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Questo articolo è stato pubblicato il 07 agosto 2015 alle ore 06:37.

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Davide Vernocchi, presidente del settore ortofrutta di Fedagri (Confcooperative), allarga le braccia e dice: «Speriamo nella tenuta dei consumi, sostenuti dal caldo, e in una ripresa delle quotazioni in agosto. Non rimedierà l’annata nera delle pesche e delle nettarine, ma aiuterà i produttori».

Perché questa crisi quasi irreversibile per il settore?

Non c’è un motivo, ma una serie di concause: dall’embargo russo che ha cancellato un importante mercato di riferimento per l’Italia e ha concentrato in Europa una massa enorme di prodotto, fino alla crescita produttiva della Spagna per arrivare alla poca capacità di aggregazione dell’offerta in Italia. I coltivatori italiani, inoltre, hanno costi produttivi molto più alti e basta davvero poco a far saltare i bilanci di un’annata. Infine la riconversione varietale, cominciata qualche anno fa, non ha dato i risultati sperati.

Su quest’ultimo punto non pochi coltivatori ricordano il modello vincente della mela del Trentino.

Un modello che stiamo replicando anche per la pera, dove l’Italia è tra i più importanti produttori in Europa. Per questo prodotto abbiamo creato “Opera”, una società cooperativa con 18 tra i principali operatori del settore, mille coltivatori e oltre 7.500 ettari. La pera con il marchio Opera sarà commercializata dai primi di ottobre. Il nostro scopo è proprio quello di difedere il prezzo percepito dai coltivatori.

E per le pesche e le nettarine?

Anche in questo settore i coltivatori devo riuscire ad aggregare l’offerta e mettere in azione nuove formule di marketing per controllare le fluttiazioni dei prezzi.

Come è adesso la situazione?

Drammatica. A livello produttivo siamo scesi dell’8% per le pesche e del 10% per le nettarine. Nonostante i consumi in crescita a causa del caldo, le quotazioni non hanno però mantenuto il passo.

Molti operatori ed esportatori dicono che la Grande distribuzione gioca al ribasso.

Ovvio che ogni soggetto della filiera cerchi di fare il proprio interesse. Ma in questo caso sono i coltivatori a rimetterci. Non sono pochi i casi dove la Gdo approfitta del fatto che sul mercato c’è molto prodotto, e la pesca è un frutto altalemte deperibile, per abbassare i prezzi di acquisto, se no non compera o compera dagli esportatori esteri.

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