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Questo articolo è stato pubblicato il 16 maggio 2015 alle ore 08:12.

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Sarà la Spagna a dettare la linea europea nella produzione di frutta estiva - pesche, nettarine, percoche e albicocche, mentre l’Italia spera nella fine dell’embargo sull’export in Russia il prossimo 7 agosto, per poter bilanciare l’offensiva iberica e scordare il disastro della campgna 2014. Le stime sulla produzione sono state recentemente al centro dell’incontro annuale Europech, a Perpignan (Francia): quest’anno si stima in tutta Europa una poroduzione di 3,7 milioni di tonnellate di pesche, percoche e nettarine (+1% sul 2014) e di 510 milioni di tonnellate di albicocche (-4%). Nel dettaglio, il raccolto di pesche in Europa dovrebbe attestarsi su 1,5 milioni di tonnellate (+3%); quello di nettarine su 1,4 milioni di tonnellate (-1%); mentre resta stabile quella di percoche. Da segnalare che a causa delle condizioni climatiche, la campagna nei principali bacini produttivi parte con una decina di giorni di ritardo.

In questo quadro, l’Italia segna una sostanziale stabilità produttiva con variazioni all’interno delle singole aree specializzate. A fronte di un calo di circa il 6-7% delle superfici coltivate nel Nord Italia, fa da contrappunto un aumento della produttività e delle coltivazioni al Sud. Le stime indicano in un +7,2% di pesche tonde, +5% di nettarine e +6,4% di percoche. Il raccolto di albicocche dovrebbe invece scendere del sette per cento.

Ma il vero fenomeno è la Spagna che, dopo aver superato l’Italia nell’export, con l’entrata in produzione dei nuovi impianti rovescerà sul mercato 100milioni di tonnellate di albicocche (+12%) e 1,13 milioni di tonnellate di pesche, percoche e nettarine. La grande novità spagnaola sarà la pesca piatta che crescerà del 12% sul 2014 e del 230% rispetto alla media 2009-13. Un boom incredibile che sta spiazzando i mercati e i produttori di frutta estiva (Francia, Grecia e Italia).

La pesca piatta è una varietà commercializzata già da alcuni anni e che ha incontrato un grande favore nei consumatori. Per questo la Spagna ha riconvertito migliaia di ettari negli ultimi anni: nella campagna 2015 è previsto un +30% nel bacino di Valencia, un + 15% a Murcia e un +12% in Catalogna. Numeri importanti se confrontati con quelli italiani (appena l’1% della produzione) e che spiegano come il nostro Paese abbia perso una grande occasione per affrontare l’evolzione dei consumi.

«Al momento i calendari di raccolta sono regolari anche se in leggero ritardo stagionale», spiega Davide Vernocchi in rappresentanza di Alleanza delle cooperative agroalimentari. «La nostra preoccupazione - aggiunge - è capire cosa accadrà agli inzi di agosto, con la prevista cessazione delle misure di embargo dsull’export in Russia. Un mercato che, solo per la frutta italiana, significa 150 milioni di consumatori netti, 71mila tonnellate esportate e 73 milioni di giro d’affari. Se questo mercato dovesse aprirsi di nuovo, sarebbe una vera boccata di ossigeno per i nostri coltivatori, già penalizzati dalla crisi della campagna scorsa, con prezzi che non pagavano nemmeno i costi di raccolta. In caso contrario, in Europa si verrebbe a creare un enorme surplus alimentato non solo dalle nostre produzioni ma soprattutto da quelle spagnole. E stiamo parlando di prodotti che al massimo hanno una settimana di vita commerciale, quindi non esportabili facilmente in altri Paesi».

In tutto questo, segnala ancora Vernocchi, c’è l’incognita Grecia. «Sappiamo che in questi ultimi anni la Grecia ha fatto forti investimenti in nuovi impianti produttivi di frutta estiva. Però mancano tutti i riferimenti agli ettari coltivati e alle varietà. E non è poca cosa se, oltre al fenomeno Spagna, dovremmo trovarci a fare i conti anche con una importante produzione ellenica».

«Il caso Spagna c’è tutto - dice Elisa Macchi, direttrice del Centro servizi ortofrutticoli (Cso) di Ferrara - e non è solo una questione di quantità. Rispetto a loro siamo poco concorrenziali anche sul fronte dei costi: in Italia la manodopera vale 12/14 euro l’ora, in Spagna si viaggia sui 10 euro l’ora». Come dire: persa la partita sulle pesche piatte, l’Italia dovrà darsi molto da fare per non arretrare del tutto in un settore in cui fino a cinque anni fa dava la linea.

Sempre sul fronte della frutta, da segnalare la buona partenza della campagna di raccolta e vendita della fragola con standard qualitativi ottimi e, al momento, quotazioni in crescita. Per quanto riguarda le mele, sono ormai esauriti gli stock dello scorso raccolto, ma sul fronte prezzi all’ingrosso - spiegano gli analisti di Assomela - «si prospettano liquidazioni ai coltivatori in molti casi non sufficienti a coprire il costo di produzione».

roberto.iotti@ilsole24ore.com

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