ed è questo il segnale che indica una ripresa del mercato interno, non leggibile nei dati relativi all'anno scorso».

Inoltre, nel periodo gennaio-marzo, è cresciuto il numero di leasing sulle unità usate, che hanno superato il 50% del totale dei nuovi contratti, dovuto allo smaltimento dello stock rinveniente da contratti incagliati, accumulato negli anni della crisi. «Il fatto - dice la Demaria - che il mercato italiano dia segnali positivi, che sia finito il clima di caccia alle streghe nei confronti della nautica (il refermiento è ai provvedimenti del governo Monti, ndr) e che il viceministro allo sviluppo economico, Carlo Calenda, abbia deciso di finanziare (con circa 1,5 milioni per il made in Italy, ndr) il Salone nautico di Genova, mi fa ritenere che il prossimo boat show genovese sarà quello del rilancio. Ci sono stati anni in cui la kermesse era la prima nel mondo: allora Genova aveva 1.700 barche esposte contro le 400 di Cannes. In quel periodo il Salone ospitava tutti i grandi espositori stranieri. Poi le cose sono cambiate perché non c’era più un mercato italiano. Ora però si sta ripartendo e noi punteremo molto sulla promozione per attirare l’utenza straniera».

Altro punto focale per la Demaria è il rinnovamento dello statuto di Ucina, che si allineerà alle modifiche statutarie confindustriali: «Per metà giugno – afferma – il nostro nuovo statuto sarà pronto». Il testo prevede un rinnovamento dei settori merceologici, che diventano sette. Sei attengono a produzione e distribuzione, così tipartiti: unità sopra i 24 metri, unità sotto i 24 metri, unità a vela, unità pneumatiche, motori marini e accessori. Il settimo comparto è per porti e servizi per diporto. Ciascuno di questi settori ha assemblea, comitato e presidente. I sette presidenti, poi, siedono nel consiglio di presidenza dell’associazione. Altri organi saranno il consiglio generale e un advisory board.

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