Il Sole 24 Ore
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Mercoledí 29 Luglio 2015

«L’Italia non riparte senza il Sud»

Nicoletta Picchio


«Ogni euro investito nel Sud per il 40% ricade a favore del sistema produttivo del Centro-Nord. Non solo: il Mezzogiorno costituisce mercato di sbocco per oltre un quarto della produzione del resto del Paese». Si sofferma su questi due numeri Alessandro Laterza, vicepresidente di Confindustria con la delega per il Sud e le politiche di coesione. Ce ne potrebbero essere altri ancora, ma questi sono sufficienti ed emblematici per sottolineare che «il Sud è una grande questione nazionale».

Laterza non si stanca di ripeterlo : «Solo attraverso una ripresa del Mezzogiorno possiamo portare in equilibrio l'economia nazionale».

Il check-up di Confindustria-Srm ha indicato che la caduta si è arrestata e che ci sono segnali di ripartenza sul territorio. Turismo, natalità delle imprese, esportazioni in alcuni settori, dall'agroalimentare ai mezzi di trasporto. In questa circostanza Laterza manda un messaggio al governo e alle regioni: «Bisogna cogliere l'occasione di un buon utilizzo dei fondi strutturali europei e dei fondi di coesione nazionali». Siamo già in ritardo: «Allo stato attuale si sono già persi due anni , nella programmazione 2014-2020 siamo ancora nella fase di approvazione e definizione dei piani».

Di fatto «manca una strategia nei confronti del Mezzogiorno. Va dato atto al governo di essere intervenuto in modo rapido ed efficace su problemi singoli, dal caso Ilva all'attenzione per Pompei. Ma il Sud, nel suo complesso, non compare come priorità nell'agenda di governo. Manca una strategia e manca una governance che consenta di utilizzare in modo efficace e rapido i fondi strutturali e quelli di coesione nazionali. Sarebbero preziosi, invece, in uno scenario che ha visto un crollo degli investimenti pubblici e privati, con un -35% tra il 2007 e il 2014, circa 29 miliardi all'anno dall'inizio della crisi ad oggi».

Cosa sarebbe necessario per evitare di ripetere gli errori del passato?

Manca ancora un chiaro assetto delle deleghe a livello di Governo, e quindi le competenze sui fondi strutturali e su quelli di coesione nazionali. A valle di questo passaggio, la cui scelta spetta al Governo, serve un Dpcm per attivare la Cabina di regia in modo che tutti i soggetti protagonisti della strategia per il Mezzogiorno coordinino le loro azioni, facendo anche da punto di raccordo con le Regioni. Se ne parla da un anno e più ma non si è ancora attivata. Ciò crea problemi: il Dipartimento per le politiche di coesione e l'Agenzia di coesione operano in un quadro disarticolato, e le Regioni non dialogano tra loro e con i ministeri.

Un ritardo del Governo, quindi, poco comprensibile, dal momento che una governance definita e l'uso dei fondi efficace darebbero un impulso alla crescita…

Il Governo sta dimostrando di volersi muoversi su specifiche azioni, mettendo a disposizione anche risorse. Ma di non voler definire una strategia. E' un modo di agire rischioso per il futuro del Sud e del paese. Ripeto, la questione meridionale riguarda l'Italia intera. Secondo stime di Confindustria da qui al 2020 il 50% della spesa in conto capitale nel Sud viene finanziata da questi fondi, ma anche nel Centro-Nord rappresentano una quota considerevole, pari al 25 per cento.

Un elemento fondamentale per rimettere in moto gli investimenti?

Tra fondi Ue, cofinanziamento e fondi nazionali di coesione ci sono a disposizione circa 100 miliardi di euro, in circa 9 anni potremmo dimezzare il gap che abbiamo avuto in questo periodo di crisi. Non solo, si creerebbe uno shock positivo, generando altri investimenti, e il sistema economico meridionale tornerebbe a crescere in maniera robusta.

Il turismo è un fattore di grande traino, come emerge dal Rapporto: a cosa è dovuto?

Oltre alla bellezza del Sud e alla grande ricchezza di beni artistici, un fattore importante è rappresentato dai trasporti. In particolare in Sicilia, che ha avuto un incremento nel periodo 2013-2014 di 700mila stranieri, ha pesato in positivo il traffico delle linee low cost. Negli aeroporti siciliani hanno transitato complessivamente più di 13 milioni di passeggeri, con una quota attorno al 25% stranieri. In più è aumentato il numeri di crocieristi, che utilizzano in particolare il porto di Palermo.

Sull'export i segnali sono altalenanti …

Sono in calo l'acciaio e i prodotti petroliferi, a causa dell'Ilva e della situazione della raffinazione in Sicilia e Sardegna, ma abbiamo avuto invece aumenti nell'automotive, aeronautica, agroalimentare.

Un segnale che esiste un manifatturiero che tira e su cui bisogna puntare?

Certo. Il futuro del Mezzogiorno, come quello del Paese, è basato sull'industria . C'è una discreta densità di manifatturiero, puntiamo a nuovi investimenti e ad ampliamenti. Ecco perché sarebbe importante anche un utilizzo mirato dei fondi europei per la ricerca e innovazione, così come di meccanismi di risk sharing, per facilitare l'accesso al credito delle Pmi meridionali.

Sono penalizzate rispetto al resto del Paese?

Le condizioni sono più difficili, anche per il peso delle sofferenze bancarie. E' un fattore importante da affrontare per consentire alle aziende di crescere. Il Sud ha eccellenze in molte regioni ed aree a buona densità manifatturiera, come Bari, Napoli, Chieti, Caserta, Salerno, Catania. Sono la base su cui fare perno per aumentare la presenza industriale. Ecco, la sfida è creare un tessuto più ricco e diversificato. La base per ripartire c'è, le aziende sono pronte a muoversi e a fare la propria parte. La facciano anche le istituzioni.

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Mercoledí 29 Luglio 2015