Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 28 agosto 2015 alle ore 06:37.

My24

L'acquisizione annunciata ieri della cooperativa Arp (Agricoltori riuniti piacentini) da parte del Consorzio Casalasco del Pomodoro ha una sua indiscussa valenza economica. Considerato che la nuova aggregazione, con un fatturato di 270 milioni, diventa il primo player dell'«oro rosso», un settore che vede l'Italia ai vertici mondiali, alle spalle di Stati Uniti e Cina. Con una superficie coltivata che Ismea ha stimato quest'anno in circa 72mila ettari, 5,2 milioni di tonnellate di pomodoro trasformato (in base ai dati diffusi dalle Organizzazioni di produttori e dalle associazioni industriali, Aiipa e Anicav), 170 aziende di trasformazione, per un giro d'affari di oltre 3,2 miliardi, di cui il 60% realizzati all'estero.

Un primato che la filiera nazionale sta cercando di confermare - sia pure con fatica, a causa di problemi climatici e un'organizzazione ancora in rodaggio nei due poli del Nord, ma soprattutto del Centro Sud - attraverso una migliore programmazione produttiva ed elevati standard di qualità. Posto che questo processo dovrà necessariamente essere accompagnato da accorpamenti e concentrazioni aziendali e dalla nascita di strutture più dimensionate, per sostenere una concorrenza internazionale sempre più agguerrita e competitiva sul fronte dei costi.

In California, primo produttore mondiale con un raccolto 2015 che il World processing tomato council ha stimato in quasi 13 milioni di tonnellate, il gruppo Morning Star, fondato da Chris J. Rufer, possiede tre stabilimenti in grado di trasformare circa 50mila tonnellate di pomodoro al giorno e punta al 40% della capacità di trasformazione di tutto quello Stato americano.

In Cina, secondo produttore con 6,5 milioni di tonnellate, il più grande gruppo locale - Cofco TunHe - possiede 23 stabilimenti, che quest'anno ridurrà però a 15 nel quadro di una maxi-riorganizzazione industriale.

Quanto all'Europa, in Portogallo Sugal Group, della famiglia Costa, può contare su quattro stabilimenti, di cui uno in Cile e uno in Spagna, con una capacità complessiva di trasformazione di 12mila tonnellate al giorno. E in Spagna il gruppo Conesa, della famiglia Vázquez Calleja, oltre a possedere uno stabilimento di prima trasformazione con una capacità di 6.500 tonnellate, ha acquisito gli stabilimenti Sopragol e Tomatagro in Portogallo, nonchè Astex in Spagna, specializzata nella rilavorazione dei derivati del pomodoro.

In Grecia il gruppo Nomikos, con due stabilimenti e un obiettivo di trasformazione di circa 400mila tonnellate l'anno, garantisce da solo oltre il 60 % della produzione greca e gestisce anche l'unico impianto di trasformazione operativo in Bulgaria. Inoltre è socio di Merko, una società che possiede in Turchia due stabilimenti di trasformazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta la notizia

Ultimi di sezione

Shopping24

Dai nostri archivi