Economia

In un anno perso il 65% dei progetti

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In un anno perso il 65% dei progetti

La Regione Molise annuncia con toni battaglieri di avere approvato una delibera — hanno tuonato giorni fa il presidente della Regione, Paolo Frattura, e l’assessore all’Ambiente Vittorino Facciolla — che non autorizzerà alcuna ricerca di giacimenti: «Abbiamo ritenuto doveroso per l’incolumità dei nostri cittadini intervenire», è il commento ufficiale.

Il divieto annunciato dalla Regione è contro un permesso concesso ben 6 anni fa alla compagnia Irminio.

A parole. Nei fatti, allo strepito corrisponde una delibera oleosa in cui la Regione desidera «esprimere indirizzo non favorevole» alla ricerca di giacimenti e ambisce «far voti» (proprio così, far voti) affinché il Governo voglia revocare il permesso petrolifero.

Anche il Molise vuole dal Governo la sua vittoria no-triv dopo quella dell’Abruzzo, con il blocco del giacimento Ombrina della compagnia Rockhopper, e quella della Puglia, con l’abbandono della Petroceltic per la ricerca in acque internazionali al largo delle isole Tremiti.

Così in un anno l’Italia ha perso il 65% degli investimenti petroliferi: secondo le stime dell’Assomineraria, nell’ottobre 2014 erano in portafoglio 16,2 miliardi di euro, nel gennaio 2016 ce ne sono 5,8 miliardi.

In Sardegna, nel Mantovano e nel Parmense politici a caccia di consensi facili dichiarano guerra contro la ricerca di giacimenti. In Piemonte la Pastorale del Lavoro (cioè i vescovi) contesta l’esplorazione del sottosuolo chiesta dall’Eni nel Biellese.

Di parere opposto gli artigiani della Cna Emilia-Romagna. In un comunicato dicono di essere preoccupati per l’effetto che il referendum anti-trivelle di aprile potrebbe avere sull’indotto delle compagnie petrolifere. La Cna chiede che venga ripresa l’attività di ricerca ed estrazione di gas in Adriatico osservando — dice l’associazione — «la massima salvaguardia ambientale».

La salvaguardia ambientale è fondamentale. Giorni fa un censimento della Regione Abruzzo ha scoperto che 48 scarichi abusivi nel fiume Pescara rovesciano inquinamento nell’Adriatico; sulla Costiera Amalfitana la magistratura accusa un depuratore di contaminare il mare; in Puglia a Martina Franca la procura indaga su un depuratore che, pare, non depura.

Ai giacimenti di petrolio e di metano sono meglio le fonti rinnovabili di energia e il riciclo dei rifiuti.

A parole. Nei fatti, a Monteroni (Lecce) sindaco e comitati nimby protestano contro il progetto di un impianto che dalla fermentazione dei rifiuti vuole ottenere metano biologico, da immettere nei tubi del gas in sostituzione di quello dei giacimenti. L’impianto produrrà anche concime per gli agricoltori e anidride carbonica per le bollicine delle bevande. I comitati di Monteroni dicono che il progetto per eliminare i rifiuti e avere metano senza bisogno di trivelle avrà un alto impatto per l’ambiente e la salute pubblica e chiedono sistemi alternativi.

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